1971 Parigi

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1971 Parigi

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1971 Parigi
Ottenuto il diploma delle scuole superiori, parto per un periodo di vacanza. Nuovo coinvolgimento del mio compagno di classe e assieme vorremmo raggiungere Parigi. Il problema è
sempre lo stesso, pochi soldi. Ci troviamo a Padova, dove arriviamo con l’autobus dai rispettivi Paesi e da lì, cominciamo a chiedere passaggi. Una serie di trasporti fortunati e percorriamo parte della Valsugana, poi per Fiera di Primiero, San Martino di Castrozza e Bolzano, dove facciamo la prima lunga attesa di oltre quattro ore. Stiamo pensando a trovare un posto per la
notte e, senza chiederlo, si ferma un’auto che, ci porta a Ponte Gardena. Piantiamo la tenda lungo la riva del fiume Isarco, nei pressi della confluenza del Rio Gardena, in uno spazio libero. Ceniamo in un locale vicino ed esageriamo nelle birre per scaldarci un po’.

Notte quasi insonne, i rumori di una centrale elettrica e della linea ferroviaria molto frequentata, ci tengono svegli. All’alba smontiamo la tenda e partiamo. Nuova serie di passaggi fortunati, fino a Innsbruck dove, all’ingresso dell’autostrada, c’è una nutrita concorrenza di autostoppisti. Siamo in una situazione di stallo e torniamo in centro città. Alla stazione dei treni saliamo su un convoglio fino a Monaco di Baviera. Una bella giovane tedesca, arrivati nella città tedesca, ci guida per una breve visita del centro. Il duomo e il municipio e poi, alla ricerca di un campeggio. Abbiamo speso molto per il treno e quando siamo in un parco, vorremmo accamparci vicino ad altri numerosi giovani. È un’idea malsana, i giovani fanno uso di droghe e sono quasi tutti ubriachi e preferiamo allontanarci dal gruppo. Siamo affamati abbiamo mangiato dei cetrioli e pomodori, che aveva la ragazza ma non basta e in centro troviamo una pizzeria gestita da italiani. Ci congediamo dalla ragazza carina e gentile e ci avviamo verso la periferia ovest alla ricerca di un posto, dove accamparci. Una signora americana, che parla un po’ d’italiano, ci consiglia un ostello e ci accompagna. Il costo è accessibile e ci sistemiamo per la notte. Un breve giro nei dintorni, una birra e poi a nanna.

Il mattino, solita sveglia all’alba, e andiamo all’ingresso dell’autostrada. Troviamo almeno un centinaio di autostoppisti in attesa. Torniamo in centro. Il biglietto di un treno per Parigi è
fuori dalle nostre possibilità. Nuovo dietrofront e torniamo verso ovest lungo la strada normale, quasi vuota. Abbiamo perso gran parte del giorno ma, la scelta è vincente. Troviamo dei passaggi e andiamo a Dachau, località tristemente famosa per la presenza di uno dei campi di prigionia e di sterminio durante la II Guerra Mondiale. Scende la sera e inizia a piovere.
Ci accampiamo in un soffice prato antistante una piccola chiesa. Piantata la canadese, facciamo una passeggiata per il paese, dove è in corso una sagra di paese con giostre e molta gente.
Piove a dirotto quando torniamo nella tenda.

Prosegue la pioggia, quando mi sveglio e ci prepariamo a partire. Asciughiamo in qualche modo la canadese e ci alterniamo nel chiedere passaggi sulla strada, mentre l’altro rimane al
riparo di tettoie varie. Superiamo Augsburg ed entriamo in centro a Ulm per visitare la famosa monumentale cattedrale gotica. Un timido sole e ripartiamo. Un buon passaggio e arriviamo
a Stuttgart / Stoccarda. Un tram per uscire dal centro e raggiungere la periferia a Vaihingen. Scende il buio della sera e ci piantiamo in un prato erboso, vediamo dopo che siamo nei pressi
di un cimitero ma, ... nessuno si lamenta. Torniamo in centro nella zona rossa. Entriamo in un locale inosservati e vi rimaniamo un po’ prima di essere scoperti. Troviamo anche un gruppo
di hippies, che festeggiano con alcool e droghe. Un giovane ci chiede anche dei soldi …. Nel tornare alla tenda troviamo un frutteto e facciamo una buona scorta di mele.
Il mattino siamo svegliati da alcuni operai di un’officina vicina, alcuni oriundi italiani, che ci consigliano di partire prima che arrivi il proprietario del terreno, che ci avrebbe cacciati in
malo modo e avrebbe chiamato la polizia. Smontiamo la tenda e ci avviamo a piedi verso la periferia.  Un tram e rientriamo a Stoccarda e quindi una corriera per un paesino a sud, per
evitare la nutrita schiera di autostoppisti presente ovunque. Arriviamo a Herremberg, piacevole cittadina montana e, finalmente spunta il sole. Un buon passaggio dal proprietario di un furgoncino, che ci porta a casa sua e poi con la sua Porche vecchio modello ma, sempre veloce ci porta a tutta velocità a Freudstadt, 728 m slm nel Baden Wurttemberg. Stazione sciistica durante l’inverno è freddina anche in questo periodo. Conosciamo due ragazze, anche loro che si muovono con l’autostop. Un dialogo senza nessuna lingua comune parlata e solo a gesti.
Si ferma un furgoncino per loro gentilmente ci cedono il passaggio, perché eravamo lì da prima, anche se l’autista non è proprio felice del cambio. Arriviamo a Baden Baden, dove
dovremmo trovarci con le ragazze, ma non si vedono. Ripartiamo e arriviamo sulle rive del fiume Reno, che segna il confine con la Francia. Nuovo valico di frontiera senza controlli e
superato il ponte siamo a Strasbourg in Francia. Un’anziana coppia ci da un passaggio fino al campeggio, dove ancora una volta entriamo abusivamente. Fabrizio è stanco e rimane in campeggio, mentre io faccio una passeggiata per il centro storico. La cattedrale, l’hotel de Ville (municipio), e altri edifici storici del centro.

La notte è gelida e il mattino facciamo anche una doccia con l’acqua gelida, ormai indispensabile. Usciamo scavalcando la recinzione per non pagare e facciamo colazione in un bar vicino.
Le nostre economie sono duramente provate. Fabrizio più affamato si lascia ‘derubare’ da un pessimo cambio per un panino. Io, preferisco cambiare in una banca e ottengo un cambio migliore del solito … strano c’è stata una piccola rivalutazione della lira rispetto al franco. Oltre il 20% di differenza tra i due cambi. Nuovo passaggi fino al Col de Saverne 500 m slm.
Sommità dei Vosgi, antiche montagne orma livellate simili a colline. Sarrebourg e Heming dove ci accampiamo in un frutteto, questa volta autorizzati dal proprietario anche a mangiare
delle mele. Sistemata la tenda andiamo in un bar. Vi troviamo un simpatico vecchietto, che ci racconta la sua vita, quasi un romanzo. Marinaio in pensione è tornato a casa e solo si
compiace di chiacchierare con qualcuno e magari farsi offrire un bicchiere di vino o più. Noi ci limitiamo a uno e sul tardi torniamo alla tenda.

Numerosi colpi durante la notte ci svegliano a più riprese, sono le mele che cadono sul terreno e sulla tenda stessa. Partiamo subito e con vari passaggi arriviamo a Nancy. Comincia a
piovere e desistiamo da entrare in città. Entriamo in un bar e vi troviamo un veronese, che gentilmente ci offre due panini, che accettiamo volentieri. Cerca tra gli avventori un passaggio
per noi ma senza fortuna. Una schiarita e usciamo in strada. Un bel passaggio da un algerino e potremmo arrivare a Brest ma, Fabrizio è stanco e sfiduciato, inoltre i nostri soldi sono
quasi esauriti e ci fermiamo a Reims, importante patria dello champagne. Un giro a piedi per il centro dove troneggia una statua equestre di Jeanne d’Arc, nativa della città. È già sera
e ci sistemiamo in un campeggio alla periferia del centro. Un bar e qualche chiacchiera con un trevisano, che emigrato da qualche anno non ha avuto un gran successo e medita di tornare
in patria.
Nuova recinzione da scavalcare e, questa volta, ancora un po’ addormentato, inciampo e cado. Qualche escoriazione e una dolorosa botta ma non ho scelta e riparto. Andiamo nella
periferia della città, dove subiamo la concorrenza di un autostoppista scozzese, con tanto di kilt, che arriva dopo e parte prima. Altri passaggi e arriviamo nella periferia di Parigi.
Fabrizio è stanco e affamato. Ha speso molti più soldi di me.  Vuole tornare a casa. Arriviamo al Bois e percorriamo oltre 6 km a piedi per raggiungere il campeggio, tutti gli Champes
Elisée. Arriviamo a Place de l’Etoile ora chiamata Charles de Gaulle e, mescolatici a un gruppo di turisti arrivati con un pullman, entriamo ancora una volta, abusivamente nel campeggio.  
Un giro in centro città. Place del Louvre, Ile de Paris, Cattedrale di Notre Dame, quartiere latino e in tarda serata torniamo con la metropolitana al campeggio. Gli addetti all’ingresso ci scoprono e ci invitano a registrarsi l’indomani. Ricomincia piovere e ci rifugiamo nella canadese.

Dormiamo fino alle 12 a.m. ci registriamo senza problemi alla reception e andiamo in centro. Un giro fino alla Tour Eiffel dove saliamo per le scale fino al primo secondo piano
(il terzo è troppo caro). Pranzo con un filone di pane e patatine. Alla Gare du Lion ci informiamo per un treno per tornare in Italia. Costa 15.000 lire e devo prestare dei soldi a Fabrizio,
che aveva speso il doppio di me ed era senza. Io non ho scelta ma preferisco tornare in autostop.  Passiamo la serata girovagare tra i locali di Pigalle spiando nei vari locali a luci rosse.
È tardi quando torniamo al campeggio.

In tarda mattinata usciamo dal campeggio, questa volta onorando la permanenza ma vi lascio la mia tendina. Un giro in centro a Place del Bastille e all’hotel de Ville. Un pasto ancora
con baguette e patatine. Le ultime cartoline seduti in un bar del quartiere latino. Una passeggiata di un paio di km e andiamo alla gare du Lion, dove alle 12 pm Fabrizio parte verso
casa. Io torno al campeggio.

Piove a dirotto tutta la notte. Il mattino c’è una schiarita e approfitto per smontare la canadese. Varie metropolitane e vado nella periferia sud della metropoli francese. Un po’ di sole e
alcuni lunghi passaggi mi rendono ottimista. Troyes, Mussy sur Seine, Lons le Surnier, oltre Dijone e ancora all’imbrunire un passaggio fino a Lyon, oltre 500 km nella giornata.  Il
camping della città è un po' lontano, e su consiglio dell’ultimo autista, entro nel parco cittadino. Bello, ricco di verde con oche e cigni. Mi sdraio su una panchina mentre i custodi mi
chiudono all’interno. Luna piena e clima mite.

La notte si raffredda e le oche starnazzano tutta la notte. Quando aprono i cancelli esco subito e faccio un giro in centro per scaldarmi. Vado all’ingresso dell’autostrada dove, come temevo, trovo una nutrita concorrenza. Questa volta sono avvantaggiato, sono solo ed è più facile trovare passaggi, infatti parto quasi subito. È un passaggio fortunato, supero Montelimar, Marseille, e scendo al bivio per Saint Tropez, benché lui prosegua fino a Saint Raphael. Il mio ospite mi offre un vero e proprio pasto, che accetto ben volentieri. Mi avvio a piedi, mentre si fa sera, lungo la penisola di 5 chilometri che lega la località balneare alla terraferma. Trovo un meccanico in panne e lo aiuto a partire, spingendo l’auto e questi mi porta fino nella cittadina. Trovo il campeggio e mi accampo per la notte. Rendo di sistemarmi un po’ e vado in centro. Il porticciolo è il fulcro della mondanità ci sono enormi yacht ancorati animati da gente e bellissime donne poco vestite. È una vetrina sul mondo dei ricchi. La loro sola attività sembra fare festini a bordo. Io assonnato torno al campeggio.  
Dormo un po’ e mi alzo verso le 10 am. Indosso il costume e mi avvio per raggiungere una delle spiagge locale, Pampelonne. Vado a piedi e lungo la strada conosco un giovane senegalese
e poco dopo si aggiunge una ragazza svedese, non proprio bella ma alta e un bel tipo. In spiaggia siamo io e lei, mentre molti praticano il nudismo. È una gradita sorpresa per me e i miei bollenti spiriti. Gunilla, la svedese indossa un bikini, che non lascia nulla all’immaginazione. Qualche anno più anziana di me, già con figli rimasti in patria ma non sposata. Quando
torniamo verso il centro, ci accordiamo per trovarci alla sera. Troviamo anche un passaggio da dei cambogiani fino al campeggio e al suo albergo. In campeggio faccio un completo restauro, doccia con acqua gelida, barba e indosso qualche indumento ancora pulito, puntuale vado a prendere la svedese nel suo albergo. Una pensione con tanto di giardinetto privato per ogni
stanza. Anche Gunilla era ricorsa a una risistemazione. Un lungo pareo fino alle caviglie con scoperta un po’ di pancia e una camicetta che lasciava vedere e non vedere i suoi piccoli ma piacevoli seni. I capelli lunghi biondi fissati da una spilla a forma di fiore e l’aspetto era decisamente migliorato.  
Andiamo in centro e questa sera mi sento po’ più ricco anch’io, entrambi alti un metro e ottanta centimetri sembriamo una bella coppia e numerosi sguardi ci seguono incuriositi. Ceniamo
in un localino del porto. Ceno con cose economiche strane: affettati vari, ouef gelée (uova in gelatina) servite su una conchiglia (come una barca) appoggiata su un brodo (il mare). Una
zuppa di pesce e formaggi francesi ammuffiti, in pratica ritorno a essere povero. Ognuno paga il proprio conto, non potrei fare altro. Una lunga passeggiata abbracciati lungo il molo. Una crepe prima di rientrare e torniamo nel suo albergo. È l’ultima serata per entrambi. Verso mattino torno al campeggio.

Dormo qualche ora e verso le 10 am smonto la tenda. Ritorno in albergo da Gunilla e assieme vorremmo raggiungere in autostop Saint Raphael. Il traffico è caotico e, poco dopo, ritorniamo
in centro. Un tram e con strade diverse siamo nella cittadina costiera, dove lei prende il treno per Nice, dove ha prenotato un volo per la Svezia. Riparto con l’autostop, ancora una serie fortunata di passaggi e supero Cannes, San Juan de Antibes e arrivo a Nice. È sera e ceno con un piatto di spaghetti, che ancora è lontano dagli standard italiani, è scotto e annacquato.
Vado nella spiaggia e mi sistemo tra gli scogli. Stendo il telo della tenda e sopra il mio sacco a pelo e cerco di dormire.

Mi sveglio all’alba, giusto in tempo per evitare una doccia degli spazzini che lavano la strada. C’è un grande traffico verso la frontiera e devio verso nord, il Col de Tende. Qualche breve passaggio e, quindi, un tizio mi fa superare il valico e mi porta fino a Torino. È già tardi e mi accampo in un campeggio nei pressi di un centro sportivo. In serata nei pressi di Palazzo Barolo ceno con un piatto di spaghetti, questa volta buoni, dei quali sentivo la mancanza.  

Un fondo erboso soffice e una buona temperatura e dormo fino a mezzogiorno. Un paio di tram e raggiungo l’imbocco dell’autostrada e ancora vi trovo molta concorrenza. Devio sulla strada normale. Qualche mezzo e Castel Rosso di Chivasso, Cigliano e Viale Certosa a Milano.  Ci sono numerosi ragazzi in attesa e si fermano per me alcune auto dirette al nord, quasi una beffa. Un passaggio sulla direzione giusta e poi altri fino a Verona, dove alla stazione dei treni di Porta Nuova salgo su un convoglio per Vicenza. Alle 11 pm sono a Grisignano e lì trovo dei compaesani, che mi portano per gli ultimi cinque chilometri a casa.
Ho percorso              circa    km      3.200
Passaggi                    nr                          44
Spesa                         lire      £        45.000
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