1972 Marocco

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1972 Marocco

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1972 Marocco
Ho un lavoro in ‘nero’, perché sono in attesa di partire per il servizio di leva e non è facile ottenere un lavoro in regola. Siamo in
estate e molte aziende sono chiuse. Molti miei colleghi sono in vacanza a e, anche se non pagate, le offrono anche a me. Parto da
solo. L’autostop nelle ultime volte si è rivelato un buon mezzo economico e ci riprovo. Un amico mi porta in città a Vicenza. Faccio
il vaccino per il colera all’Ussl e poi, vado al casello dell’autostrada. Veloce arrivo con un paio di passaggi a Milano e qui trovo una
nutrita concorrenza di altri giovani in cerca di passaggi. Vado verso Torino, strada meno frequentata, e parto quasi subito. Trovo
mezzi e autisti vari. Un passaggio sulla motrice di un camion traballante a carico vuoto sopra la potenza del motore, che vibra
moltissimo. Un sacerdote dei Testimoni di Geova, che cerca di catechizzarmi. Un giovane ufficiale dei carabinieri simpatico, che
mi fa un vero e proprio interrogatorio. Arrivo al valico del Col di Tenda 1,870 m s.l.m. Il tunnel lungo un paio di chilometri non si
può percorrere a piedi perché i gas di scarico delle vetture rendono l’aria irrespirabile. Gli addetti della dogana sono gentili e mi
trovano un passaggio per superarlo. Arrivo a Cannes all0 imbrunire e stanco, anche un po’ febbricitante per effetto del vaccino,
mi sistemo tra alcune rocce sulla spiaggia e mi addormento quasi subito.
  
Mi sveglio infreddolito e parto subito, poco dopo l’alba. Proseguo con molti passaggi e brevi attese fino nel tardo pomeriggio
quando arrivo a Montpellier.  Cerco e trovo un camping e mi accampo. Il vaccino mi sta creando degli effetti collaterali ho ancora
la febbre e sono spossato. Ho un appuntamento volante con Gunilla, la ragazza svedese conosciuta lo scorso anno, in pratica in
questi giorni ci dovremmo trovare a una certa ora davanti alla cattedrale. Sono in ritardo di un paio di giorni e non trovo nessuno.
Ceno con una pizza e un po’ di vino e torno alla canadese. Ho la febbre sempre più alta e vado a dormire presto.
  
Mi sveglio completamente sfebbrato, ma mi rimane il braccio bloccato. La puntura l’ha indurito e ho difficoltà a muoverlo. Trovo
un paio di ottimi passaggi. C’è un enorme ingorgo e salgo nell’auto di una giovane coppia (lei molto bella e sexy). Percorriamo
alcune stradine secondarie e scendiamo lungo la costa. Attraversiamo la frontiera spagnola a Cerbère senza controlli. I miei ospiti
sono veloci, incorrono anche a una contravvenzione per velocità, e mi lasciano a Figueras, città natale e residenza dell’estroso
surrealista pittore Salvador Dalì. Raggiungo il camping e, ancora una volta, evito di registrarmi. Mi accampo e trovo anche
l’acqua calda della doccia.

Esco all’alba e parto subito. Varie vetture, supero Barcellona, che vorrei visitare al ritorno, Vendrell, Tarragona, Alicante e
mi fermo nei pressi della Playa de Gandia. Mi sistemo nel campeggio completo sfruttando un fazzoletto di terra, dove uso
i picchettidi alcune tende vicine perpiantare la mia. La cittadina brulica di turisti balneari. Una passeggiata in centro, un po’
di sangria e torno in tenda.Pago il campeggio e parto nelle prime ore del giorno. Il braccio ha ripreso la sua mobilità normale
e sto meglio. Accetto tutti i passaggi possibili, anche una piccola vespa di 50 cc per qualche chilometro. Arrivo nel tardo
pomeriggio a Granada. C’è ancora un po’ di luce ma, è troppo tardi per visitare l’Alhambra.

Un veloce giro per vedere le rovine della città moresca e torno in centro. Mi sento chiamare e la famigliola, che mi aveva
dato un passaggio due giorni prima, mi fa salire conloro. A Malaga una colazione e nel pomeriggio arrivo ad Algeciras. È
il porto da dove partono quasi tutti i traghetti diretti in Marocco. È sera e salgo sull’ultimo traghetto del giorno. Un paio
d’ore di attraversata e sbarco a Tangeri. È stata una città internazionale fino al 1956, in pratica quasi una città stato
indipendente. Assieme a un giovane francese, conosciuto sul traghetto, vado nella casbah. In un bar beviamo un kish, una
specie di thè con erbe varie, che ci trasmette molta calma. Cerchiamo un posto, dove passare la notte e il mio nuovo amico  
francese mi lascia e si unisce a dei suoi concittadini. Io vado in una pensione. Le camere sono piene e posso sistemarmi
sulla terrazza del tetto, assieme a molti altri. Stendo la stuoia e mi sistemo per la notte. È una scelta pessima. Sono vicino
alla latrina comune e la puzza è tremenda. Cerco di dormire con un occhio aperto. Durante la notte c’è un via e vai di gente,
che va in toilette e dormo poco perché non mi sento sicuro.

Prima dell’alba lascio la pensione ed evito anche di pagare. Parto subito e mi fermo per fare colazione a Larache, nei pressi
del castello della cicogna o bianco. Una sosta anche un paio d’ore dopo per mangiare una zuppa con pezzetti di carne dolciastra
e piccante, che credo siano di capra. Sempre con la stessa vettura arrivo alla periferia di Fès una delle cinque città imperiali
del Marocco. Potrei proseguire ma ho molto sonno e cerco un campeggio. Lo trovo nell’immediata periferia della città. Il
camping ha numerose siepi di rovi spinosi, che circondano molti spazi e mi spiegano siano un deterrente per i serpenti.
Le siepi impediscono l’accesso dei serpenti molto numerosi nella zona. Un breve giro denro le mura. Prendo una bibita
in un bar e torno in campeggio.

Senza fretta mi alzo e mi avvio sulla strada per Marrakech. Cammino sul ciglio della strada e metto un piede in fallo.
Mi procuro una distorsione molto dolorosa, forse una rottura propria del piede, che si gonfia come e un pallone. Sono in
un tratto semidesertico. Non riesco appoggiare il piede e camminare. Impietosito nel vedermi zoppicare si ferma un marocchino,
che mi porta fino a una stazione di taxi collettivi. Salgo su una vecchia vettura, assieme ad altra gente e arrivo a Imouzzer Kandar.
Sono a oltre 1.370 m s.l.m.nelle montagne dell’Atlante e fa freddo. La città è un luogo turistico montano e nella vicina Ifrane
c’è anche una residenza estiva reale. Ci sono numerose abitazioni in stile svizzero e non sembradi essere in Marocco. Alla
periferia della città mi trovo in una situazione imbarazzante. Lungo la strada ci sono anche molte belle ragazze che aspettano
‘clienti’. Sono gentili e mi trovano un passaggio con un loro ‘amico’. Arrivo ad Azrou 1.399 m s.l.m., altro sito montano e
mentre inizia a scendere la sera, vado alla ricerca di una pensione. L’ultimo mio ospite mi consiglia di contrattare il prezzo,
che è sempre triplicato per gli stranieri e, in effetti, riesco ottenere un buon prezzo. Trovo una situazione simile a Tangeri.
Un grande stanzone con molte stuoie. Simpatizzo con i marocchini, che confido mi possano essere di aiuto, nel caso ci siano
problemi con i berberi, che loro odiano. Il piede è sempre più gonfio e ho anche qualche linea di febbre.

Durante la notte un enorme nero inveisce con un compagno e quando sembra che la situazione si evolva in rissa, scoppia una
grande risata e si calmano. Non c’è molto traffico ma trovo lo stesso dei passaggi. Arrivo a Khenifra e con un taxi collettivo
proseguo fino Kasbah Tedla e poi a Beni Mellal. Salgo su di un autobus e l’autista mi cede il posto migliore al suo fianco. È una
gentilezza ma il risultato è pessimo. Sono in una zona desertica e assolata. Il parabrezza crea un effetto serra l’aria è irrespirabile
e il caldo tremendo. Verso sera arrivo a Marrakech, ex capitale e altra città imperiale del Marocco. Quando scendo alla stazione,
sono circondato da bimbi e questuanti. Mi libero scegliendo un imbonitore e lo seguo in un alberghetto di sua conoscenza.
Entro nella città murata e arrivo all’hotel Challa. L’albergo è al completo ma, il proprietario che non vuole perdere nessun cliente
mi offre di dormire su di un divano vicino alla reception. Accetto volentieri.

Mi sento sicuro e dormo bene. Vado in qualche modo nella piazza di Jamaa El Fna fulcro e anima del centro. È uno spettacolo
unico: bancarelle di frutta e cibi tipici, giocolieri, incantatori di serpenti e acquaioli. È uno spettacolo molto bello di colori. Torno
in albergo a riprendere lo zaino e mentre mi riposo su un muretto per riposare il piede e chiudo un attimo gli occhi. Un ragazzino
cerca di rubarmi la macchina fotografica e mi accorgo appena in tempo, quando ha già slacciato una delle fibbie della cinghia che
ho a tracolla. Qualche difficoltà a trovare un passaggio per la presenza di molta concorrenza. Una lunga attesa e poi riesco
raggiungere Casablanca, la metropoli più grande e industriale del Marocco. Trovo un ostello della gioventù al completo e contratto
una stanza in un alberghetto economico nelle vicinanze. Breve cena con dei panini e torno in camera.
Il mattino, assieme a un ragazzo che avevo conosciuto ieri e mi fa da cicerone, vado alla ricerca di un medico per il piede.
Trovo un centro medico con un medico francese, che vi presta servizio. Non è possibile fare una radiografia perché non
hanno l’apparecchio e si limita a medicarmi con della vegetallumina. Mi fascia molto stretto il piede e m’invita a tornare
tra alcuni giorni. Usciamo e il mio cicerone mi guida verso la spiaggia,dove troviamo altri suoi amici e una ragazza extra
large Sultana. Assieme a questo gruppetto, verso sera torniamo in centro. Conosco anche una ragazza in un tram ma, i
miei accompagnatori, m’invitano a desistere dal parlarci assieme. La fanciulla sembra gradire la conversazione, ma
indossa il chador (velo che copre il volto) e quindi è impegnata. È pericoloso per me e per la ragazza stessa. Vado in un
appartamento, dove vivevano tutti assieme con la sorella di uno dei ragazzi. Ceniamo tutti assieme attingendo con le mani
da un grande catino pieno di cous cous e un blocco di tonno posto al centro della tavola. Non abbiamo finito e non c’è
nulla da bere. Vado, assieme a uno di loro, a comprare una bottiglia di vino. La regione mussulmana vieta l’uso di bibite
alcoliche e il vino si può comprare solo al mercato nero. La sera mi sdraio su uno dei divani e cerco di dormire qualche ora.

All’alba lascio il gruppo e torno all’ostello. Nella mia camera c’è anche un brasiliano. Qualche ora ed esco di nuovo mentre il
mio compagno di stanza si è procurato un po’ di hashish ed è partito per un altro ‘viaggio’. Poche centinaia di metri, perché
voglio riposare il piede e vado in un vicino albergo di categoria superiore. Faccio un pranzo decente, spedisco le cartoline e
rimango nel bar fino a sera. Torno all’ostello gioco un po’ a domino con il brasiliano e poi cerco di dormire.

Quando mi sveglio, vado di nuovo al pronto soccorso. Trovo un altro medico. La radiografia è sempre impossibile fare e mi
fa un’altra medicazione con vegetallumina e mi cambia la fasciatura. Il piede è un po’ più sgonfio ma fa ancora molto male.
Recupero lo zaino allo ostello e mi avvio all’uscita della metropoli marocchina. Nel primo pomeriggio parto con un camion
e l’autista mi chiede un contributo per la benzina. Accetto volentieri e arrivo a Rabat, capitale del Marocco e altra città imperiale.
La casbah è simile alle altre. Ci sono il palazzo reale dell’attuale sovrano re Hassan II e il palazzo del Governo. Una breve sosta,
poi attraverso la città con un tram e riparto. Arrivo a Kenitra davanti a una caserma e i soldati m’invitano a spostarmi dall’area
perché non sono permesse persone in sosta. Proseguo e a Sidi Allal Tazi, grosso centro lungo la costa, conosco un giovane. È
un chiacchierone e m’invita in un bar per prendere un caffè. Il ragazzo asserisce di essere un giocatore di calcio e riserva della
nazionale del Marocco. Sogna come molti di venire a giocare per qualche squadra italiana. Transito ancora per Larache, dove
rimango un po’ di tempo fermo per un ingorgo causato da un incidente. È notte quando arrivo a Tangeri e, questa volta, perdo
l’ultimo traghetto della giornata. Entro in un bar per scaldarmi e bere qualcosa e trovo un mio ex compagno
di scuola. Abbiamo frequentato gli ultimi quattro anni delle superiori e anche lui è in vacanza in Marocco. Ha una
stanza che divide con altri tre e volentieri mi fa dormire nella sua macchina, che in pratica posso evitare qualche
eventuale ladruncolo.

Mi sveglio all’alba e lascio le chiavi dell’auto in portineria per non svegliare il mio amico. Salgo sul primo traghetto e dopo
un paio d’ore sono ad Algeciras in Spagna. Nel traghetto conosco Colette una bella ragazza francese con discendenze anche
italiane. Vive con i genitori a Oujda in Marocco ed è assieme a due ragazzi e un’amica di colore Zou Zou. Ha litigato con
i suoi compagni di viaggio e riusciamo a ‘socializzare’ piacevolmente. Il gruppetto è direttoa Torremolinos per un periodo
di vacanze. Il piede è ancora molto dolorante ma riesco camminare un po’. Parto con un furgoncino d’inglesi, che stanno
raccogliendo tutti gli autostoppisti che trovano lungo la strada. Ci troviamo all’interno della vettura in otto persone: spagnoli,
francesi, australiani ed io italiano. Entro per un giro nell’enclave inglese di Gibilterra. Assieme al promontorio di Ceuta, sono
state chiamate le due colonne d’Ercole, porte del Mediterraneo ai tempi dei fenici. Giro il governatorato e salgo anche sulla
rocca, dove c’è ancora una piccola colonia di scimmie, le uniche in cattività in Europa. Sono abituate ai turisti e pretendono
qualche cibo in omaggio. Due ore e ritorno in territorio spagnolo. La sera arrivo a Torremolinos. Cerco ma, senza fortuna,
Colette. Nella cittadina balneare la stagione turistica è nel suo culmine e ci sono moltissimi turisti e vacanzieri. Queste
camminate mi hanno fatto gonfiare ancora il piede. Vado sulla spiaggia e, in uno spiazzo erboso, pianto la tenda. C’è un
forte vento, posso ascoltare un po’ di musica in lontananza e mi addormento subito.

Dormo profondamente e non mi sono accorto, che la tenda, sferzata dal vento, mi è crollata addosso. All’alba sono già sulla
strada ma c’è poco traffico, qui in Spagna si svegliano tutti tardi. Arrivo a Malaga e attraverso il centro sul lungomare. Conosco
una bella ragazza norvegese e non abbiamo la possibilità di fare un buon dialogo. Facciamo comunque colazione insieme, io
le offro dei wurstel e dei biscotti, lei uva e vino. Io sono diretto a nord Est in Italia, lei a sud ovest in Marocco. È una giovane
simpatica … beve un’intera bottiglia di vino da sola e quando la lascio è un po’ brilla. Vari passaggi, supero Rincon de la Vittoria
e arrivo ad Almeria. È una piacevole cittadina che ospita un festival canoro, simile al nostro Festival di San Remo, che è in pieno
svolgimento. Strade affollate e gruppi musicali in ogni angolo della città. Lunga camminata e arrivo al campeggio nella periferia.
Ceno con una frittura di pesce e birra. Il piede mi duole molto ma m’addormento subito lo stesso.

Dormo benissimo e mi sveglio tardi. È ferragosto e c’è poco traffico. Fatico a partire e lo faccio con una coppia trevigiana, posso
parlare in dialetto, e superiamo Murcia dominatadall’enorme statua del Cristo su un’altura e arriviamo ad Alicante. È già sera,
i trevigiani cercanoun albergo e io cerco il campeggio. Trovo un nuovo passaggio fino a sant’Juan de Alicante e non lontano
dal campeggio pianto la tendina in uno spiazzo erboso di un villino disabitato. Faccio un breve giro in un locale per bere
qualcosa. Sono distratto di natura e non lo avevo capito dalle insegne rosse ed entro in una casa di appuntamenti. Le ragazze
sono molto belle ma mi limito a bere una birra e poi torno alla canadese. Il vento imperversa anche questa notte e fa freddo.
Mi sveglio intirizzito. Parto subito e arrivo a Benidorm. Un enorme cartello pubblicizza la presenza del gruppo musicale, i
Led Zeppelin tra alcuni giorni. La voglia è molta ma le mie finanze ormai sono esauste e non ho soldi a sufficienza. Proseguo
fino ad Althea e qui, arrivano i trevigiani di ieri. Salgo con loro, supero Valencia, Tarragona e arrivo a Barcellona. Scendo
dall’auto nella centralissima Avenida del Generalissimo Franco. Una cena con tortillas ai funghi e poi, mi avvio verso la
periferia. Ho un colpo di sonno e mi sdraio su di un muretto per dormire qualche minuto. Il gestore di un distributore, mi
vede e mi offre la possibilità di dormire all’interno di un’auto, che sarebbe andata al macero. Mi sdraio sui sedili posteriori
e dormo benissimo.Mi sveglio all’alba e il gestore del distributore mi trova subito un passaggio da un suo cliente. Vado verso
Nord Est, supero Mollet, Granalles, Vich. Posso chiacchierare anche con un ospite di politica, argomento evitato da quasi
tutti gli spagnoli. Inizia un  tratto dei Pirenei. Trovo anche la vettura di due diplomatici almeno la targa CD lo dimostra fino
a Puigcerda a 1.202 m s.l.m. È una località turistica sciistica al confine con Francia e Andorra. Il confine è segnalato da un
semplice cartello e arrivo a San Juan de Loria in Andorra. Trovo un campeggio e pianto la tendina. È disposto a terrazze e
su una di queste posso dominare un tratto della vallata sottostante. Un giro in centro di Andorra La Vella, capitale del
minuscolo stato. Il principato adotta il porto franco e quindi, molta gente viene per fare acquisti risparmiando le imposte.
Le montagne circostanti sono spesso innevate anche in estate e permettono lo sci estivo. È freddo e ho forti crampi allo
stomaco. Torno in tenda.

Ho poco abbigliamento e la notte è molto fredda. Quando sorge il sole, mi alzo e cerco di scaldarmi. Un passaggio e salgo
a Encamp e quindi al valico di Port d’Envalira 2.407 m slm. È il valico più elevato dei Pirenei a 5 chilometri dal confine con
la Francia. Il termometro segna -1°, cerco di rimanere al sole ma è una situazione difficile. Indosso una maglietta e un
maglioncino leggero. Trovo subito un passaggio ed entro in Francia. Aiuto una signora rimasta in panne, non ha spazio
sufficiente per caricarmi e mi ferma un’altra vettura di una persona che conosceva. Scendo i Pirenei francesi. Una bella strada
tortuosa e scenografica che costeggia un torrente tumultuoso, il riu de Querol ou l’Aravo, tra una fitta vegetazione. Torno
quasi indietro e arrivo nei pressi di Puigcerda a Mont Louis. Prades, bel centro murato, Vinca e sono più tranquillo quando
arrivo nella periferia di Perpignan, dove ritrovo il clima estivo. La mia buona stella mi sta trascurando. Nell’area costiera
soffia il mistral forte vento gelido. Mi sistemo in uno spiazzo erboso della periferia. Ceno con frittura mista.

Dormo bene ma il vento della notte rompe altri due legacci della canadese. Non ho ancora smontato la tenda, che si ferma
un’auto e aspetta che io sia pronto. Costeggio la zona selvaggia della Camargue, supero Nimes e arrivo ad Arles. E’ presto
ma trovo un ostello e mi fermo. Un giro durante la serata per il centro storico e le rovine romane con l’arena e il foro antico.
Sono stanco e torno presto a dormire.
Oggi è domenica e le auto sono di solito piene con tutte le famigliole al completo. Un’attesa più lunga del solito e parto.
Supero Marsiglia e lungo la costa azzurra arrivo a Sainte Maxime. Arrivo che comincia a scendere la sera. Trovo una casa
in costruzione e mi sistemo in una stanza fuori dalla vista dei passanti. Ho fame ma la zona ha costi proibitivi per le mie
tasche. Mangio due hamburger con molte patatine fritte per riempire lo stomaco.

Dormo riparato dal vento e nessuno mi disturba. Mi alzo un po’ tardi e poi parto. Vari passaggi e supero Saint Raphael,
Cannes, Nice e il principato di Montecarlo. Un passaggio anche nel centro monegasco e verso le 5 p.m. sono al confine
con l’Italia. Una cena a Bordighera a menù fisso. Fermo anche una piccola Vespa scoppiettante e arrivo a Imperia. È notte
e mi sdraio a dormire alcune ore su di un muretto lungo la strada.

Qualche ora e vado all’ingresso del casello autostradale. Un paio di passaggi e arrivo a Milano. Perdo un po’ di tempo in
città e quindi ancora sull’autostrada. Dalmine, Bergamo e, tutta una tirata, fino a Grisignano di Zocco. Ultimi cinque chilometri
e sono a casa.

Ho percorso            km    7.060
Passaggi                  nr            92
Costo in lire            £        65.000
Giorni                      gg            23

PS.: in seguito faccio una radiografia al piede sinistro. La diagnosi rileva una doppia frattura del metatarso.
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