1985 Islanda

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1985 Islanda

EUROPA > viaggi > 1978 Capo Nord
Il volo per l’Islanda è il primo problema del viaggio. Quest’isola più vicina al Nord America che all’Europa non è molto
turistica e ci sono pochi voli, che costano molto. Non ci sono aerei dall’Italia e, in pratica, compro un volo presso l’agenzia
CTS di Brescia dall’unico aeroporto europeo, che ha un collegamento, dal Lussemburgo a Reykjavick (Islanda). Il periodo
di ferie non è l’ideale, sono alla fine di Aprile e in Ice Land – terra del ghiaccio, il clima può essere ancora gelido. Parto nelle
prime ore del pomeriggio con la mia auto. Milano, Como ed entro in Svizzera, dove devo comprare la vignetta autostradale,
che indica l’avvenuto pagamento del pedaggio in un periodo di tempo determinato. Una sosta per dormire qualche minuto
in auto verso Basilea. Lascio il motore acceso per riscaldare l’abitacolo, altrimenti è troppo freddo, la temperatura esterna
segna -2°.
 
 
Un po’ strada in Germania e poi, superato il fiume Reno, a Strasburgo entro in Francia. All’alba sono in Lussemburgo e
vado all’aeroporto internazionale. Parcheggio in aeroporto con una tariffa per lunghi periodi e a metà giornata decollo per
l’Islanda 102.819 kmq (meno di 1 / 3 rispetto l’Italia), 260.000 abitanti e 2,5 per kmq. Repubblica parlamentare, indipendente
dalla Danimarca dal 1944. Lingua: islandese, che corrisponde alla lingua madre dei Paesi Scandinavi. Moneta: corona islandese.
Capitale Reykjavick. L’isola è a 200 km dalla Groenlandia e 450 dalle Isole Fær Øer o Faroe. Il clima è relativamente mite e,
diviso in due parti a sud, la Corrente del Golfo è piovosa e mitiga la temperatura; a nord, le correnti d’aria provengono dall’Artico
e quindi sempre molto freddo. L’interno dell’isola è, in pratica, desertico e la popolazione è solo su piccoli nuclei abitati lungo la
costa. Il mio volo con l’Icelander è diretto a Chicago e fa scalo all’aeroporto di keflavick in Islanda, che è anche la base della
aeronautica militare. Mi faccio consigliare in un ufficio turistico per una sistemazione economica. L’isola è molto cara e a piedi,
raggiungo il centro città e l’Hotel Gesta-Og Sjomanna Heimili - casa degli ospiti e dei marinai. È una camera pulita e ordinata
in uno stabile costruito con largo uso di lamiere. Reykjavick 100.000 abitanti, capitale e, in pratica unica città dell’isola. È un
insieme di costruzioni senza nessuno stile con lamiere e abitazioni con molte parti ricostruite o aggiunte, sembra una grande
baraccopoli, la città è brutta.  
 
Colazione squisita in albergo nello stile americano, dove il bacon o la pancetta sono sostituiti da pezzetti di salmone e altro pesce.
Marmellate buonissime e pane nero imburrato con caffè nero a volontà. È freddo e indosso un impermeabile gommato, che
si rivela ottimo. Credevo di aver esagerato ma è l’abbigliamento comune a tutti. Torno in aeroporto, dove vorrei noleggiare
un’auto ma, oltre ad avere costi proibitivi, non ci sono veicoli a disposizione, e mi consigliano dei privati in città. Trovo
un proprietario di alcune auto e noleggio la più economica e piccola, Datsun Micro GLA. Ho comprato una carta stradale
in Italia, che si rivela pessima, ma non trovo altro. Una piccola scorta di viveri in un supermercato e prima di mezzo
giorno lascio la città. Una decina di chilometri e termina la strada asfaltata, si trasforma in pista con fondo abbastanza
duro, stretta e simile a una strada di campagna. C’è pochissimo traffico e i cartelli stradali sono rarissimi. Non ci sono
alberi, solo qualche raro cespuglio, e muschi e licheni dappertutto. È freddo con nuvole basse e buie, anche momenti di
nebbia fitta impenetrabile. Ho difficoltà a riconoscere le località segnate sulla carta, spesso borgate di case, discostate
dalla strada principale, la ss no 1 dell’Islanda. Costeggio alcune colline, simili a dune di terra, alcune borgate e arrivo
nella zona di Haukadalur e i suoi geyser. Non trovo nessun cartello o indicazione ma, il calore scaccia la nebbia e posso
vedere il geyser principale cronometrico, che come una pentola a pressione, raggiunta la temperatura necessaria, spruzza
getti per alcune decine di metri dal suolo. Sono l’unico turista e l’area è deserta. Assisto all’evoluzione del getto di vapore
e acqua bollente per alcuni momenti e poi, lascio l’area. L’umidità è molto forte, la mia macchina fotografica s’inceppa in
continuazione e devo costantemente asciugarla. Qualche chilometro e devio verso le Gullfoss, gull – dorato, foss – cascata,
lungo il corso del fiume Hvìtà. Sono due salti in successione di 11 e 21 metri circa molto imponenti, che si gettano in un
canyon formatosi nella spaccatura di un altopiano a circa 32 m s.l.m. Ci sono delle parti ghiacciate ai bordi della caduta
d’acqua molto forte. Un punto antistante, dove si arriva con l’auto, permette una veduta molto ampia e scenografica. La
nebbia si dirada un po’ e inizia una forte pioggia gelida, che sembra spilli di ghiaccio sulla faccia. Curiosità, c’è una storia
legata a questa cascata. All’inizio del XX secolo una società inglese voleva comprare la cascata per fare una centrale idro
elettrica e una contadina, Sigridur Tomasdottir, del posto si oppose, minacciando di gettarsi nella cascata. Fu difesa nella
causa legale dall’avvocato Sveinn Bjornsson, che poi divenne il primo presidente della repubblica. La causa fu vinta dagli
inglesi, ma la diga non fu più costruita. Mi avventuro in alcune stradine fangose per cercare altri punti segnati sulla cartina
ma, l’auto ha il fondo molto basso e mi pianto. Inserisco dei sassi sotto le ruote ma, sono troppo teneri e si sbriciolano sotto
il peso dell’auto e devo usare gli zerbini della vettura per uscire dall’impasse. I pantaloni e la giacca gommata si rivelano
ottimi e tengono bene l’acqua e anche il freddo, ma sono inzuppato di fango. Riparto e faccio rifornimento a Hella, borgata
di 500 abitanti nella regione di Sudurland, lungo la ss 1, che percorre l’intera circumnavigazione dell’Islanda.  Proseguo e
arrivo in prossimità della cascata di Skogafoss, lungo il fiume Skoga, alta 62 metri. La strada per arrivarci è molto fangosa
e mi limito a osservarla da lontano. C’è una storia legata a questa cascata. Il segreto di Thrasi, sembra che il navigatore
nascose il suo tesoro in una grotta dietro la cascata. La leggenda dice, che: chiunque si bagni nelle sue acque può ritrovare
un oggetto perso mai ritrovato. Nessuno ha avuto il coraggio di affrontare il potente getto d’acqua per vedere se dietro la
cascata c’è una grotta e questo forziere. Inizia scendere la sera, quando arrivo verso la costa e faccio una breve deviazione
per vedere Dyrhòlaey. C’è un arco sul mare, che intravedo nel buio della sera. È un tratto di scogliera alta circa 100 metri
e un’ampia baia sabbiosa. Il nero è il colore dominante, rocce e sabbie nere, quasi spettrali. È segnata la presenza di un faro
ma, non riesco vederlo. 50/60 milioni d’anni fa c’è stato un certo movimento tellurico. Le rocce della scogliera presentano
una conformazione del tutto simile a quella presente in Irlanda nel Selciato dei Giganti o Giant’s Casueway. Sono molte
colonnine di basalto d’origine vulcanica, dovute probabilmente a un’eruzione vulcanica titanica, che ha coinvolto la costa
nord ovest dell’Irlanda e anche quest’area lontana circa 1.000 km. Ceno in auto con lo skyr, un yogurt locale con formaggio
molto buono, comprato in un supermercato. È tardi ma c’è ancora un po’ di luce e arrivo a Skaftafellsfjara una spiaggia nel
delta del fiume omonimo, lunga alcune decine di chilometri. L’acqua, che scende al ghiacciaio del Vatnajökull, il più grande
d’Europa, si divide in tanti rigagnoli e forma una laguna interna, con un piccolo sbocco sul mare. È un tratto stradale con il
fondo solidificato da ghiaia battuta, che permette di transitare senza piantarsi. Provo una breve passeggiata verso la laguna
interna ai piedi del ghiacciaio, dove il terreno è gelato e regge il mio peso ma, lo sento scricchiolare e preferisco desistere e
torno indietro. La fragile crosta ghiacciata potrebbe rompersi e sprofonderei nel fango. Alcuni ponti di legno superano dei
guadi o sbocchi del laghetto sul mare e arrivo a Hof, una serie di fattorie a 91 m s.l.m., a ridosso del ghiacciaio Vatnajökull,
lungo la ss no 1 e vicino a un porto peschereccio. C’è anche un albergo ma il costo è elevato e dormo in auto.

Il freddo è intenso ma, sono ben vestito, e riesco dormire qualche ora. Quando sorge il sole mi scalda e mi sveglio. Il villaggio,
meno di una decina di abitazioni, oltre al porto ha anche una piccola pista di atterraggio. Faccio colazione nell’albergo, cambio
dei soldi in uno sportello bancario e parto. La strada peggiora, il fondo è fangoso con due grossi solchi e il centro troppo alto,
dove la mia auto tocca sempre con il fondo. Devo correre sui bordi per non piantarmi. Le gomme montate sono chiodate ma
troppo usurate sbando e scivolo in continuazione. La strada segue una serie di dossi e piccole valli, in concomitanza di alcuni
rii, che scendono dal ghiacciaio e si gettano in mare con piccoli guadi, dove hanno aggiunto dei ciottoli. Vari minuscoli centri
abitati, risalgo la vallata di Breiðdalur su una strada sempre più difficile da percorrere, che risale il corso del ruscello
proveniente dallo Jökulsárlón con gruppi di cervi liberi. L’auto non ha molta forza dal motore e arranca nel mare di fango
e salgo sul piccolo valico surriscaldandola, nonostante il clima gelido esterno. Arrivo a Egilsstaðir  32 m s.l.m., 2.000 abitanti
circa, capoluogo regione dell’est, sul fiume Lagarfljót.  È il centro nevralgico dell’intero est dell’Islanda, con aeroporto,
ospedale e un’università. Pranzo con agnello – lambsneider alla brace con verdure. Qualche momento di pausa, un’altra
vallata con altri cervi, la borgata di Skjöldólfsstadir e sono sul versante nord dell’Islanda. Un gruppo montuoso è al centro
dell’isola e in pratica separa di netto il nord dal sud. L’aspetto è 'agghiacciante', credi che il termine sia appropriato. Il termo
metro segna -4°, ghiaccio e neve sono ai bordi della strada. Un pieno di benzina e salgo i contrafforti dei valici di Möðrudalur
e Fjällgården circa 800 m s.l.m. Breve sosta in un rifugio d’emergenza, dove vorrei passare la notte ma, infiltrazioni d’acqua e
un’umidità fortissima mi fanno desistere. Riparto e comincia nevicare. Non faccio a tempo a realizzare cosa sta succedendo,
la neve cade fitta, copre subito la strada e mi pianto. Cerco di togliere la neve da sotto le ruote, ma scende più di quella, che
riesco a togliere. Mi preparo per passare la notte all’addiaccio ma, arriva un enorme spartineve. Una fune legata all’auto e mi
rimette in carreggiata. Nuova partenza, forse due chilometri e sono bloccato di nuovo. Sono all’estremità del gruppo montuoso,
dove inizia la discesa. Sono in difficoltà nel cercare di togliere l’auto dalla neve, questa tende scivolare nella scarpata sottostante.
Ho una pala a disposizione e cerco di spalare e formare un muretto per bloccare lo scivolamento. Arriva ancora lo spartineve,
che mi segue e ancora una volta, l’autista con pazienza e abitudine, mi toglie d’impaccio. Proseguo e scendo a valle. Smette di
nevicare. È sera e la strada migliora, il fondo è ghiacciato ma percorribile e proseguo lentamente. Supero un paio di località
segnate sulla carta, che non riesco identificare, e il bivio per il Mont Askya, vulcano tra le migliori attrattive dell’isola, dove la
strada non è percorribile per un’auto come la mia. Sono in prossimità del Mivatn’ Lake e trovo un piccolo guado. C’è un leggero
strato di ghiaccio, che cede e mi pianto nuovamente. Provo senza fortuna a disincagliarmi e ripartire e ci rinuncio. Indosso tutti
i miei indumenti e mi sistemo per la notte. La temperatura scende, c’è un forte vento e fa freddo. Tengo l’auto accesa e così anche
il riscaldamento ma, l’aria si gela e si attacca all’interno dell’abitacolo e forma uno strato di ghiaccio. Accendo anche il fornellino
a gas ma mi toglie l’aria dell’abitacolo, apro i finestrini per fare entrare aria nuova e, in pratica vanifico il calore ottenuto. Ho un
paio di calzettoni di lana ma i piedi si gelano e devo continuare a muoverli per scaldarli. Rimango sveglio tutta la notte.
Thingvellir fiumiciattolo
Il cielo si rischiara e, non li sento arrivare, due grossi fuoristrada, che stanno portando a scuola
dei bimbi. Si fermano, senza nemmeno chiedere aiuto, prendono una grossa fune e mi trainano
fuori dal guado. M’informano che durante la notte il termometro è sceso a -23°. Il riscaldamento
dell’auto e il sole scaldano l’abitacolo, posso togliere il ghiaccio, che si era formato all’interno e
posso ripartire. Una decina di chilometri e arrivo in un bivio e, dopo qualche centinaio di metri,
sono davanti alla Goðafoss. È una cascata spettacolare, alta 12 metri e larga circa 30 metri, formata
dal fiume Skjálfandafljót, che non si gela per la presenza di acqua calda, mentre il ghiaccio la
circonda. Una breve sosta, la temperatura è circa -14° ed evito di uscire dall’abitacolo dell'auto.
Proseguo e torno sulla strada principale, un paio di chilometri e arrivo sulle rive del Mývatn 277
m s.l.m., 37,3 kmq e profondo circa 4,5 metri. È un’area vulcanica molto attiva, l’ultima eruzione
lo scorso anno, ha formato delle strutture che si sono congelate in forme strane, che chiamano i
castelli neri. Il vapore dell’acqua copre alcuni tratti ma permane il freddo nella zona. Nei periodi
più caldi ci sono molte anatre, che si nutrono di moscerini dei quali il lago mývatn – moscerini è
ricco. Nella zona c’è una forte attività mineraria, che utilizza l’acqua calda, che fuoriesce dalle rocce
per scaldarsi. Curiosità: vicino c’è la Dorsale Medio Atlantica, che divide la faglia con le due placche
continentali di Europa e America. Una decina di chilometri e arrivo ad Akureyri 14.500 abitanti,
capoluogo dell’Islanda Settentrionale e porto peschereccio, nei pressi del fiordo Eyjafjörður. C’è
anche un giardino botanico ma, lo trovo chiuso ai visitatori. È presto e non ci sono persone in giro,
sembra un centro fantasma con mura e vetri incrostati di ghiaccio. L’abitacolo dell’auto con il sole
si riscalda un po’ e dormo alcune ore. La strada per la capitale è asfaltata e spero siano finiti i
problemi di viabilità con l’auto. Mi fermo in un rifugio alpino lungo la strada e trovo del Nescafé, che posso usare liberamente.
Breve sosta nel centro di Sauðárkrókur 2.500 abitanti, capoluogo del Nord Ovest, centro di pesca e produzione lattiera
casearia. A Blönduós 700 abitanti, bel paese arroccato su un promontorio, che domina un ampio golfo dove la marea si ritrae
per qualche decina di metri e sembra un mare di fango. Le abitazioni sono tipiche in pietra ricoperte da terra, in pratica
mimetizzate con l’ambiente. Un tempo abitate da persone, adesso sono usate come stalle per animali e comunque
l’interno è una vera oasi di tepore molto piacevole. Altri centri e arrivo a Borgarnes 3.000 abitanti, capoluogo della
regione Ovest, simile Blönduós in decadenza perché era un importante centro per la pesca delle balene e con il
divieto di caccia è stato ridotto moltissimo il lavoro di questi pescatori e molte baleniere sono all’ancora ferma in
porto. I paesaggi sono molto belli ma privi di particolarità e procedo oltre, fino a Þingvellir (Thingvellir) sito
storico dell’Islanda, parco nazionale, con l'Alþing (Althing), la sede del parlamento islandese dal X al XVIII secolo,
nei pressi del lago omonimo.  Attorno al lago ci sono degli alberi ad alto fusto, credo siano gli unici dell’isola. Nella
serata arrivo a Reykjavick e completo il periplo dell’isola. Entro in un bar e conosco due italiani: Stefano e Roberto,
Reykjavich, stemma di un bar
immigrati da qualche tempo in Islanda. Il Paese, grazie alla produzione di energia
elettrica, ottenuta dallo sfruttamento geotermico, è quasi gratuita, attira alcune industrie
e lavoratori stranieri. Il governo ricava i propri introiti da queste aziende multinazionali
e le tasse per gli abitanti sono molto irrisorie. Curiosità: ci sono delle famiglie storiche,
che hanno particolari monopoli, come per la birra, che gestita in esclusiva da una famiglia
ha costi elevato e i locali hanno dovuto produrre una bibita simile per offrire dei costi
minori alla clientela ma, non possono chiamarla birra. I due giovani si sono associati con
molti altri compaesani e formato una vera e propria comunità italiana. Qualche chiacchiera
e rimango con Stefano, che qui si fa chiamare Steve. Andiamo al Gaukur á Stöng– uccello sul ramo, bar storico molto
frequentato del centro. Conosco una coppia islandese Helga e Manni, e lui parla un po’ d’italiano. Lavora nel montaggio
di film e documentari ed era stato qualche tempo a Firenze, dove aveva conosciuto Stefano. Varie bevute e Steve, quando
usciamo è un po’ alticcio. Ci sono pene severissime per chi guida in stato d’ebrezza e c’è la reclusione immediata. Io non
ho bevuto molto ma, fuori dal consentito, e ci invitano a passare la notte nella loro abitazione. È a poche centinaia di
metri, l’abitazione all’esterno è coperta di lamiere e sembra una baracca ma, l’interno è confortevole e piacevolmente
caldo. Ci sono molte stanze e in una ci sono due letti, mi sistemo in uno e mi addormento subito.
Oggi è un giorno di festa in Italia e in coincidenza anche in Islanda. Stefano lavora come tipo litografo, azienda che rilega
libri. Lavora anche oggi e lo porto al lavoro. Mi racconta che in pratica è sfuggito dall’Italia perché era in un giro pericoloso
a Firenze e poteva essere arrestato. Ritorno da Manni e Helga, dove mi rinnovano l’invito a rimanere e non me lo faccio
ripetere. Ho sonno arretrato e torno a dormire qualche ora. A mezzogiorno m’invitano a seguirli a pranzo da una loro
amica. Guggia, hostess dell’Icelander, è molto bella, tipico esempio di giovane scandinava bionda, alta e con lineamenti
perfetti. Abita nel sottotetto di un Palazzo del Comune, dove è stato ricavato un appartamentino. È una sala usata, un
tempo per le riunioni comunali, tutta con rivestimenti di legno intarsiato molto bello. Il riscaldamento è gratuito e in
tutte le abitazioni è tenuto ad alta temperatura. Guggia è simpatica e, si rivela un’ottima cuoca. Pranzo con pesce e
verdure locali prodotte in serre in qualsiasi periodo dell’anno. La situazione coniugale di Manni è impensabile per un
italiano. Il padre abita in un villaggio in periferia e lo vede molto raramente. Non l’ha riconosciuto ed ha il cognome
della mamma. La madre statunitense vive in Canada con un altro statunitense. Una sorella che vive in Danimarca e un’altra
è sposata con un norvegese. Quando si vedono? Meno di una volta l’anno. Lui ha un figlio con una ragazza, che vive a circa
venti chilometri in campagna, non paga alimenti e non vede mai. È sposato con Gugga, l’hostess, perché lui ha anche la
cittadinanza statunitense e la carta verde per entrare negli Usa quando vuole e, nello sposare Gugga le ha permesso ottenere
questo documento. Sono grandi amici. Manni è ora, assieme a Helga, bella ragazza alta e sessuale, in pratica…una famiglia
molto allargata e tutti vivono felici e contenti. Nel pomeriggio consegno l’auto a nolo. Il costo è elevato e serve poco averla
consegnata qualche giorno prima del previsto. Vado in centro, dove trovo Alfredo e conosco una sua amica Disal, che aveva
conosciuto a Firenze dov’era per degli studi e parla molto bene l’italiano. Trovo anche Roberto con un altro siciliano, che poco
dopo vanno in un locale nelle vicinanze, dove avevano creato una specie di comune e l’usanza principale era … fumare. Stefano
è impegnato a togliersi il vizio ed è un anno in astinenza. Ceniamo entrambi a casa dei miei ospiti, che hanno preparato una
gustosissima zuppa di funghi e pesce. Porto una bottiglia di vino, che mi costa più di una cena in Italia. Nel pomeriggio vado
al terminal aereo, vorrei rientrare prima per risparmiare soldi ma, non ci sono voli. Torno in centro e faccio una passeggiata
lungo il porto, dove un pescatore esibisce il suo trofeo, una foca. Nel primo pomeriggio trovo Disal, che fa il pony express, ha
finito il giro giornaliero e andiamo in un piccolo campo verde vicino. Il prato è solcato da minuscoli ruscelletti con acqua calda,
dove è possibile immergere i piedi con un effetto tonificante. Curiosità, nelle famiglie i figli prendono il cognome dal nome
del padre e cioè: figlio di o figlia di, quindi nel mio caso un figlio si chiamerebbe (un nome) e come cognome Renatosson e
se fosse una figlia Renatodottir, in pratica una famiglia possono esserci quattro cognomi diversi, se poi hanno storie come
Manni ….? Disal è una giovane un po’ tondetta ma simpatica, respinge con gentilezza le mie avance perché è già impegnata.
Nel pomeriggio ci ritroviamo con Stefano e poi, lui la porta a casa. Verso sera torno in camera, dove è sempre aperto. Nel
Paese la delinquenza è inesistente, ci sono 1 o 2 omicidi e rari furti l’anno. L’unico reato sono l’ubriachezza e le conseguenze
di scazzottature degli ubriachi, che si scatenano nei locali. Torno a uscire nella serata e ritrovo Stefano, Disal e altre due
amiche, Helba e Brindiss. Il passatempo maggiore è bere alcolici, tra questi il brenn – vin, liquore tipico, simile alla vodka
più secco e al sapore di anice. Helba è bellina ma piccola e tonda, mentre Brindiss, la sorella è alta 1,80 metri, bionda e
longilinea. La prima vulcanica e la seconda più tranquilla. Andiamo in una sala da ballo e finiamo la serata, tutti più brilli,
e saliamo in un taxi.

Mi sveglio tardi, mentre c’è molta libertà e Helga esce dalla doccia completamente nuda, senza pudore ma anche senza
malizia. Vanno entrambi al lavoro e Nanni mi consiglia di andare nella piscina comunale. È una brutta giornata, ci sono
-4° e nevica. La piscina è all’aperto con acqua termale a una temperatura di circa 45°. La sensazione è strana, sembra che
il corpo immerso sia separato dalla testa emergente. La difficoltà maggiore per me è quando esco dalla piscina ho qualche
momento di freddo e devo correr alle docce, dove non esistono separé e tutti sono nudi. Quando esco ho una sensazione
di relax piacevole. Un giro per il centro e torno in casa. La sera esco con entrambi per vedere un film d A Hitchkok, che
interessava Manni. Ceniamo ospiti di un’altra amica di Manni, Edda, sua ex compagnia di stanza e --- altro, durante i suoi
studi in California. Spesso negli Usa lavorava nel mondo del cinema e stava raggiungendo un discreto successo con dei
documentari. Trentenne non bella ma piacevole e simpatica. Recentemente avevano trasmesso dei suoi lavori nella tv
islandese e molti la riconoscevano per strada. La cena è più sbrigativa ma, sempre molto buona, una grossa bistecca gustosa
con una salsa speciale e chips. Verdure varie e un melone con del kiwi posto al centro come un fiore. C’è un bel dialogo e
Manni mi aiuta in qualche momento nel tradurre la conversazione. Guardiamo un programma di free dance alla televisione,
che lui aveva montato e poi torniamo a casa. La moneta islandese ha una forte svalutazione e questa è usata come aiuto a
molti giovani, che chiedono prestiti a tasso fisso e possono renderli, dopo qualche mese o un anno, per un valore molto basso.
Un giro in centro, appena svegliato, con Manni, mentre Helga va al lavoro, poi anche lui ha impegni ed io, mi trovo con
Disal e Stefano. Qualche ora e poi lascio anche loro. Visito una serra, dove sono coltivate frutta e verdura, anche banane,
sufficienti per il fabbisogno del Paese. Torno a casa e i miei ospiti m’invitano a seguirli in una comune di artisti alla periferia
della Capitale. È un grosso capannone su due piani, dove sopra molti dipingono o scolpiscono e sotto, dormono o spinellano.
In Islanda le droghe leggere sono vietate ma, la polizia interviene solo quando disturbano altra gente. La sera andiamo tutti
e tre nel ristorante Sjavarsiovna con una terrazza sul mare vicino al porto. È uno dei locali più prestigiosi della capitale, che
offro io per sdebitarmi dell’ospitalità ottenuta. Salmone enorme lessato con spezie e verdure varie. Il costo è inferiore alle
aspettative e non proporzionato ai self service del centro.  

All’alba mi alzo. Colazione servitami da Helga, che si alza apposta e sempre poco vestita. Vado in aeroporto. Il mio volo è
previsto tra un paio di giorni, ma ho chiesto una partenza anticipata e m’inseriscono in waiting list. Qualche minuto di attesa,
salmone e caviale per ricordo e mi imbarco. Tre ore e mezza di volo e atterro in Lussemburgo. Recupero l’auto nel parcheggio
e mi avvio verso casa. Ho un colpo di sonno e dormo per alcune ore in auto. Scelgo una strada diversa e, ancora Francia,
Germania ed entro in Svizzera a Costanza. Arrivo a Vaduz nello staterello del Lichtenstein e mi avvio verso il passo Flüela
2.383 m s.l.m., per poi scendere verso Livigno. Qualche chilometro e inizia una forte nevicata e, poco dopo la strada è chiusa.
Torno a Vaduz e poi in territorio d’Austria.  Dormo altre ore in auto e poi, supero il Passo Resia 1.508 m s.l.m. ed entro in
Italia. Nel pomeriggio arrivo a casa.
Ho percorso             km            9.700    (4.600 in aereo)             Ho speso in Lire                  £       2.610.000
Giorni                       gg                    12                                                Sono stato in                                    8     stati diversi
Cambi medi             1,00 Fr      franco francese                        =         £       211  Lire italiane
                                  1,00 Is K   corona islandese          =         £        47  Lire Italiane
                                 1,00 Fr      franco lussemburghese         =         £        32  Lire Italiane
                                 1,00 DM   marco tedesco              =         £      580 Lire Italiane
                                 1,00 FL $  scellino austriaco       =         £        96 Lire Italiane
                                 1,00 A   $  scellino austriaco       =         £        96 Lire Italiane
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