1970 Svizzera e Francia

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1970 Svizzera e Francia

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1970 Svizzera e Francia

Sono con un gruppo di amici ed ho una settimana di vacanza prima di inizi la scuola. Partiamo senza una vera meta ben definita. L’intenzione è di fare un giro.
abbiamo vent'anni e pochissimi soldi e partiamo con l’autostop. Prima tappa Milano. Siamo io, Fabrizio, Franco e Nereo. Ci dividiamo per trovare un passaggio più
facilmente e dal mio paese arrivo a Padova raggiungendo gli altri alla stazione. franco e Nereo partono subito con il treno per Milano. Invece io e Fabrizio troviamo un
passaggo fino alla periferia di Vicenza e poi fino alla stazione dove finalmente partiamo anche noi verso Milano.
Arriviamo alla stazione centrale di Milano e ritroviamo i nostri amici.
Franco, il più "esperto", i dive: Venite! Io conosco la strada per raggiungere l’idroscalo a piedi! seguitemi, sono solo tre o quattro km!
Zaini in spalla procediamo in fila indiana alla ricerca del campeggio. Lungo la strada si accodano anche due ragazze: un’austriaca e una canadese.
Qualche giro sbagliato e dopo circa 12 km siamo finalmente a destinazione. Piantiamo le nostre tendine canadesi mentre inizia a imbrunire.
Siamo stanchi, molto stanchi e dopo aver mangiato qualche scatoletta di tonno, ci sistemiamo nei sacchi a pelo per dormire. Comincia a piovere, sempre di più, fincé succede
quello che persone meno inesperte di noi avrebbero evitato: ci allaghiamo. Una conca non è il posto ideale per piantare la tenda!
Le ragazze, più furbe, si sono riparate nelle toilettes, che in questo periodo di bassa stagione sono vuote e pulite.

Una notte quasi completamente insonne. Il mattino ci dividiamo. Io e fabrizio ci troviamo con una ragazza che conosciamo e facciamo un giro turistico per il centro di Milano.
Galleria, Teatro della Scala e saliamo sul tetto del Duomo. Alla sera torniamo al campeggio e con gli altri decidiamo cosa fare il giorno dopo. Vorremmo raggiungere la Svizzera
ma, uno di noi è senza carta d’identità. Franco e Nereo vanno a Imola per vedere una corsa automobilistica, io preferisco andare in Svizzera e Fabrizio mi segue.
La giornata inizia bene. Una signora ci porta in centro città e da lì, con una serie fortunata di passaggi, siamo alla frontiera di Chiasso. Passiamo la dogana senza controlli e
subito partiamo con altre auto. Tanti passaggi ma con brevi soste e risaliamo tutta la valle del Ticino, breve soste a Bellinzona, Lugano e su fino al passo della Furka 2.456 m slm.
È tardi e vorremmo fermarci ma, non siamo attrezzati per dormire a quest’altitudine e fa già freddo.  Compriamo del pane e del formaggio per farci dei panini e, decisi a raggiungere
il paese di Gletsch, oltre una decina di chilometri a valle, ci avviamo a piedi. Una sosta per osservare il ghiacciaio del Belvedere, sorgente del Fiume Rodano e poi infreddoliti proseguiamo
finché non si ferma impietosito l'autista di un autobus di linea che non ci fa neanche pagare il passaggio e ci porta nella minuscola frazione del comune di Obergoms nel Cantone Vallese.
Il minuscolo paese è incuneato tra alte montagne, siamo a 1.759 m slm e il freddo è sempre più intenso. Vorremmo chiedere alloggio in qualche casa ma sono tutte chiuse
ermeticamente e fievoli luci si vedono alle finestre. Le vetture in transito sono rare ma, proviamo ancora e troviamo un altro passaggio per continuare. Due sposini italiani ci
portano oltre Brig, Sion, Martigny e scendiamo nei pressi di Montreux, sulla riva nord est del lago di Ginevra. Un passante ci indica la presenza di un campeggio a Villeneuve,
un paio di chilometri  più avanti e un tram per raggiungerlo. Piantiamo la tenda a pochi passi dal meraviglioso castello di Chillon, presente in molte cartoline della Svizzera.
Siamo affamati ma il costo di un panino è fuori dalle nostre possibilità. Troviamo nei pressi un albero di mele e ci riempiamo la pancia. Facciamo anche una bella scorta per
l’indomani. La notte è fredda ma, siamo stanchi e riusciamo a dormire lo stesso.

All’alba infreddoliti ci alziamo e partiamo. Una nuova seria fortunata di brevi passaggi e siamo a Losanna. Una sosta per comprare delle cartoline e comprare un costosissimo
panino. Il tempo di ascoltare una banda musicale, che percorre il centro e ancora brevi passaggi, anche tra un lato opposto della città. Un giovane in bicicletta ci raggiunge per
consigliarci di spostarci un paio di chilometri più avanti sulla strada, dove avremmo trovato un incrocio migliore. È una soluzione giusta e con altri brevi passaggi arriviamo a
Ginevra. Cerchiamo, senza fortuna, un amico di Fabrizio, che dovrebbe essere da una zia in città ma, troviamo la casa vuota. Ci sistemiamo nel campeggio del Parc de la Grange.
Una doccia eroica tra spruzzi di acqua bollente e altri gelida e verso sera andiamo in centro città.  Un giro sul lungolago e un expò della Volvo su una zattera ancorata alla riva.
Siamo abbordati da un signore, che ci fa da cicerone e ci porta nella zona rossa. Lo seguiamo per un po’, consapevoli delle sue intenzioni, come procacciatore di prostitute ma con
noi casca male, se la voglia ci sarebbe i soldi mancano. Ripieghiamo su una pizza alla Lorraine con formaggio e tentiamo di entrare in un night con ingresso libero, il Bataclan. Per
qualche ragione non simao graditi e ci allontanano subito. Torniamo alla tenda e questa volta una bella notte su un bel tappeto d’erba soffice auna temperatura discreta.
Dobbiamo già tornare a casa. Potremmo tornare per la strada fatta all’andata o proseguire verso la Francia e rientrare lungo la costa Azzurra in Italia. Scartiamo subito la prima per
evitare il freddo e partiamo con un tram per la periferia sud di Ginevra. Vari passaggi, ancora una frontiera, la francese, senza controlli e arriviamo ad Annecy. È una bella cittadina medioevale sul lago omonimo.  Una giovane spericolata guidatrice ci porta ad Aix les Bains, altro centro turistico su un lago. Ancora un passaggio femminile e siamo a Chambery,
antica capitale del regno di Savoia, dominata dal castello reale. Un giro per il castello e un panino. Breve sosta e ancora un bel passaggio, lungo tutta la Val d'Isère, vallata molto bella
tortuosa e scenografica, fino a Saint Marcelin e ancora, oltre Romans, andiamo a Valence. È ormai sera. Un campeggio molto economico e un nuovo tentativo di entrare in un locale
notturno ma, siamo subito cacciati. L'abbiamo scritto in faccia, che non abbiamo soldi.  
È domenica e le auto sono molto più rare e molte hanno tutti i famigliari a bordo. Qualche attesa più lunga del solito, anche 3 h e mezza e arriviamo a Mondragon. Una camminata di
circa 8 km, lungo la quale facciamo scorpacciata di pere, coltivate lungo la strada. È tardi e quasi decisi a fermarci, troviamo un bel passaggio, oltre Avignone e Aix en Provence, fino a Marseille. Vorremmo dormire in un ostello ma, ci è interdetto, perché non abbiamo la tessera dello studente. Una passeggiata lungo la Canebiére, strada centrale alla moda della città.
Nuova lunga camminata, perché evitiamo anche il costo degli autobus e andiamo nel campeggio, dove riusciamo ad entrare e accamparci abusivamente.  

Ci svegliamo e torniamo in centro per cambiare qualche spicciolo, poi sempre a piedi, verso la periferia. Qualche momento di attesa. Un paio di passaggi e poi una vecchietta olandese
su una piccola Daf colma di bagagli. si ferma. Ha una gomma a terra e la aiutiamo a cambiarla. Entriamo a fatica nella minuscola vettura che da parte sua fa ancora più fatica a superare
qualche piccola altura. Arriviamo sulla costa a Saint Cyr. La giornata è calda e assolata. Scrocchiamo un passaggio a un automoilista che pensava fossi solo, perché Fabrizio si era allontanato un attimo dalla strada per raccogliere dell’uva in un campo. Siamo a Toulone, sempre lungo la costa. Un giovane cappellone con una spyder rossa ci porta fino a Saint Raphael, capoluogo
del dipartimento del Var. Ci informiamo alla stazione dei treni su un convoglio verso casa ma, il costo è per noi ancora proibitivo. Conosciamo due ragazze di Düsseldorf alla stazione e
assieme raggiungiamo la spiaggia. Il nostro dialogo è tra il dialetto veneto con poche parole di francese e inglese e loro solo il tedesco. Piantiamo la nostra canadese in spiaggia e loro si sistemano nei loro sacchi a pelo.  

Sveglia all’alba e colazione assieme alle due ragazze. Partiamo con l’autostop e anche loro ci provano. Qualche minuto … e loro partono. Troviamo un camioncino e gli raccontiamo di aver perso le due ragazze tedesche e, il giovane alla guida, parte all’inseguimento. Le raggiungiamo, loro sono in una Volkswagen rossa cabriolet e concordiamo un appuntamento a Cannes.
Le aspettiamo inutilmente nella città francese e proseguiamo. Sosta a Col de Villefranche per due colossali panini. Altri passaggi e dalla Grand Corniche, strada panoramica, scendiamo
a piedi nel centro di Monaco. Un giro nel Giardino Botanico. Un pizzico di fortuna e trovo un braccialettino minuscolo d’oro, presumo di un neonato. Impossibile trovare il proprietario.
È sera e abbandonata l’idea di accamparsi o sistemarsi nella ricca città monegasca, andiamo a piedi verso la periferia. Subito si ferma una Renault. Ha un cane a bordo che evidentemente conosce bene sia la strada che la guida del suo padrone e si puntella con le zampe un attimo prima delle curve per non cadere. Siamo nei pressi della frontiera con l’Italia è l’attraversiamo a piedi. Chiediamo un passaggio all’autista di un T.I.R. fermo alla dogana e, benché titubante, ci fa salire. Una guida pericolosissima sulla tortuosa strada costiera e arriviamo a Imperia,
dove risiede il camionista. L’autista è un chiacchierone e ha bisogno di parlare per tenersi sveglio. Sosta per un caffè e ancora in marcia. Fabrizio si addormenta e io parlo tutta la notte con
il camionista.  La mattina all’alba siamo a Milano e andiamo all’idroscalo e piantiamo la tenda.
Dormiamo qualche ora, poi ci ritroviamo con la nostra amica di Milano e verso sera torniamo al campeggio. C’è un concerto dei Rolling Stone in città, vorremmo andare a vederlo ma io
ho terminato i soldi, cerco di vendere il braccialettino d’oro ma non trovo acquirenti. Dormiamo quasi quattordici ore di seguito.
il mattino lasciamo il campeggio evitando di pagare. Qualche indecisione e io preferisco tornare a casa. Lascio perdere il concerto del gruppo inglese, non ho i soldi nemmeno per il biglietto
del treno. Fabrizio mi segue e verso sera andiamo in Via Valtellina. Il camionista d’Imperia, ci aveva indicato un luogo, dove avremmo trovato molti camionisti per chiedere passaggi.
Non troviamo mezzi pesanti disposti ad accoglierci ma poco dopo, un giovane ci offre un passaggio. Lungo la strada ci racconta un sacco di ‘balle’ su alcuni viaggi che lui avrebbe fatto in Africa, ma cade in numerose contraddizioni, io conosco molto bene la geografia, e credo lui abbia girato ben poco lle sue esperienze di viaggio. Arriviamo a Peschiera del Garda. Un panino al Bar Renato, dove l’avventore ci pratica anche un piccolo sconto vistoci in difficoltà. Piantiamo la tenda in un prato. È una notte molto umida e fresca.

Ci svegliamo e dobbiamo asciugare un po’ la tenda bagnata come se avesse piovuto. Alcuni passaggi, anche con un sacerdote, che non ci risparmia un sermone sulla gioventù moderna priva di
valori. Altri passaggi e prima di arrivare nel mio paese troviamo una mia amica, Angiola, che ci porta a casa mia. Il tempo di un paio di panini e poi, con l’auto di mia madre, porto Fabrizio
a casa sua.

Abbiamo percorso     circa   km 2.060
Passaggi in autostop                       37
Io ho speso     lire                  £   17.500
Giorni                                             11
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