1977 Costa Cantabrica e Portogallo

Vai ai contenuti

1977 Costa Cantabrica e Portogallo

EUROPA > viaggi > racconti di viaggio
1977 Costa Cantabrica e Portogallo
Parto con la mia Fiat 128 3p, quasi nuova. Entro in autostrada, supero Milano e procedo verso Torino. Alcuni banchi di nebbia
fitta mi costringono a rallentare, inoltre ho qualche problema di carburazione alla vettura. Esco dall’autostrada a Ivrea e chiedo
l’assistenza A.C.I., è gratuita perché sono socio. Arriva un meccanico, mi pulisce le testine e riparto. Arrivo nei pressi di Aosta e
il problema persiste, un rapido dietrofront, e torno dallo stesso meccanico. Il casellante dell’autostrada mi consiglia di andare
direttamente in officina. C’è una fitta nebbia e, in pratica, mi perdo. È tardi e in uno spiazzo mi fermo per la notte.
 
La nebbia durante la notte fredda si dirada. Sono infreddolito, vado alla ricerca dell’officina e, sveglio il meccanico. Nuova
pulizia delle puntine e del carburatore e riparto. Una ventina di chilometri per provare la macchina e la situazione è invariata.
Telefono e ritorno ancora dallo stesso meccanico. Nell’officina trovo un'altra persona, mi cambia la calotta e pulisce
ulteriormente il carburatore. Ho perso mezza giornata. Nuova partenza e, finalmente, la macchina sembra funzionare bene.
Supero il tunnel del Monte Bianco a Courmayeur ed entro in Francia a Chamonix. Proseguo senza soste se non quelle per
rifornirmi. Non ho molti soldi in contanti e confido di usare la carta di credito, che in Francia è molto più utilizzata che in
Italia. Evito di entrare in Svizzera a Ginevra e, oltre Lyon, mi addentro nella zona del Massiccio Centrale Francese, mentre
piove a dirotto. Ho un’andatura moderata ma sostenuta e con fatica riesco a evitare un incidente con un’altra vettura.
Un’auto che incrocio sbanda in una curva e si mette di traverso in mezzo alla strada, “inchiodo” ed evito il contatto di pochi
centimetri. Mi fermo a Clermont Ferrant per la notte mentre continua la pioggia battente.
 
Parto all’alba ed evito il Puy de Dome 1.464 m s.l.m., cima più alta del gruppo montuoso, e proseguo per Ussel, Periguex,
Bergerac. Sono nella zona più conosciuta per il paté de foie o fegato d’oca, piatto tradizionale e costoso della Francia. Mi fermo
a pranzare, in un ristorante, lungo la strada, che reclamizza questa pietanza. I miei gusti sono un po’ diversi dai francesi. Mi
portano un piatto con questo fegato macinato, sembra carne in scatola, il gusto è discreto ma credo che la sua fama sia un
po’ esagerata, in compenso pago un conto all’altezza, molto caro. Evito di fermarmi a Bordeaux e vado subito sulla costa a
Bayonne e Biarritz due località balneari e mondane nel Golfo di Guascogna. Breve sosta a Biarritz e la sua passeggiata su
una serie di ponticelli che collegano alcune isolette sul mare fino al faro. Nel tardo pomeriggio supero le formalità di frontiera
con la Spagna e arrivo a San Sebastian. È una località turistica con due spiagge famose nel Golfo della Concha, vero e proprio
porto naturale e l’isola di Santa Clara, che si trova nel centro della baia. Le spiagge di La Concha e di Ondarreta hanno un
lungomare con molti bar e locali, che offrono i pintxos tipici stuzzichini a
base di olive e gamberetti. Breve sosta in uno di questi bar e riparto lungo
la Costa Cantabrica. A Ondarroa mi trovo in una festa molto affollata.
Giostre e giochi simile a un grande luna park. Un gruppo di spagnoli
m’invita e non posso rinunciare. Mangio qualcosa e soprattutto bevo del
buon vino.  Un paio d’ore, riparto e quando è sera arrivo a Bilbao. La città
con 350.000 abitanti è la capitale dei Paesi Baschi, regione con una forte
volontà di autonomia e teatro di molti attentati secessionisti. Faccio una
passeggiata in centro illuminato a giorno. Parcheggio nei pressi del
Municipio e raggiungo il porto Fluviale, il Parco, la Plaza Rettangolare, la
Cattedrale e molti altri edifici del centro storico. Cerco un luogo, dove
fermarmi in auto, ma non lo trovo e vado, sempre lungo la costa, a Castro Urdiales. Finisce la pioggia ed esce una bella luna.
Trovo uno spiazzo vicino al mare e mi fermo a dormire.

Quando si dice: non mi svegliano nemmeno le cannonate! Non è così! Sono svegliato da una serie ripetuta di cannonate. Sono
nei pressi di un poligono di tiro militare e mi sveglia una forte sequenza di colpi di fuoco. Lascio l’auto nel parcheggio e vado
a visitare la bella chiesa gotica della città. Castro Urdiales circa 30.000 abitanti. È una bella città fondata dai romani con il
castello sulla scogliera trasformato in faro e la maestosa cattedrale di Santa Maria dell’Assunzione che è il miglior esempio
gotico della Cantabria. Un paio d’ore e parto. Un po’ di strada e mi fermo a Laredo. È, in pratica, un grosso paese con una
piccola industria ittica e con alcune spiagge lunghe cinque chilometri. Entro in un locale e la mia onestà è messa a dura prova.
Non c’è nessuno e sul balcone ci sono molti soldi, forse l’incasso di ieri, comunque tanti soldi. Sono incustoditi e sento i rumori
della presenza di una persona in qualche stanza limitrofa. Potrei prendere i soldi e andarmene, non mi ha visto nessuno. Chiamo
ad alta voce qualcuno e, solo dopo un po’ di tempo, arriva un addetto del bar. Veloce toglie i soldi … anche se sarebbe tardi. Vorrei
fare colazione ma è ancora chiuso. Un po’ di nebbia offusca il panorama delle spiagge, che s’intravedono. Riparto breve sosta a
Santander 170.000 abitanti, capitale della regione Cantabria e priva d’interesse turistico. Santillana e nei pressi visito la Grotta
di Altamira. È una piccola caverna con qualche stalattite e stalagmite ma, famosa per delle pitture rupestri del paleolitico e perché

vi hanno trovato un’impronta di un uomo di 12.000 anni fa, l’uomo di Altamira. Una strada tortuosa e arrivo a San Vicente
de la Barquera, centro sulle foci del fiume Ebro. L’ampia vallata è superata da un ponte storico, che risale al medio evo,
autentica impresa architettonica di quei tempi. Uno spuntino a Llanes. Nel tardo pomeriggio arrivo a Oviedo, bel centro
storico, capoluogo delle Asturie, oltre 200.000 abitanti con un interessante centro storico medioevale con l’immancabile
cattedrale gotica e la Camera Santa del IX. Percorro un tratto di strada, chiamato “lisca di pesce” per una serie di curve a
gomito infinite, che faccio dietro a una colonna militare e, in pratica, perdo moltissimo tempo. A Ribadeo termina la strada
tortuosa. Sono fermato da una pattuglia dei carabinieri. Sono arroganti e scortesi, mi elevano una contravvenzione, che mi
costringono pagare subito. La colpa é: nell’incrociarli ho alzato un attimo i fari abbaglianti. Transito a Mondonedo e, mentre
fa buio, arrivo nella periferia di La Coruña. Mi sistemo per la notte e ricomincia una forte pioggia.

Serata fredda e con pioggia costante per tutta la notte. La Coruña, 250.000 abitanti, città portuale, capoluogo della provincia
autonoma in Galizia. È una grossa città con un bel nucleo storico medioevale e anche delle rovine romane. Bello è il Faro o
Torre d’Ercole. C’è anche una chiesa dedicata a Sant’Antonio di Padova, che visse a lungo in un vicino convento. Qualche ora
e poi, vado a Santiago de Compostela. Meno di centomila abitanti, capoluogo della Galizia. La bella cattedrale conserva le
spoglie di San Giacomo. È la meta finale del Cammino, che prende il suo nome e che parte dalla Francia. Il centro storico è
veramente bello, in particolare nei pressi della cattedrale, con l’Hotel dei re Cattolici e il palazzo dell’Università. Cerco di
minimizzare i tempi e, dopo un paio d’ore, sono ancora in movimento. Arrivo a Vigo, cittadina sulla foce del Fiume Vigo, che
forma una specie laguna con l’isola di San Domingo al centro. Un paesaggio idilliaco. Le auto di Vigo sono targate VI, come
Vicenza. Alle 2 p.m. sono al confine con il Portogallo e, cambio l’orario guadagnando un’ora. Supero il rio Mino, che segna il
confine Spagna – Portogallo per molti chilometri e arrivo a Viana do Castelo con la sua spiaggia chilometrica, che si perde a
vista d’occhio. Ancora chilometri e arrivo a Oporto / Porto, importante porto del Portogallo. 220.000 abitanti, un quartiere
medioevale di Ribeira con le abitazioni colorate con colori pastello, la torre dei Clerici, cattedrale di Santa Sé, palazzo della
Borsa, Municipio e Palazzo di Cristallo. Un breve giro anche nel quartiere malavitoso nei pressi del Parco di Choupal, dove
non mi sento sicuro e preferisco uscirne quasi subito. Quando è sera, esco dalla città e, poco dopo arrivo a Coimbra. È una
città con poco più di 100.000 abitanti sulla riva del fiume Mondego, che forma una specie di canyon. Un’altura è occupata
dall’Università storica tra bei palazzi medioevali. Scende la sera e con pochi chilometri arrivo a Leiria, dove mi fermo per la
notte.

Leiria 120.000 abitanti è una bella cittadina con una fitta pineta, che la separa dal mare. I pini sono stati piantati dai monaci
per frenare l’avanzare delle dune sabbiose. Il legno e le sue resine erano usati per la costruzione delle navi. Mi sveglio e salgo
subito al castello, che da un’altura domina la città. Qualche chilometro e mi fermo a Batalha. Faccio colazione e visito la
stupenda basilica e il monastero. Teatro della battaglia di Aljubarrota nel 1835, hanno costruito una basilica, dedicato a Joao I
in stile gotico manuelino, considerato tra il più bello del Portogallo. Lo stile manuelino è caratterizzato da un’esuberanza di
ornamenti con derivazioni arabe, indiane e italiane ed è rappresentato in molte costruzioni storiche portoghesi. Nelle vicinanze
c’è Fatima, luogo famoso di pellegrinaggio. Vado nell’enorme cattedrale e visito la casa di Lucia, ultima pastorella ancora viva
(ora in un convento) che ha avuto l’apparizione della Madonna. È una visita breve perché c’è un’improvvisa forte pioggia e torno
in auto. Altra sosta a Vila Nova de Ourem e salgo sul suo castello. Breve sosta per fare colazione e, poco dopo, arrivo a Tomar e
al suo Monumento ai Cavalieri di Cristo. Antico tempio e sede dell’Ordine dei Templari è un’opera tra le più importanti
rinascimentali del Portogallo. È molto bello e interessante. Una ventana / finestra con i suoi ricami architettonici è uno degli
esempi più importanti dell’architettura portoghese. Ho poco tempo e riparto. Una breve sosta a Santarem con l’antico ponte sul
fiume Taro del 1.800 e un altro castello. Nel tardo pomeriggio sono a Lisbona, la capitale del Portogallo. Oltre 500.000 abitanti
sull’estuario del Tago tra alcune colline. Vado subito nella centrale placa de Commercio, plaça del Marchese di Plombal, il Teatro,
la cattedrale e con un caratteristico ascensore salgo nella parte alta della città con la chiesa di San Roque e il museo. Lungo il
fiume c’è la famosa Torre di Belem, un piccolo castello, costruito sull’acqua, il Monumento agli Scopritori e lo stupendo
Monastero de Geronimo. Imponente sovrasta la visuale il ponte sul Tejo poco lontano. La sera vado verso il mare a Cascais ed
Estoril. Ho il tempo di subire una piccola truffa. Compro una bottiglia di whisky, che un ragazzo mi assicura di aver recuperato
al porto. Scopro più tardi che contiene dell’acqua ed è stata chiusa perfettamente da sembrare integra. È buio, quando arrivo,
nei due centri balneari vicini a ridosso della Capitale. A Sintra salgo sulla collina con il castello, che ora è usato come carcere
penale. Una passeggiata a Estoril e poi a Cascais per vedere la Boca de Inferno, una serie di rocce erose dal vento, dove le onde
marine creano getti d’acqua tra i fori delle rocce alti una decina di metri. E’ buio e non trovo la villa reale, dove risiede Umberto I,
ultimo re d’Italia in esilio. Percorro ancora qualche chilometro ed esco dall’area metropolitana di Lisbona. Faccio rifornimento
con la carta di credito e riesco farmi dare anche dei soldi dal gestore del distributore, ovvio pagando le varie commissioni.
Setúbal, Vila Fresca e Pamela, dove mi fermo in centro nei prezzi di un gazebo moresco.
Sono svegliato dalla gente, che brulica nella piazza. Un breve giro fino alla collina e il castello, che permette di vedere Lisbona.
Torno a Setúbal, Montemor o Novo e devio verso l’entroterra. A Evora ci sono delle modeste rovine romane col tempio di
Diana e il foro. Certo che si erano espansi dappertutto questi romani nell’antichità. C’è anche una Capela dos Ossos, su un
fianco della cattedrale di san Francisco, che trovo chiusa. A Estremoz, cittadella
murata, compro un piccolo braciere in ghisa, usato dai pescatori per cucinare nelle
barche in mare. Vado a Vila Vicosa con il grandioso Palazzo Ducale e la statua del
Duca, vicino al castello in un angolo che sembra sia fermato al tempo del Medio.
Nella borgata di Bestia c’è un castello moresco e le rovine di un acquedotto romano.
A Redondo seguo la dorsale della Sierra de Ossa, zona montuosa a circa 600/700
m s.l.m., una zona alberata e verde, tra le più elevate del portogallo. Mi fermo nel
convento di Berra de Ossa ricco di stupende maioliche. Nel primo pomeriggio sono
alla frontiera con la Spagna e perdo l’ora recuperata quando sono entrato in Portogallo.
Arrivo subito nella città di Badajoz, 150.000 abitanti nell’Estremadura sulle rive del
fiume Guadiana. Città medioevale con una bella cattedrale, la porta della Palma della
cinta muraria e il castello. Risalgo il fiume e mi fermo a Merida, 60.000 abitanti,
sempre in Estremadura. Ci sono altre rovine romane: Arco di Traiano, l’arena e il Ponte
sulla Guadalajara. È buio e arrivo a Trujillo. Centro con men di 10.000 abitanti, che ha
dato i natali a tre esploratori famosi: Francisco Pizzarro, conquistatore dell’impero
Incas; Francisco de Orellana, che assegnò il nome al Rio delle Amazzoni e Hernando
Estremoz, vicolo del centro                           de Alarcon, che risalì il fiume Colorado. La Plaza Mayor circondata da palazzi del
XVII e XVIII è conservata benissimo. È notte ma, il tempo stringe e percorro altri duecento chilometri fino a Toledo. Faccio
una piccola passeggiata nel centro deserto e poi, torno veloce in auto, per evitare un forte acquazzone. Mi sistemo per la notte,
nei pressi di un parco vicino alle mura.

Toledo 529 m s.l.m. ha 600.000 abitanti è arroccato su una collina circondato da mura sulle rive del fiume Tajo in Castiglia –
La Mancha. Entro nella città verso le 10 a.m. dalla Porta del Sol e poi, la Porta de Alcazar e il Ponte de Alcantara. Nella chiesa
di San Tomè c’è una famosa tela di El Greco , che era vissuto a lungo in questa città: Il funerale del Conte de Ordaz. Il
palazzo dell’Alcazar ha una terrazza che permette una veduta della vallata sottostante. Lungo le viuzze a ciottoli del centro
ci sono numerosi negozietti di souvenir e molti espongono oggetti e monili del famoso oro di Toledo. Oro giallo e nero
incastrati molto belli. Nel primo pomeriggio parto e mi fermo a Illescas nella periferia di Madrid, dove conosco Angeles
un’infermiera. La accompagno nella sua abitazione nella capitale e poi, faccio un giro per il centro. Oltre 3.000.000
abitanti, capitale della Castiglia e della Spagna. È una città bella e ordinata con grandi viali e parchi curati. Visito il Museo
del Prado tra le più ricche pinacoteche d’Europa con i famosi dipinti, tra gli altri, quelli di Francisco Goya delle maya
Desnuda e Vestida. Quando esco dal museo, m’incammino verso l’hotel Ritz, dove c’è uno spiegamento di forze enorme
in occasione della visita del Presidente del Messico Soarez. Arrivo al Palazzo Reale e poi nella Plaza de Espana con un
monumento al Cervantes, autore di Don Chisciotte e Sancho Pancha, forse il maggior autore spagnolo. Alcune centinaia
di metri ed entro nella Plaza Mayor, fulcro della metropoli. Un rettangolo tra edifici monumentali molto belli. Arrivo fino
alla porta del Sol ed entro nei Magazzini Generali della Galerias Preciados. Torno all’auto, forse appena in tempo, perché
trovo alcune persone che le stavano attorno e non credo con buone intenzioni. Vado in periferia e su una stradina mi
sistemo per la notte. Piove tutta la notte e quando mi sveglio sono in un’ampia pozzanghera fangosa e fatico a uscire
dalle buche formate dalle ruote. Torno in centro e trovo ancora molta gente per una cerimonia ufficiale in onore del
Presidente del Messico. È uno spettacolo che non amo, ma vado a Plaza de Toro, dove vorrei vedere la corrida. L’evento
è sospeso per il brutto tempo. Un giro per il centro con la pioggia e poi, nella periferia mi sistemo all’hotel Cuzco **  
confortevole e pulito. Dormo qualche ora e la sera vado a prendere Angeles. Ceniamo assieme in un fast food e rimaniamo
assieme alcune ore. Angeles deve rincasare presto e puntuale la porto a casa e poi, io torno in albergo.

Una buona colazione all’inglese e rimango in città ancora qualche ora, poi torno a Getafe. Saluto Angeles e parto verso casa.
Transito a Cerro de Los Angeles con un’enorme statua di Cristo. Devio dalla strada principale a Oçana per visitare
l’imponente castello di Belmonte, che domina l’intera vallata da un dosso collinare. Oggi è lunedì e, come quasi tutti i
musei, è chiuso ai visitatori. A Quintamar mi fermo a pranzare in una bettola un piatto locale: carne di capra … un po’
dura da masticare. Albacete e Chinchilla de Monte Aragon, borgata di meno di 1.000 abitanti con ancora molte abitazioni
scavate nella roccia. Arrivo ad Almansa e verso Valencia mi ferma una pattuglia di carabinieri. Sono oltre il limite di velocità
ma, i carabineros sono ben disposti. Uno dei due parla un po’ d’italiano e viene spesso in vacanza in Italia, dove ha anche
dei parenti. Scherziamo e mi evita la contravvenzione in cambio di una barzelletta sui carabinieri. L’altro carabiniere è
inorridito da questa discussione poco consona con l’autorità del loro ruolo. Qualche chilometro prima di Valencia mi
sistemo in una locanda, consigliatami dal gendarme, per la notte.

Faccio colazione e parto alle prime ore del mattino. Un giro per il centro della città per visitarla. Entro nella cattedrale,
salgo sulla Torre del Miquelete, che offre un bel panorama della città e vorrei visitare il Palazzo de Lonja o della Borsa,
che ha una sala araba all’interno, ma è chiusa per lavori di restauro. Casualmente trovo il carabiniere vestito da borghese,
che ho conosciuto la sera prima. Il tempo di un caffè assieme e poi, torno all’auto e parto. Costeggio il mare. Breve sosta
a Sagunto per vedere alcune rovine romane. Castellon de la Plana, Playa de Grao e nuova pausa nella Penisola di Fortaleza.
È un promontorio con un castello e un bel panorama. È una bella giornata di sole (metà ottobre) e ci sono ancora alcuni
bagnanti. Supero Benicarlo e faccio sosta a Tarragona per vedere la fortezza dei Ciclopi, la cattedrale romanica e le rovine
di un altro foro romano. Tralascio Las Ferreras e arrivo verso sera a Barcellona metropoli di oltre 2.000.000 abitanti,
capitale della Catalogna. Mi perdo nei vicoli del centro e poi, torno sul Paseo de Colon (lungomare), la basilica della Sacrada
Familia e salgo sulla collina dominata dal castello di Montjuich. Il castello è illuminato a giorno e così anche il vicino giardino
botanico. Salgo verso il Monte Tibidabo e lungo la strada mi fermo per la notte.

Quando mi sveglio, completo la salita del Monte Tibidabo 532 m s.l.m. Visito il Tempio Expiatorio del Sagrado Corazon
in stile neo gotico con la grande statua di bronzo del Cristo Redentore di Enric Sagnier. Una colazione veloce osservando
il panorama e parto. Lascio Barcellona, supero Gerona e Figueiras e arrivo al confine di La Junquera con la Francia. Un giro
per i negozi con il porto franco, ma non trovo nulla d’interessante e supero il controllo, quasi inesistente della dogana di
Le Perthus in Francia. Entro in autostrada e proseguo fino a Beziers, quando esco e, dopo un giro per il centro, proseguo
lungo la striscia costiera tra laguna e mare di Agde, Sete, Grau du Roi e faccio una sosta ad Aigües Morte. Centro murato
di circa 5.000 abitanti nel cuore del parco nazionale della Camargue, un’area ricca di stagni dove ci sono ancora piccoli
gruppi di cavalli allo stato brado. Un breve giro nel centro abitato in prevalenza da pescatori e poi via, senza altre soste:
Marsiglia, Saint Raphael, Cannes, che trovo affollata, Monte Carlo, Menton e alle 2 a.m. entro in Italia senza nessun controllo.
Entro in autostrada. Supero Genova, dormo alcune ore all’altezza di Tortona, transito per Milano e verso le 10 a.m. sono a casa.
Ho percorso         km       6.250
Benzina                  litri         533
Costo in lire          £      416.000
Giorni                    gg                13
Torna ai contenuti