1982 Usa coast to coast

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1982 Usa coast to coast

AMERICA > America del Nord > viaggi > Renato sbarca in America
Parto dall’aeroporto di Malpensa a Milano con la Twa. Un film durante il volo e, dopo otto e trenta atterra all’JF Kennedy
di New York. Ho un piccolo orgoglio da italiano, quando vedo che il tabellone con le scritte è prodotto dalla Solari di Udine.
Assieme al volo ho prenotato anche un hotel scontato in centro a Manhattan. Il bus terminal e raggiungo il cuore della
Penisola di Manhattan tra l’Hudson River e l’East River. Mi sistemo all’Hotel Edison vecchiotto ma ben conservato nella
46th W ed esco subito per un giro. Salgo sull’Empire State Building, 380 metri e 102 piani, che ha, aggiungo una torre
televisiva e arriva a 448 metri, per non essere superato dalle Twin Towers.

Ho tre settimane a disposizione e, vorrei vedere più America possibile. New York conta 18.000.000 di abitanti, assieme alla
vicina Jersey City, separata solo dal Fiume Hudson. Sono nello Stato di New York, The Empire Building State. Faccio
colazione ed esco per visitare la metropoli. L’Hotel Edison è nei pressi di Times Square. Scendo nella stazione della metro
politana e vado a Battery Park, a Ovest, nella punta estrema della penisola. Un ferry e raggiungo la Liberty Island, dove si
trova, la Statua della Libertà. Simbolo della città, alta 93 metri con la base. Regalata nel 1886 dai francesi, come simbolo di
amicizia, di Frederic A. Bartholdi con l’interno di G Eiffel. Curiosità: la statua è sulla Liberty Island, ex Beblo’s Island, che
in base allo spartiacque del fiume Hudson, si trova nel territorio di Jersey City e, quindi nello Stato di New Jersey, in pratica
geologicamente non è a New York. La fiaccola Liberty Enlightening the World è la Luce che illumina il mondo. È in rame su
una struttura di ferro, che visito e salgo fino alla testa, da dove si può vedere il panorama sulla Baia di Hudson. Torno a
Battery Park, fortino con dei cannoni a difesa della città, nei tempi delle rappresaglie piratesche. È, forse, l’unica parte storica
di New York, assieme al Clinton Castle, dove arrivavano gli immigranti ed erano controllati, prima di ottenere il permesso
d’ingresso. Vicino c’è un piccolo parco verde con alcune statue di personaggi famosi, tra questi Giovanni Da Verrazzano, che
ha scoperto la Baia e l’aquila calva, altro simbolo americano. Evito la metropolitana, che è frequentata da molti barboni e gente
che non m’ispira fiducia e vado a piedi. Qualche centinaio di metri lungo viuzze strette e arrivo alla Trinity Church del 1676
episcopale in stile neogotico. Il campanile era un faro del porto ma, la costruzione di grattacieli l’ha in pratica nascosta. Vicino
c’è il Financial District con il palazzo della borsa in Wall Street, che divenne famosa nel 1929 per il crollo finanziario, che fece
crollare l’economia in gran parte del mondo. Sulle gradinate del palazzo st sta svolgendo una rappresentazione storica con
persone in costume dell’epoca e una banda musicale. Proseguo il giro fino al World Trade Center, dove nel 1973 sono state
costruite le Twin Towers o Torri Gemelle, alte 410 metri, su disegni del giapponese Minoru Yamasaki. La città è enorme ma,
il centro storico è compatto. Vicino ci sono The Saint Paul’s Chapel e The City Hall (municipio). Un bello spazio verde,
davanti al municipio è frequentato da molti giovani che scorrazzano su degli skate board, in pratica una tavola con delle
rotelle.  Vado alla base del Brooklyn Bridge del 1883 del tedesco John A. Roebling, lungo complessivamente 1.825 metri,
è stato il ponte sospeso in acciaio più grande del mondo per molto tempo. È alto 84 metri e il ponte si trova a 41 metri
dallo specchio d’acqua. Curiosità: la costruzione non ha portato fortuna ai suoi costruttori, John Roebling, perso una
gamba incastrato tra delle travi durante i lavori, gli successe il figlio, che rimase paralizzato e circa trenta operai sono
rimasti vittime di embolie negli scafandri approntati per i lavori nell’acqua. Faccio un giro nella piccola China Town,
abitata da asiatici, un vero esempio di China in terra americana. C’è anche una Little Italy, angolo di Manhattan, con
Carmine Street e molti locali nello stile italiano. Mi faccio convincere da un’insegna e pranzo in un locale italiano ma, è
gestito da greci. Vado nella 42th, dove si trova il Palazzo dell’O.N.U. e ancora nell’JD Rockefeller Centre, vari grattacieli
che ospitano le sedi di molte multinazionali, sorto nel 1951 per volere del plurimiliardario su progetto dell’architetto
Wallace K. Harrison e le collaborazioni di Le Corbusier e O. Niemeyer. Un paio di street e trovo Saint Patrick Cathedral,
chiesa cattolica, voluta dai numerosi irlandesi presenti negli Stati Uniti. Curiosità, qualcuno afferma che New York è la
capitale d’Italia, perché ci sono più italiani o oriundi rispetto la città di Roma. Un metrò e mi sposto al Columbus Circle in
un angolo del Central Park un enorme parco verde con un laghetto. Gli americani sono soliti a fare delle corsette ogni giorno
e in pratica il parco è affollatissimo. Lungo un lato si trova il Metropolitan Museum, una delle maggiori raccolte di opere
d’arte di tutto il mondo, The Pond, piccolo zoo e parco gioco e la Columbus University con i vari college. Ceno in una pizzeria
italiana e sbaglio ordine, la pizza è venduta divisa in sei spicchi e, io ordino una pizza intera.

Il mattino lascio l’albergo e con la metropolitana vado nella parte nord di Manhattan. The Cathedral of Saint John The Divine
in stile neogotico, considera la più grande chiesa protestante del mondo, nei pressi della Columbus State University. Breve
passeggiata a Harlem centro afroamericano attorno alla 155th strada e tra i fiumi Harlem e Hudson. Il quartiere è ritenuto
pericoloso perché abitato da molta gente che si arrangia rubando o altro. A piedi supero il ponte sull’Harlem River ed entro
nel quartiere del Bronx, altro luogo pericoloso. Costeggio lo Yankee Stadium, dove si disputano le partire di baseball e
considerato l’impianto più costoso del mondo. Sono ancora nell’agglomerato urbano ma, comincio lo stesso a fare l’autostop
o hitch-hiking in inglese. Arrivo con alcuni passaggi all’ingresso dell’autostrada e faccio una breve pausa pranzo. Ho comprato
dei viveri in un supermercato e, in pratica, sono più cari che mangiare in un fast food. Qualche buon passaggio, supero
Albany 60 m s.l.m., 98.000 abitanti, capitale dello Stato di New York. All’inizio di uno dei rari tratti autostradali a
Mohawk, ny fortino western
pagamento. La bigliettaia, finito il suo turno, mi porta a Little Falls. Breve sosta
a Mohawk, città dei Moicani, sulle rive del fiume omonimo, 125 m s.l.m. 2.500
abitanti. Ci sono un villaggio e la ricostruzione di un fortino di legno nello stile
di quelli, che possiamo vedere nei film western. I centri di Utica e Syracuse, nei
pressi dei Monti Adirondack, parte degli Appallaci e formati in prevalenza da vette (il top, Monte Marcy 1.629 m s.l.m.)
isolate. L’ultimo conduttore m’invita a passare la notte nella sua abitazione e accetto volentieri. Il mio ospite si rivela per
un sacerdote evangelista, nella sua casa, siamo accolti dalla moglie e ceniamo assieme. Io mi sistemo in un divano letto
per la notte. La casa è disordinata, un caos peggio della mia e piena di libri.

Il mattino mi alzo e trovo la famigliola già sveglia e c’è anche un bimbo. Colazione tutti assieme e poi, il sacerdote gentile,
mi porta all’inizio dell’Inter State diretta a nord. Un buon passaggio e arrivo a Buffalo 183 m s.l.m., 320.000 abitanti,
capoluogo della contea Erie sul lago omonimo, subito dopo arrivo a Tonawanda, paesetto con la cascata del Niagara. La
Niagara Falls sono alte solo 52 metri ma, per la loro vastità, tra le più importanti del mondo. Sono formate dal fiume
Niagara, che collega il lago Erie all'Ontario, a loro volta parte del gruppo di cinque bacini, con la forma simile a una farfalla.
C’è un ponte Internazionale, che unisce gli Usa al Canada e che supero a piedi. I controlli di frontiera sono facili e veloci.
Il versante canadese offre la miglior veduta del ferro di cavallo formato dalla cascata. Le rive sono in parte coperte da
ghiacci ed evito di scendere sulla riva dell’acqua, perché il battello ‘Fanciulla della Nebbia/ Maiden of the Mist’, che si
avventura fino ai bordi della caduta d’acqua, funziona solo in estate. Niagara Falls 173 m s.l.m., 75.000 abitanti nello
Stato di Ontario in Canada ha una bella passeggiata con la Skylon Tower, alta 158 metri. Salgo sulla torre per vedere
l’intero panorama delle cascate. Il centro è sempre affollato da turisti e sembra in perenne festa. Ristoranti e locali vari
e anche un piccolo luna park per i più piccoli. Riparto con altri passaggi, vari centri, Sainte Catherine, Burlington,
Bramoton, piccola località balneare con spiaggia e ombrelloni e nel pomeriggio arrivo a Toronto. Capitale dello Stato
di Ontario, 635.000 abitanti sulle rive del Lago Ontario. Sono nello stato di Ontario, The Keep is Beautiful. Evito alcuni
scrosci di pioggia violenti e improvvisi e mi rifugio presso un alberghetto, The Hotel Old Vic. Gestito da asiatici, un po’
Toronto, Ontario CN Tower 553 metri
malconcio con qualche ricordo di un passato di maggior prestigio ma, ordinato ed economico. Deposito
lo zaino, faccio una breve pausa ed esco per visitare la città. Uno spuntino presso una pizzeria gestita da
italiani, che sentite le mie origini non mi lascerebbero più ripartire. Toronto è piena d’italiani ma, pochi
sono i turisti. Vado, su loro consiglio, a visitare un enorme centro commerciale, che in inverno consente
a migliaia di persone di vivere in un’atmosfera estiva. Sono in pieno centro con il City Hall e la CN Tower,
Canadian National Tower, che domina ed è visibile da tutta la città, alta 553 metri, forse la più alta del
mondo. Inaugurata nel 1976 a 360 m, ha una piattaforma, simile a un disco volante con ristorante e altre
attività, che gira completamente attorno alla struttura. Quando ci sono belle giornate si possono vedere
il lago Ontario fino a Detroit e gran parte della vallata del fiume Hudson. Entro nel centro commerciale
Eaton. Inaugurato nel 1977, ha 93.000 mq, in pratica come 15 centri commerciali ‘normali’ in Italia e
attira una media di un milione di visitatori ogni settimana. Ha 4 piani più altri 6 sotterranei, su progetto
di Eberhard Zeidler, che per il salone d’ingresso s’ispirò alla Galleria Vittorio Emanuele di Milano. L’interno
è del tutto simile a una città con viuzze pedonali e ristoranti con tanto di alberi e giardinetti per pranzare
‘fuori’. La città d’inverno tocca spesso -20° e moltissima gente si rifugia in questo centro, ci sono anche
degli scivoli e ponti pedonali, che collegano la struttura al palazzo comunale e altri edifici amministrativi
e molti riescono lavorare senza uscire all’aperto. Siamo ai primi di maggio e la sera è molto fredda e
preferisco tornare in albergo.

Il mattino ritorno sulla strada fatta all’andata. Vari passaggi e con facilità arrivo all’incrocio delle strade
per Buffalo o Detroit. Scelgo la seconda e arrivo a Windsor 251 m s.l.m., 190.000 abitanti sulle rive del Fiume
Detroit e collegata dall’Ambassador Bridge con gli Usa. Ponte sospeso di circa 2.500 metri di lunghezza. Il
ponte spazia sullo skyline di Detroit 183 m s.l.m., oltre 1.000.000 abitanti (agglomerato oltre 4.000.000) nello stato del
Michigan e sul lago Erie. L’industria automobilistica le ha valso il soprannome di Motor City. Supero il ponte a piedi e creo
un po’ d’imbarazzo, quando arrivo al controllo Usa, perché il ponte non è pedonabile, ma, mi lasciano proseguire senza problemi.
Evito di entrare nella metropoli dell’auto posta all’inizio del lago Saint Clair, in pratica l’estuario del fiume Michigan. Sono nello
Stato della Michigan, The Great Lake State. Un passaggio fortunato con un giovane, Tom Thomas con una spider,
fortunatamente coperta, targata Tommy. Transito per alcuni luoghi resi famosi dai film western: Battle Creek,
battaglia dei Creek; e Marshall, sceriffo ed entriamo nello stato di Indiana, Hoosier State. Un tratto dell’Inter
State è lambito da piccole dune di sabbia coperta da muschi. Entro nello Stato di Illinois, Land of Lincoln. Durante
la serata arrivo a Chicago. Tom prosegue per Milwaukee ma, gentile mi porta in centro città. Chicago 176 m s.l.m.,
2.700.000 abitanti (agglomerato con hinterland circa 8.000.000) sulle rive del lago Michigan. Scendo nei pressi
del The Loop, isolotto e collegato da molti ponti, ricco di ristoranti, teatri e parchi e molti edifici finanziari della città.
C’è anche l’edificio storico, che ospita uno dei grandi magazzini appartenuti alla famiglia Kennedy. Ho qualche
difficoltà a trovare un hotel adatto alle mie tasche e mi sistemo nell’Hotel Cass, che presumo sia un albergo a ore in
un’area in prevalenza frequentata da omosessuali. Sistemo e mie cose ed esco subito sul Meraviglioso Miglio, the
Magnificent Mile, la strada più famosa della metropoli. È l’anima assieme al loop della città ed è illuminata a giorno.
Un breve giro, ma ormai è tardi e torno in albergo.

Mi sveglio più tardi del solito. Faccio un giro circolare sulla metropolitana sospesa, tipica di Chicago e poi, entro nella
Sears Tower. Grattacielo sorto nel 1973, 110 piani, 443 metri d’altezza e due antenne montate da poco, lo slancia fino
a 520 metri, è il più alto del mondo. Progetto di Bruce Graham e Fazlur Khan, con vetrate di colore nero si vede da
grande distanza. Salgo al piano 103 sulla Skydeck con balconate in vetro sospese nel vuoto e poi scendo nella hall.
Nell’ingresso hanno appeso molti uccelli finti, in prevalenza gabbiani, mossi da alcuni ventilatori, e si sente nel sottofondo
il loro garrito, sembra di essere in riva al mare. Torno sulla metropolitana e raggiungo l’ultima stazione nord, nei pressi
di un’altra China Town. Il proprietario di un furgoncino mi porta sull’Inter State per Milwaukee e mi prepara dei cartelli
per facilitarmi nel chiedere passaggi. Un tizio, che mi offre un passaggio, si ferma in tutti i posti di ristoro per cercare un
passaggio per me, senza ottenerlo. Entro nello stato del Wisconsin, The Badger State. Una signora mi porta fino a
Milwaukee con una guida molto approssimativa e distratta. Milwaukee 188 m s.l.m., 620.000 abitanti (agglomerato
1.600.000) sul lago Michigan. Breve giro per il centro privo d’interesse turistico e nel primo pomeriggio sono già sulla
strada nr 94, diretta verso Ovest. Giornata con autisti pericolosi, salgo con un signore evidentemente ubriaco e che
continuava bere bicchieroni di whiskey ma, mi evita un acquazzone improvviso. Un ex militare, che ha prestato servizio
a Vicenza e parla un po’ italiano e arrivo a Madison 266 m s.l.m., 190.000 abitanti, capitale dello stato del Wisconsin.
Altra auto ‘strana’ con una giovane che si stava fumando un’enorme ‘canna’ fino a Tomah. Oggi completo la serie con
due giovani, quello che guida ubriaco fradicio, con un furgoncino trasformato in discoteca viaggiante e l’interno
insonorizzato e musica a tutto volume. Nella serata arrivo a La Crosse, 204 m s.l.m., sulla confluenza del Black River
col Mississippi. Trovo gli hotel al completo e devo adattarmi al Motel Nite Saver Inn, leggermente più costoso del solito.
L’albergo, oltre alle stanze normali più economiche, ha anche una serie di camere a tema: stile western, con letto di legno
e finiture in cuoi; stile arabo con drappi, caffetani e sottofondo di musica araba; stile napoleonico con letto a baldacchino
e arazzi della rivoluzione francese; mexicana con dei cactus finti, romano con colonne e archi in finta pietra e altre. Esco
per raggiungere un bar vicino e fare una colazione e un acquazzone, improvviso mi bagna completamente.   

Presho, South Dakota fattoria Mr Brown
Mi sveglio presto ma, mi attardo a partire perché piove a dirotto. Un’abbondante
colazione. Parto e un buon passaggio con una bella ragazza Jennifer. Riesco a
intavolare un discreto dialogo tra inglese, francese e spagnolo e mi lascia, dopo
qualche effusione e la promessa di rivederci. Arrivo nei pressi di Rochester nello
stato del Minnesota, North State.  È lo stato dove si produce la maggiore quantità
di mais, tabacco, orzo e legno, oltre a importanti miniere di ferro. Una distesa
agricola tutta piatta. Vari passaggi, mentre la pioggia alterna acquazzoni a
momenti di sole. Vari centri: Albert Lea, Wells, dove inizia a soffiare il vento
gelido proveniente dal Nord. Breve sosta a Sioux Falls 449 m s.l.m., 120.000
abitanti nello stato del South Dakota, Sunshine State. Una distesa infinita e piatta di terra piena di sassi, un deserto. Trovo
un passaggio da un grosso truck, enormi camion, che si vedono nei film americani. È una delusione, tanto grande e imponente
all’esterno e semplice, quasi piccolo all’interno. Unico extra è la presenza a bordo in uno spazio, simile a una mini roulotte, che
permette di dormire e anche cucinare qualcosa durante i lunghi viaggi. Arrivo nei pressi di Presho 541 m s.l.m., meno di 1.000
abitanti, in pratica varie baracche disseminate in un’ampia area. Il mio ospite m’invita a passare la notte nella cuccetta del
camion e accetto volentieri. Lo seguo nella sua abitazione, dove arrivo a notte inoltrata. Ci arriviamo superando un ponte di
barche, vietato ai mezzi pesanti, ma che lui ritiene non pericoloso e gli evita un giro molto più lungo. Ci attraversa la strada,
un gruppo di cerbiatti. Rex Brown, l’autista, ha un’enorme fattoria nei pressi della riserva indiana dei Crow Creek. Ceno
nella sua casa, in pratica una grande baracca in lamiera ondulata, dove probabilmente le stoviglie sono lavate una volta il
mese e c’è un caos indescrivibile. Mangio delle scatolette con lui e poi vado a dormire. Il termometro scende sotto il 0°, e
indosso tutti i miei vestiti più pesanti.   

L’attività comincia presto nella fattoria. Faccio colazione nello stile americano con Rex e la famiglia e poi, lo seguo in un giro
per la sua proprietà. La tenuta è enorme almeno cinque chilometri per lato, dove pascolano migliaia di pecore. Gli animali
sono liberi ci sono alcuni cuccioli morti ma, sono preventivati dal proprietario e lasciati nel terreno. Non c’è un’assistenza
medica o controllo, oltre alla recinzione e, spesso subisce qualche perdita dai lupi. Qualche pecora è presa dagli indiani e c’è
una specie di tacito accordo. Rex non ha una buona considerazione dei vicini Creek, che ritiene fannulloni e vivono solo con
gli sussidi dello stato. Torniamo alla casa e mi fa vedere il suo enorme trattore e un’enorme trebbiatrice per raccogliere il mais,
valore di oltre 600/700 milioni di lire, entrambi con una scaletta per accedere al posto di guida. L’attività e la coltivazione dei
campi inizieranno tra circa un mese, perché adesso la terra è ancora ghiacciata e con il camion era tornato carico di sementi.
Finito il giro con la sua jeep, mi porta nei pressi di Kadoka, dove ricomincio l’autostop
in tarda mattinata. Alcuni cartelli turistici indicano il canyon di Badlands nelle vicinanze,

Rapid City, South Dakota Chevrolet Impala
ma è troppo complicato arrivarci senza un mezzo proprio e proseguo diritto. Qualche
difficoltà nel trovare passaggi in queste terre semi deserte e arrivo a Rapid City 976 m
s.l.m. e circa 50.000 abitanti. L’ultimo accompagnatore è gentile e mi aspetta, mentre
io salgo su una piazzola antistante al Monte Rushmore nelle Black Hills con i quattro volti scolpiti da Gulzon Borgium e il figlio.
Le teste alte 18 metri raffigurano quattro presidenti degli Stati Uniti: George Washington, primo presidente, Thomas Jefferson,
Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. Il Monte Rushmore è chiamato anche il Santuario della Democrazia e riceve ogni
anno la visita di circa due milioni di persone. Torno con l’auto nel centro di Rapid City. Il tempo di una birra e poi, in un auto
noleggio prendo a nolo una vettura a un costo abbordabile. Vorrei un’auto piccola ma hanno solo una vettura a disposizione,
una Chevrolet Impala, enorme, lunga 6 metri per 2 di larghezza, credo attorno ai 5.000 cc di cilindrata. Faccio un nolo di due
giorni, che spero siano sufficienti per arrivare e tornare dallo Yellowstone National Park. L’auto è subito pronta e nel tardo e
pomeriggio parto. La strada è libera ma, preferisco rispettar il limite di 55 miglia orarie per non incorrere in qualche
contravvenzione. Alcune piccole borgate e, dopo Spearfish, entro nello Stato di Wyoming, Cow Boy State. Inter State
90, i centri di Gillette, Buffalo e a sera inoltrata mi fermo a Sheridan. La città è a 1.141 m s.l.m. e conta circa 12.000
abitanti. È all’inizio dell’ascesa alle Montagne Rocciose o Rocky Mountains. Dormo in auto, in una stazione di servizio,
e posso distendermi completamente sul sedile posteriore.

Una sistemata nelle toilette della stazione di benzina e riparto. Qualche parola, poche perché non riusciamo a capirci, con
un simpatico pellerossa della tribù degli Shoshoni o popolo del serpente, parte del grande gruppo dei Comanche, che sono
presenti in buon numero nel Wyoming. È alto due metri e a vederlo incute timore ma, è in vece molto gentile e in qualche
modo mi vorrebbe essere utile. Sconfitti nella battaglia di Bear River il 29 gennaio 1983, furono massacrati e sono rimasti
pochi superstiti. Comincio salire sul Big Horn, gruppo montuoso delle Rocky Mountains, dove durante la notte è nevicato
molto e ancora scendono delle piccole faville di neve. La strada è libera e rimane asciutta. L’auto è molto pesante e ha un
motore potente, che le permette di salire in pratica senza sforzo apparente e non sbanda.  Supero The Granite Pass 2.757
m s.l.m. (8.959 feet upper sea), lungo l’Inter State 14. Percorro la vallata degli Shoshone in un tipico paesaggio del Far West.
Sosta a Cody 1.523 m s.l.m. circa 10.000 abitanti, mitico paese di Buffalo Bill detto Cody, leggendario personaggio vissuto
nei primi novecento, che girava nei circhi offrendo spettacoli con la sua carabina infallibile. Faccio una colazione in un locale
in stile con le classiche porte girevoli dei saloon nei pressi di una catasta di ossa di cervo e un tepee, capanna pellerossa. C’è
anche un villaggio tipico ricostruito con case dell’epoca portate qui da varie località delle vicinanze. Prima di mezzogiorno
entro nel parco Nazionale di Yellowstone, dall'East Entrance dalla Shoshone National Forest. Sono sempre a circa 2.500 m
s.l.m. ed è tutto ricoperto da neve ma, le strade sono pulite e asciutte. A Sylvan Pass 2.660 m s.l.m., trovo la strada sbarrata
da un gruppo di enormi bisonti, che pascolano i ciuffi d’erba, che affiorano dall’erba. Aspetto paziente, che terminino il pasto
e si spostino poi passo. Arrivo sulle rive del Lake Yellowstone completamente ghiacciato, arrivo al Mud Volcano e lo Sulphur
Calderon, dove fuoriuscite di gas caldo ricco di zolfo, formano una nebbiolina bassa. Breve sosta e a piedi raggiungo The
Inspiration Point, dove si può vedere dall’alto il canyon di Yellowstone, formato dall’Otter River (Fiume delle Lontre), col
magnifico salto della Lower Falls, 94 metri d’altezza e molto ricca d’acqua. Torno alla macchina e vado al The Mammoth Hot
Springs, un’ampia zona termale con fuoriuscite di gas e acqua calda, che gelandosi hanno formato una crosta colorata, dove
cammino sopra tra vari scricchiolii del suolo e ci sprofondo per un paio di centimetri. Torno indietro e mi attraversa la strada,
un gruppo di cervi per niente intimoriti dalla mia presenza. Costeggio il Gibson River e nel tardo pomeriggio arrivo nei pressi
dell’Old Faithfull (vecchio brontolone) un geyser famoso, tra i più grandi del parco. Ha getti d’acqua calda che arrivano anche
a 30 metri d’altezza a intervalli regolari. Qui trovo anche qualche turista, rari in questo periodo, perché il parco ha aperto da
pochi giorni. Il Madison Museum, che raccoglie testimonianze della storia di Chief Joseph, Capo Giuseppe, capo pellerossa,
che tenne in scacco per mesi le forze governative è chiuso. Comincio la strada del ritorno. Un orso bruno mi attraversa la
strada ma è molto rapido e gli scatto una foto quando ormai si sta già eclissando nella foresta. Proseguo su una strada diversa
e salgo sul Powder River Pass 2.970 m s.l.m. a sera inoltrata. Scendo dalla montagna sulla strada sgombra di neve ma, devo
fermarmi ogni tanto per raffreddare i freni incandescenti dalle continue frenate.  È notte, quando arrivo in pianura e nel
centro di Gillette, dove mi fermo a dormire.  

Parto e mi ferma subito un poliziotto. Ho accelerato in partenza ed ho superato le 35 mph consentite. Me la cavo e mi ammonisce
solo verbalmente. Veloce ritorno a Rapid City e consegno l’auto con un paio d’ore d’anticipo. Un autista mi fa una panoramica
del lavoro negli Usa, lui lavora mediamente 40/50 h la settimana e arriva a incassare circa 12.000 $ Usa l’anno, che tolta la
copertura sanitaria e altre tasse si riducono a 9.000 $ Usa, bei soldi ma con poche ore libere. Quasi il doppio di quello che
percepisco io come dipendente. Breve sosta in un ristorante automatico, in pratica una stanzetta con pochi tavoli e sedie, si
mangia in piedi. Ci sono molti distributori automatici con piatti pronti riscaldati e bibite varie. Qualche piccolo passaggio e
quindi, una coppia d’insegnanti mi portano, oltre Cheyenne 1.848 m s.l.m., 50.000 abitanti e capitale del Wyoming. Superiamo
Denver 1.609 m s.l.m., 460.000 abitanti (agglomerato 1.800.000) capitale dello Stato del Colorado, Centennial State, a ridosso
delle Montagne Rocciose. È anche un importante centro di accesso alle località sciistiche. Ci fermiamo, a sera inoltrata, a Pine
Valley, sono a circa 2.500 m s.l.m. e ci sono molte casupole di vacanzieri, in sostanza il paese si riduce a pochissime case. Mi
invitano nella loro casa per la notte e accetto. È una dimora dei primi ‘900, che i due insegnanti gestiscono come una comune
con altri due ospiti. È mezzanotte, mi sistemo in una stanza e mi addormento subito. La notte è fredda ed è riscaldata solo una
stanza centrale, mentre alcune feritoie sul soffitto stemperano con aria calda le stanze superiori.
Faccio colazione assieme agli altri e, mentre tutti vanno per le loro faccende, Il proprietario mi porta all’incrocio con l’Inter
State 70. Qualche minuto e si ferma una pattuglia della stradale, che m’invita a uscire dall’autostrada, mentre m’incammino,
si ferma una vettura e parto. Transito per Idaho Springs 2.294 m s.l.m., meno di 2.000 abitanti. Supero il valico di Vait Pass
3.251 m s.l.m., e poco dopo trovo l’incrocio per Aspen 2.438 m s.l.m., centro sciistico tra i più famosi e frequentati del Nord
America. Un tempo era stato un centro minerario dell’argento. Inizio la discesa in un’area caratterizzata da canyon e aree
desertiche, la Canyon Lands.  Lo scenario è stupendo pinnacoli, archi e monti in arenaria, erosi dal vento e dal tempo ci
sono sculture naturali molto belle. Verso la Grand Junction il cielo si esibisce in uno spettacolo pirotecnico di tuoni e lampi,
seguiti da un violento e improvviso acquazzone. Ricevo anche un passaggio da un tizio con cane, che si accoccola tra le mie
gambe. Arrivo nel piccolo centro di Green River 1.243 m s.l.m., meno di mille abitanti e mi sistemo in un modesto hotel.

Giornata fredda e piovigginosa. Torno sulla strada. Nei pressi dell’albergo c’è una stazione della Trailways Bus, grossa
compagnia di autobus, che percorre le strade di tutti gli Stati Uniti. Mi evito altri acquazzoni e salgo su un mezzo in partenza.
Il costo è sostenibile e le poltrone sono comode. L’autobus ha anche un servizio di ristoro, le toilette e anche televisori a
circuito interno. Assisto a un momento di rara bellezza. Un’improvvisa fitta nevicata imbianca la Canyon Land e copre le rocce
rossastre circostanti. Dura poco più di mezzora, termina la nevicata, torna il sole e la neve si scioglie in una decina di minuti.
Costeggio il Roaring River, un affluente del fiume Colorado, sull’Inter State 70. Sosta a Sevier River, per sgranchirci le gambe.
A Beaver, dove molti passeggeri pranzano in alcuni locali del posto. Cedar City 1.782 m s.l.m., circa 10.000 abitanti nello Stato
di Utah, Beehive State, nei pressi dell’ingresso del Parco Nazionale di Zion. Nel primo pomeriggio sono a Saint George, un breve
tratto nello Stato di Arizona, Gran Canyon State e, dopo qualche chilometro nello Stato del Nevada, Silver State. Sono in un’area
desertica e piatta su una strada completamente diritta e nel tardo pomeriggio arrivo al Terminal di Las Vegas 610 m s.l.m.
260.000 abitanti. La città è, in pratica, un’oasi, dove le leggi del Nevada hanno permesso l’apertura di casinò di giochi e adesso
è considerata la capitale mondiale del gioco. Le leggi locali permettono cerimonie nuziali in poche ore e, sono sorte molte
cappelle. Un cartello all’ingresso della città riporta la scritta: Las Vegas, Entertainment Capital. Sono a -9 h di fuso orario
rispetto l’Italia. Sono frastornato dalle luci dei casinò, che sono dappertutto: 4 Queen, Pioneer, Sundance, Fremont, Palace,
Caesar Palace, Dunes, Oasis, Aladdin, Barbary Coast, Hilton e molti altri. Mi avventuro nel primo per un piccolo assaggio di
fortuna alle slot machine, perdo subito qualche spicciolo e mi fermo. Chiedo un’informazione a un’inserviente ‘coniglietta’
e m’indica una sua collega, italo americana, che parla la mia lingua. Mi faccio indicare un rent-a-car e lei fa chiamare una
agenzia vicina e, dopo pochi minuti, arriva un loro addetto. Il costo è un po’ esoso ma, devo velocizzare i miei movimenti per
vedere il Gran Canyon. Pochi minuti e sono a bordo di una Ford Escort americanizzata. Faccio un giro in città e mi fermo nel
Caesar Palace, dove nel parcheggio si svolge ogni anno anche una gara di Formula Uno. Ispirato all’antica Roma con colonne,
archi e una maestosa fontana all’ingresso. Ho un inconveniente e si rompe la macchina fotografica. È tardi, quando mi avvio
verso Boulder City 765 m s.l.m., circa 10.000 abitanti al confine con l’Arizona. A Boulder City c’è l’Hoover Dam. La diga alta
210 metri in calcestruzzo fornisce energia elettrica anche a Los Angeles, lontana circa quattrocento chilometri circa. Inaugurata
nel 1942 da Franklin D Roosevelt e voluta da Herbert Hoover. Lo sbarramento della Black Canyon, sul fiume Colorado, Forma
un bacino artificiale, Mead Lake, tra i più grandi degli Usa. Mi sistemo in uno spiazzo alla periferia di Kingman per dormire.
L’auto non ha i sedili ribaltabili e dormo scomodo, mentre il freddo della notte nel deserto si fa sentire.

Quando spunta il sole parto. Entro in Arizona e proseguo sull’IS 40, prima tappa a Williams 2.062 m s.l.m., poche migliaia di
abitanti e compro una piccola macchina fotografica Kodak 9x9, che costa molto meno, che in Italia. Arrivo ed entro nel Gran
Canyon National Park, nei pressi di uno dei Point of View, del canyon. Sono degli spuntoni di roccia con barriere protettive,
perché il vento è molto forte e alcune folate riescono a spostarmi. Una strada panoramica costeggia il canalone e arrivo al
Desert View, dove c’è una torre panoramica, che permette una maggiore vista del luogo. Faccio una stradina sinuosa e arrivo
a Tusayan Ruin, rovine di un antico villaggio della tribù Navajo, che ancora adesso, gestiscono questo luogo. Giro vari punti
panoramici e poi vado all’uscita East del parco. Seguo il corso del Little Colorado Gorge, supero un piccolo canyon, il luogo,
dove alcuni pellirosse vendono souvenir ai turisti. All’incrocio di Cameron, punto verso Nord. Mi ferma una pattuglia della
polizia e mi eleva una contravvenzione. Una pistola laser misura la mia velocità di 68 mph, circa 110 kmh, mentre il limite è
di 55 mph. La multa è di 42 $ Usa e, devo pagarla entro 15 gg. Riparto attraverso un tratto del Painted Desert, le Black Knob,
delle particolari dune nere appuntite, The Gap, Cedar Ridge, The Echo Cliffs, scogliere bianche e variopinte, simili a delle onde
di roccia, oltre al Navajo Bridge mi fermo a Marble Canyon. Nelle vicinanze c’è una deviazione che porta a Lees Ferry, attraverso
una breccia nelle pareti del Canyon, dove è possibile eseguire rafting sulle rapide del Fiume Colorado. Arrivo a Page dove c'è la
Glen Canyon Dam, altra grande diga e altro bacino artificiale del Lake Powell. Una breve sosta e torno indietro, devo
rendere l’auto per non pagare un giorno in più. Una strada diversa, dopo Cameron, e faccio una tappa a Flagstaff
2.106 m s.l.m. e circa 50.000 abitanti. Scende la sera e accelero l’andatura. A Kingman un’auto civetta, che non avevo
notato, mi segue e devo fermarmi. Il poliziotto mi vuole sanzionare per altri 60 $ Usa, ma quando per radio s’informa
e sente, che sono stato fermato nello stesso giorno, mi rilascia un mandato di comparizione tra circa un mese nella
Pretura di Phoenix, la capitale dell’Arizona. Perdo il tempo, che mi serviva per rientrare e arrivo a Las Vegas verso
la mezzanotte. Sono stanchissimo. Mi sistemo in un motel economico, nei pressi dell’agenzia dell’autonoleggio.  Gli
hotel a Las Vegas, costano poco, perché sono tutti collegati a casinò o sale da gioco, dove si rifanno degli sconti praticati.

Quando aprono l’agenzia consegno l’auto e lascio l’albergo. Provo a tornare in autostop a New York e mi avvio ancora a
Boulder City. Arrivo all’Hoover Dam e aspetto molto tempo sotto il sole cocente. Sono un po’ in difficoltà perché mi sto
disidratando e bruciando. Trovo un autobus della Grey Line, e torno a Las Vegas. Nel ritorno l’autobus devia in un
percorso turistico ed entra in un quartiere, dove vivono alcuni VIP, tra questi: Jerry Lewis e Dean Martin. Un trancio
di pizza in una pizzeria gestita da bergamaschi desiderosi di notizie fresche dall’Italia. Vado all’aeroporto a piedi e
sbaglio l’ingresso, in pratica faccio quasi il giro dell’intera pista. Compro un volo per Washington con vari scali. Ho il
volo alle prime ore della notte e rimango in attesa nella hall. Il troppo sole di oggi mi ha disidratato ed ho qualche linea
di febbre.

Alle prime ore del mattino decollo. Aereo dell’America Airlines, tempo 3h 30’ atterra a Dallas Fort Wort nello Stato del
Texas, Lone Star State. Cambio velivolo e riparto quasi subito, altre 3h 30’ e atterro a Baltimore nello Stato del Maryland,
Free State. Questa volta rimango a bordo e dopo 30’ parto. Il tempo di salire in quota e scendiamo subito a Washington,
District of Columbia. 68 m s.l.m., 600.000 abitanti (agglomerato 3.900.000), capitale del District Federal e degli Usa.
Sorta in un’area, che è stata resa autonoma dagli Stati vicini, sul fiume Potomac, si è ingrandita e si è allargata sui vicini
Stati di Virginia e Maryland. Raggiungo il centro città con la metropolitana e mi sistemo in un alberghetto modesto ma,
non proprio economico. Lascio lo zaino in camera ed esco subito per visitare la città. Un giro fino al The Capitol o
Campidoglio, Palazzo del Governo, grande e bello con molte colonne ispirate ad Andrea Palladio.
Prestissimo mi sveglio e faccio colazione in un McDonald’s Vado davanti alla White House o Casa Bianca, residenza del
Presidente degli Usa. Curiosità, su uno spiazzo antistante c’è un gruppo di almeno trenta persone, che protestano in
continuazione da vari anni, credo a pagamento, 24 h su 24 h con tamburi e grida. Adesso sono in protesta per le bombe
atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki nella II Guerra Mondiale. L’orario delle visite non è ancora iniziato e, vado
nella periferia, con la metropolitana. Raggiungo il Cimitero di Arlington, dove in una distesa infinita di croci su un
tappeto erboso ben tenuto, ci sono: il Monumento ai Marines, gruppo bronzeo che raffigura la conquista della Collina
di Ywo Hima; le tombe di JF Kennedy, il presidente ucciso a Dallas; del fratello Robert J Kennedy, anche lui ucciso
mentre stava facendo la sua campagna elettorale e il Tempio del Raccoglimento. Torno alla White House, dove c’è una
fila di oltre un km per entrare e l’ingresso è gratuito. Il tour della Casa Bianca, si limita a poche stanze ed è veloce. A
piedi vado nel vicino enorme parco che costeggia il fiume Potomac. Salgo sulla stele del Monumento a Washington,
che offre un panorama dell’intera metropoli. Nel parco ci sono anche i tempietti in ricordo dedicati a: A Lincoln, FD
Roosevelt e T Jefferson. Vicino entro nel centro commerciale all’interno del Pentagono, quartier generale del Dipartimento
della Difesa.

Preparo lo zaino, sempre più leggero, perché le magliette e i pantaloni vecchi, quando sono alla fine della loro vita, li
butto. Metropolitana fino alla periferia e parto. Prima tappa ad Annapolis 30.000 abitanti, capitale dello Stato del
Maryland. Ha le sedi dell’Accademia Navale e del Saint John’s College. È anche un centro balneare con spiagge affollate
d’estate. Un breve giro per il pittoresco porto e riparto. Transito per Queenstown, Dover 27.000 abitanti, capitale dello
Stato del Delaware, First State e altri fino a Philadelphia 1.580.000 abitanti (agglomerato 5.880.000) in Pennsylvania,
Keystone State. Arrivo in periferia e vado in centro con la metropolitana. E’ una delle poche città statunitensi, che hanno
un po’ di storia. E’ stato teatro di movimenti indipendentisti dalla Gran Bretagna e ci sono l’Independence Hall, dove
hanno firmato la Dichiarazione di Indipendenza e la Costituzione e la Liberty Bell (campana), simbolo della libertà
americana. Cerco una sistemazione per la notte e mi allontano dal centro, dove i prezzi sono troppo cari. Philadelphia
è una metropoli diversa dallo standard Usa, pochi grattacieli e un agglomerato molto vasto. Ci sono oltre 2.000 chiese
e moltissimi negozi di pompe Funebri, con le vetrine che espongono bare con manichini più o meno lussuose e
scenografiche. Un hotel quasi economico e mi sistemo per la notte.
Dormo un po’ più del solito e poi, esco per vedere la città. Un giro in centro con il City hall o municipio con la statua
di William Penn sulla torre più alta. È stato il pellegrino fondatore della città e dei quaccheri, movimento cristiano,
nato nel XVII, che in pratica considera tutti i credenti come sacerdoti. I luoghi patriottici e il pub City Tavern, dove
cospiravano Benjamin Franklyn e George Washington. Nel porto canale è ancorato il veliero, che aveva portato i
primi pellegrini fondatori della città, che è stata anche la prima capitale dell’Unione di Stati. Incrocio una sfilata
interminabile di bambini in fila indiana, con costumi di animali vari, che sensibilizzano la gente per aiutare gli ebrei
d’Israele in perenne guerra. È la festa del 70° Anniversario della Donna Scout. Nel primo pomeriggio vado in periferia
con la metropolitana e parto. Breve sosta per osservare una partitella di baseball, in un campetto lungo la strada, dove
giocano assieme anche alcune donne. Ho ancora dei brividi di febbre. Sono lusingato da un autista, che mi offre 200,00
Usa $ e un paio di notti in hotel ad Atlantic City ma, sono squattrinato, non fino a questo punto. Arrivo ad Atlantic City
30.000 abitanti nello Stato del New Jersey, Garden State. È simile a Las Vegas, vicina a New York. Una bella passeggiata
sul lungomare su una passerella di legno molto frequentata anche in questo periodo. L’ultimo passaggio, di un giovane
di colore, che lavora come croupier nel Casinò d Playboy, mi porta presso un’abitazione e affitto una stanza per due notti.
Un giro sulla passerella lunga oltre due km ed entro in un paio di casinò. Una bella spiaggia sferzata dal vento gelido e
preferisco tornare presto in camera.

Mi concedo un giorno di pausa nel tentativo di smaltire il raffreddore, che mi provoca anche un’emorragia dal naso, che
tampono con difficoltà. Lungo la passerella trovo una pizzeria gestita da italiani, che mi offrono un lavoro come cameriere.
Bevo anche un caffè fatto con una moka con buon risultato. Lascio la stanza e torno sul lungomare. Gironzolo tutta la
mattina e nel primo pomeriggio, vado in periferia e parto. Vari passaggi e in un tratto autostradale mi sorprende una
pattuglia di polizia. Tipica scena, che vediamo nei telefilm, con le mani alzate e appoggiato all’auto per una perquisizione.
Il poliziotto, resosi conto, che non sono un delinquente, dopo una ramanzina perché non devo rimanere in autostrada,
mi porta a gran velocità all’uscita di Asbury Park circa 10.000 abitanti, che deve una piccola notorietà perché, qui è nato
musicalmente Bruce Springsteen. Vari passaggi e arrivo a Jersey City e poi, con un tunnel sotto il fiume Hudson a New York.
Torno indietro e mi sistemo in un motel alla periferia della città più economico. L’emorragia nasale si ripresenta in varie
occasioni e faccio fatica a tamponarla. Rimango in camera il resto della giornata.
Mi sposto all’Hotel Edison, dove mi ero sistemato all’arrivo. Avevo ottenuto un prezzo in offerta e mi costa un po’ più
caro. Entro per un giro nel Grande Magazzino Macy’s, tra i gruppi più grandi del Mondo e ho un’ennesima emorragia
dal naso. Sono in difficoltà a bloccare il flusso e mi vengono in soccorso gli addetti del negozio. Li seguo in un’infermeria
interna e un medico, mi strizza il naso eliminando il sangue all’interno e poi, blocca il flusso con dei tamponi emostatici.
Compro dei souvenir dei Puffi, non ancora sbarcati in Italia e torno in albergo. Nuovo giro fino alla The Franklyn Roosevelt
Tramway, che collega Manhattan a un’isoletta. Durante la serata vado in un teatro vicino e assisto al musical Oh Calcutta!
Che stanno replicando da dieci anni.

Senza fretta mi alzo, lascio l’albergo e con il terminal raggiungo l’aeroporto JF Kennedy. Il volo è previsto per la sera ma,
c’è un ritardo e parto verso la mezzanotte. È un volo diretto per Milano, aeroporto di Malpensa.

Ho percorso             km          26.700    (16.100 in aereo)
Costo  in lire             £       2.875.000
Giorni                        gg                   22
Sono stato in                                    2     stati diversi
Cambi medi             1,00 $ Usa     =         Lire Italiane             1.336
“                                  1,00 $ Cnd    =         Lire Italiane             1.260
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