2020 Borneo e dintorni

Vai ai contenuti

2020 Borneo e dintorni

ASIA > viaggi > 2020 Borneo e dintorni
Primi giorni di gennaio, porto l’auto a Milano da mia figlia e poi, vado in aeroporto con la metropolitana e il treno Malpensa Express. La
sera parto con un volo dell’Aeroflot per questo nuovo viaggio. Arrivo nella notte a Mosca, alcune ore di attesa e poi nella mattinata
proseguo, sempre con Aeroflot. Volo abbastanza comodo, ottengo il posto in corridoio e cerco di dormire qualche momento. La sera
sono a Bangkok, Thailandia.  + 6 ore di fuso orario.
Thailandia, 513.120 kmq. 70.000.000 ab. 137 ab x kmq. È un regno parlamentare (dittatura militare). Conosciuto anche come Siam.
Paese dedito principalmente al turismo grazie alle sue spiagge e il clima sempre piacevole e con uno sviluppato settore manifatturiero.
Capitale: Bangkok. Moneta Baht € 1,00 = 32 bahts. Lingua: thailandese. Religione: buddhismo theravada e minoranze musulmane e
cristiane.
 
Bangkok 1,5 m s.l.m. 9.000.000 ab. è su un’area a livello del mare con una rete intricata di canali e ricca di templi. Sede del governo e
della residenza reale.
 
Arrivo nell’aeroporto immerso come sempre nel brulichio di persone che lo frequentano e come la metropoli è perennemente nel caos.
Traffico e strade affollate con moto taxi indisciplinati che corrono come pazzi. Trovo un moto taxi con un giovane e raggiungo l’hotel
Twin Towers, che ho prenotato per cinque notti. Il mio autista è distratto ed esuberante, mentre guida mi fa vedere le foto di un figlio
appena nato e, anch’io faccio vedere quelle dei miei nipotini. Siamo talmente frizzanti, che stavamo dimenticando di scaricare il mio
trolley.
 
Mi sono trattato bene ed ho una bella stanza in j albergo a quattro stelle ma, l’aria condizionata è a un alto livello e non riesco abbassarla
… mi devo vestire per la notte.
 
È la terza volta, che vengo a Bangkok e mi sembra che il tempo si sia fermato. Passo alcuni giorni e rivedere i luoghi turistici più famosi.
Il Palazzo Reale con residenza reale del sovrano e il Wat Phra Kaew, che contiene il Buddha di Smeraldo, in realtà un blocco di giada,
venerata e motivo di una disputa con la Cambogia, che ne contesta il possesso e che spesso sfocia in scontri armati. Il Wat Pho con un
immenso Buddha sdraiato lungo 46 m e altro 15 m. Wat Traimit con un Buddha di otre 5.000 kg, che ricoperto da gesso e stucchi, solo
grazie a una caduta si è scoperto che l'interno è d’oro massiccio. Un giro è d’obbligo anche al mercato galleggiante con molte barche
lungo i canali. Salgo anche sul Baiyoke Sky, che devo prenotare. Un grattacielo avveniristico alto 304 m. (328 m. compresa l’antenna
televisiva) con un ristorante girevole a buffet libero, che con un cliente come me … ci rimette sempre.
Davanti all’albergo scopro una cucina di strada economica e buona, dove posso mangiare pesce a volontà.
Qualche giorno e con un volo della Bangkok Airwais vado nell’isola di Koh Samui. 228,7 kmq. 70.000 ab. nel Golfo di Thailandia, ricca
di spiagge e centro vacanziero simile a Phuket. C’è subito aria vacanziera con l’aeroporto con sale e spazi all’aperto. Un mini bus e
raggiungo l’albergo che ho prenotato on line. C’è un clima di vacanza nell’aria (?) e … anche l’hotel Lotus Friendly sembra in ferie e non
trovo nessuno alla reception. Interviene una signora, che mi vede arrivare e chiama un addetto. Qualche minuto e mi è assegnata una
stanza spartana ma confortevole. Simile a un motel le camere hanno accesso a un cortile con ingresso indipendente. Una volta sistemate
le mie cose, faccio un giro per il centro. Sono in un viale, circa duecento metri dal mare, con molti ristoranti, hotel e locali affollatissimi.
È tutto caotico. Nei giorni successivi vado visitare il Big Buddha, simbolo dell’isola, enorme statua del Buddha d’oro, Wat Phra Yai, sopra
una gradinata e alta 12 metri. È il simbolo dell’isola. È un bagno di folla ma, riesco a infilarmi tra la gente e salire la gradinata. Noleggio
una moto, credo di 90 cc, per due giorni. Fa una nuvola di fumo ma, il motore gira bene. Giro l’isola di Koh Samui, vado a Hin Ta Hin
Yai con alcune rocce lungo la spiaggia, che hanno nominato con un po’ di fantasia dell’uomo e della donna. Una roccia è simile a un
pene e un’altra ha una spaccatura che ricorda una vagina. … io credo che non abbiano molta memoria.
Qualche difficoltà per le vie verso lo interno per vedere Na Muang Waterfall, cascata molto piccola e con poca acqua, in pratica le due
attrattive turistiche dell’isola, oltre alle spiagge. Trascorro anche dei giorni in spiaggia, sono necessari almeno altri cento per arrivare
dove il livello dell’acqua è un po’ più profondo e si possa nuotare. Ci sono molti venditori di bibite e il caldo afoso aiuta i loro affari.
Molto numerose sono le massaggiatrici ma, sono un po’ improvvisate ben lontane dalle professioniste.
Alcuni giorni ho una forte tosse e qualche difficoltà a respirare prendo della tachipirina portata da casa e in qualche modo, dopo alcuni
giorni, sto meglio.
Un giorno faccio un’escursione a Koh Tao un’isoletta vicina molto bella. Il mattino mi prelevano all’hotel e a una quindicina di km,
verso il nord dell’isola, m’imbarco su un moto scafo spinto da tre grossi motori fuoribordo dal fondo piatto, che nonostante il mare
calmo, sbatte con forza sull’acqua. Quasi due ore di mare aperto e attracchiamo a Koh Nan Yuan e la penisola di Koh Tao con due belle
insenature con l’acqua di colore smeraldo. Due addetti, forse per pietà, mi chiamano papà e mi aiutano nel tratto finale. Mi segnalano i
punti, dove mettere i piedi, mi tirano e tifano per me. La cima è un piccolo spazio tra le rocce e bisogna salire su alcune grosse pietre
per accederci. C’è una veduta molto bella del golfo e isolotti sottostanti. Il tempo di scattare qualche foto e immergersi nell’acqua
refrigeratrice e ripartiamo. Torniamo indietro e facciamo una nuova sosta a Koh Phangan altra isoletta stretta e lunga, dove pranziamo.
Ci sono numerosi sentieri che si addentrano nella giungla e uno va a un magnifico ristorante immerso nel verde. Nei pressi della spiaggia
di ciottoli c’è anche un’altalena attaccata a un albero ad almeno 20 metri dal mare, che incute un po’ di vertigini e timore. Altro giro a
Koh Samui con la moto è al Fisher Mann Village un villaggio di pescatori, un tempo di soli pescatori e ora con molti ristoranti.
Circa quindici giorni poi, con un traghetto, raggiungo la terraferma, il pontile di Donsak Seatran Ferry Pier e da lì un mini bus fino a
Surat Thani 10 m s.l.m. 135.000 ab. E’ una città priva d’interesse turistico, centro di campagna con strade meno caotiche e trafficate.
Ho prenotato un alloggio presso l’Hotel My Place, piacevole e in centro paese. Sistemato il trolley in camera, esco subito nel vicino
mercato rionale. Dolcetti, manicaretti colorati, pastelle a base di ananas e banana, fruit Jock e molto altro. Assaggio qualcosa e ceno
con un enorme pesce. Nessuna stoviglia, nemmeno le bacchette, devo mangiarlo con le mani. Surat Thani non è un centro turistico e
i costi sono dimezzati, nessuno parla inglese e sospetto che molti non sappiano leggere e scrivere nemmeno il thailandese. Un paio di
giorni e con un bus raggiungo la località vicina di Ao Khanom e la pensione di Banontong. Un gruppo di poche camere, anche qui
non c’è una reception e devo chiedere nelle case vicine per ottenere assistenza e le chiavi della stanza, che è provvista di tutto anche
della tvc. Ao Khanom è nel distretto di Nakhon Thammarat, una località quieta dimenticata dal mondo. Spiagge chilometriche deserte
e acqua trasparente. In questa località c’è la foce di un piccolo fiume e ci sono molti pescherecci attraccati, il pesce si può comprare
direttamente dai pescatori a pochi Bath. Non trovo la possibilità di fare un’escursione in mare per vedere i delfini e mi reco presso
alcune barche con un touc touc. Il giovane autista è gentile e onesto, mi evita il giro a vuoto e mi consiglia di posticipare il giro allo
indomani, perché le barche non sono sempre disponibili e in questa giornata erano in mare aperto. Lo ascolto e il giorno vado a Thong
Nien e la borgata di Laem Prathap, dove trovo un paio di barche che facevano giri nella baia. Contratto il costo e assieme a una coppia
di turisti russi parto per l’escursione. La baia è rovinata da una ciminiera di fumo di una fabbrica e le carcasse di alcune vecchie navi
che ne prelevano il materiale prodotto (?), forse pesce in scatola? La baia, nonostante la fabbrica, ha l’acqua trasparentissima ed ha una
una piccola colonia di delfini stanziali. Sono molto rari, forse unici, sono rosa, in pratica un gruppo di delfini albini e privi del pigmento
normale. Sono poche decine e non è facile osservarli. Scattare foto è difficile perché spuntano dall’acqua all’improvviso e non seguono
traiettorie scontate, come quando seguono le barche. Vedo un paio di delfini in lontananza ma incrocio anche due blue, un bel colore
blue metallizzato, forse il risultato d’incroci tra quelli rosa e gli altri. Un giro di oltre due ore in una laguna molto calma lungo la costa
e poi, torno al pontile di partenza. Torno a Ao Khanom e il giorno dopo sono ancora a Surat Thani. Era un bell’alberghetto e ci ritorno.
Nel vicino Night market, mercato notturno ma, che in pratica è aperto tutto il giorno, ceno e pranzo nelle varie cucine di strada.
Mangio spiedini con calamari buonissimi, punte di soia senza gusto, bocconcini di pollo e weewil una sostanza biancastra insapore, che
scopro, quando torno in camera e posso accedere a internet, che sono una specie di scarabeo del riso.
Trovo un volo economico ma complesso per proseguire il mio programma di viaggio. Una combinazione tra Thai Lion Mantari e Malindo
Air, compagnie aeree locali. Torno a Bangkok, poi cambio aereo per Singapore e ancora un volo per Kuala Lumpur. Sono voli low cost
ma, devo aggiungere soldi per il bagaglio e per altri costi non ben compresi. È comunque un biglietto economico. Mi rilevano la febbre
ed ho un paio di linee, credo sia dovuto alla stanchezza e mi fanno un breve controllo medico. Ho sentito notizia dall’Italia, che c’è una
malattia contagiosa, che sta intaccando tutto il mondo, il Covid. Un test medico negativo. Nella concitazione del controllo e, seduto su
una panchina, sono stanco e dormo qualche minuto, quando mi chiamano per la visita e mi sveglio scopro che mi hanno derubato del
borsello. E’ un danno notevole, la macchina fotografica, che non funzionava bene, un teleobiettivo, qualche soldo in euro di riserva,
le chiavi di casa, le chiavi del lucchetto del trolley e il token della banca, che si usa per accedere al conto on line. Faccio la denuncia
alla polizia aeroportuale e poi stanchissimo in una giornata passata tra un aereo all’altro raggiungo l’hotel Raja Bot, che ho prenotato
in precedenza. Forse ho preso freddo con l’aria condizionata, ho conati di vomito e sto male.

Malaysia 338.803 kmq. 33.000.000 ab. confederazione di Stati. È divisa in due parti peninsulare Malesia e insulare Borneo. In
Malesia gli stati di: Joor, Negeri Sembilan, Selangor, Putrajaya e il distretto della capitale e nel Borneo: Sarawak, Sabah e Labuan.
Indipendente dal Regno Unito dal 1965 è una monarchia costituzionale elettiva. Capitale Kuala Lumpur. Lingua Malese e inglese.
Gruppi etnici: bumiputera / malese (70%) con indigeni (13%), cinesi (22%) e indiani. Religione: islam (63%), buddismo (20%),
cristianesimo, induismo. Ha un forte sviluppo industriale. Moneta: ringgit € 1,00 = 4,55 ringgit FM$. Targa automobilistica FM.
Prefisso tel. + 60.

Kuala Lumpur. 66 m s.l.m. 1.900.000 ab. capitale della Malesia e della Federazione di stati. Fondata nel 1857. È una metropoli
moderna dominata dalle due torri Petronas, grattacieli alti 451 m. Un paio di giorni li passo in aeroporto tra vari uffici di polizia
o assistenza ai viaggiatori per vedere se almeno hanno ritrovato qualcosa ma, senza fortuna. La camera dell’albergo è piccola ma con
tutti i confort. Piove e mi concedo alcuni giorni di sosta assoluta. Chiedo alla mia banca la possibilità di ottenere un dispositivo
cartaceo con i numeri per accedere al conto, com’era qualche tempo fa ma, non è possibile. C’è un sistema di metro sopra elevata
su monorotaia e ne approfitto per girare la città con un costo irrisorio. La KL permette di arrivare anche in aeroporto e costa poco.
Nei pressi dell’albergo ci sono numerosi mercati rionali e in pratica posso comprare anche cose da asporto con pochi ringgit. C’è
anche un locale, dove posso prendere un cappuccino all’italiana quasi buono.
Una mattina vado a visitare la Batu Caves un luogo sacro induista in una grotta, che si raggiunge con una lunga gradinata. Sono
già stato in Malaysia e c’era molta gente e non ero riuscito a entrare. Arrivo nella località a una quindicina di chilometri dal centro
mentre è in corso il Thaipusam, una delle feste religiose più importanti dell’anno. C’è una marea umana. Squadre di fedeli con dei  
penitenti portano sulle spalle maschere e sagome e sfilano verso la gradinata. Le strutture sono direttamente agganciate con dei
supporti metallici, tipo uncini al corpo e molti hanno spilloni conficcati nelle guance. Il caldo soffocante e la fatica li fanno cadere
dopo qualche centinaio di metri e sono subito sostituiti da altri volontari del gruppo. Salire i 272 gradini è un’impresa impossibile,
io ci rinuncio anche questa volta. Un taxi, che prendo assieme ad altri due turisti per risparmiare e torno in centro ai piedi delle
Petronas. Sono stanco anch’io e non oso pensare come lo siano i penitenti. C’è un’area con molti ristoranti e alcuni sono all’italiana.
La Trattoria oltre a una pizza buona ha un servizio, che con il costo di una delle pietanze permette di accedere a un buffet libero
con pomodori farciti al tonno, cipolle ripiene e altre cose stuzzichevoli a volontà, addirittura pezzi di grana e gorgonzola,
nonostante il costo iniziale elevato, è molto economico.
Notizie dall’Italia parlano del Covid, come una vera epidemia con sviluppi devastanti, uno dei focolai è proprio a Vò, un centro
a pochi chilometri dal mio Paese.
Un giorno torno per visitare le Torri Petronas, che ho dovuto prenotare, la coda di visitatori sempre lunga e anche con la
prenotazione c’è un’attesa di quasi un’ora. L’aria condizionata è molto elevata e sembra essere all’interno di un frigorifero.
Terminate nel 1998 su progetto dell’architetto argentino Cesar Pelli. A 171 m d’altezza c’è lo skybridge, ponte di acciaio e vetro,
che unisce le due torri. L’accesso è consentito a piccoli gruppi e la struttura che vibra sotto il vento costante, incute un po’ di
timore. Sotto la cupola della torre c’è un piccolo museo delle torri stesse e sulla sua costruzione.
Nel mio hotel una freccia sul soffitto della mia stanza indica la direzione della Mecca, per le preghiere dei mussulmani.
Qualche giorno e torno in aeroporto. Un volo con Air Asia, altra compagnia low cost, che costa molto poco ma, è necessario
pagare un extra per il bagaglio e altri piccoli compensi non previsti. Nell’attesa del volo torno all’ufficio della polizia aeroportuale
ma, non è stato trovato nulla di quanto mi hanno derubato, la stessa denuncia non era stata fatta perché scontata l’impossibilità
di ritrovare qualcosa. Ho un’altra macchina fotografica, piccola ma funziona bene e posso usare anche il telefonino. Il maggior
disagio è la mancanza del token, che non mi permette di controllare i conti ed eseguire bonifici o pagamenti vari delle bollette.
Un paio d’ore di volo e arrivo in Borneo.

Borneo 743.330 kmq. 22.000.000 ab. diviso in 3 stati confederati con la Malaysia: Sarawak, Sabah e Labuan, il Kalimantan
dell’Indonesia e il minuscolo sultanato del Brunei. Montuosa e selvaggia col Monte kinabalu 4.095 m s.l.m. e ampie aree
coperte da giungla tuttora impenetrabile.

Sarawak. 124.4350 kmq 2.700.000 ab. nel nord ovest del Borneo. Una volta ricoperto da fitte foreste il territorio è ormai
in gran parte sostituito da piantagioni di palme e altro. Capitale Kuching con il palazzo del sultano Astana dei Rajà bianchi.

Arrivo a Kuching. 8 m s.l.m. 580.000 ab. capitale del Sarawak. Letteralmente città del gatto. È nei pressi della foce del Fiume
Sarawak con il palazzo dei Rajà bianchi di Astana e il Fort Margherita a difesa dai pirati, che imperversavano in questi mari e
sembra che tuttora esistano nell’area nord est del Borneo. Il nome è dovuto ai primi visitatori della città, che chiesero al capo
tribù locale il nome della città, questo stava guardando un gatto e così credettero che quello fosse il nome della città stessa.
Ora il gatto è celebrato in città con un museo, monumenti o statue sparse in vari luoghi della città.
Mi sistemo in un hotel molto spartano l’Hotel Oyo Hilltop Room. Mi assegnano una stanza senza finestre ma, riesco cambiarla perché
avevo prenotato una delle camere migliori. Mi danno una stanza migliore ma, sono sopra a una discoteca … leggermente rumorosa fino
alle 2 di notte.
Kuching è una bella città, un lungofiume con vari locali e bancarelle varie molto appetitose. Un quartiere cinese e uno indiano multi colore.
Un ponte avveniristico pedonale, che unisce le due rive e il palazzo di Astana sulla riva nord assieme al Forte Margherita. Molte barche
simili a canoe solcano il fiume e portano le persone da una parte all’altra. Qualche giorno a oziare nella città e poi faccio le due escursioni
legate a questa località. Non ci sono molti turisti in questo periodo e, in pratica ho difficoltà a trovare soluzioni economiche. Un giorno
con un pullmino, che raccoglie passeggeri per strada, raggiungo Bako e con una barca arrivo al quartiere generale del Bako National Park.
È un punto di partenza per vari sentieri nella giungla fitta, che arriva al mare e, in pratica, per accedere alle spiagge sono necessario delle
barche e si possono raggiungere solo dal mare. È quasi impossibile attraversare questa giungla selvaggia con alture e acquitrini frequentati
da serpenti e sembra anche giaguari. Le attrattive maggiori sono le scimmie presbiti dalla cresta o argentato (trachypithecus cristatus) e in
particolare il nasica o scimmia dalla proboscide (nasalis larvatus) da un caratteristico naso lungo, che rivela la fertilità. Scelgo un sentiero
ma gli animali li vedo solo nei pressi del quartiere generale, grossi cinghiali barbati (sus barbatus) e cerbiatti che si eclissano subito nella
giungla. Il fondo del sentiero è bagnato e scivoloso, meno di un paio di chilometri, dove rischio di cadere varie volte e torno indietro.
Mangio nella struttura del parco, che ha una cucina per i turisti e ho subito un ospite, che mi fa compagnia. Una scimmia presbite, presumo
abituata ai turisti, si siede al mio tavolo e … devo imboccarla con del cibo. C’è anche una scimmia nasica, che attraversa un prato ma, come
in una sfilata tutti i turisti si assiepano per vederla ed io, mi trovo dietro al mucchio e vedo poco. Il ritorno la barca parte dalla spiaggia ed
è necessario entrare in acqua, c’è anche una forte pioggia e acqua sotto e acqua sopra m’inzuppo tutto.  
Nel centro commerciale principale, nei pressi del lungo fiume compro due paia di occhiali da vista. Un tecnico mi fa una visita oculistica e
mi procura un paio per vedere da vicino e un altro da lontano a circa € 12,00 ciascuno.
Un giorno vado a piedi sull’altro versante, lungo il pedonale e visito il museo del gatto. Statue e foto di ogni genere e ci sono anche gatti da
potere accarezzare. È nella zona nord del fiume, meno popolata e percorro almeno una decina di chilometri tra andata e ritorno e varie
stradine, dove mi perdo. C’è un servizio di taxi Grab con tariffe agevolate ma, non riesco trovarne di liberi.  
Un locale indiano mangio del naan al formaggio molto buono. È simile a due pizze, molto sottili sovrapposte con del formaggio fuso in mezzo.
Siamo a metà febbraio alla tvc parlano dell’Italia con la pandemia in piena espansione, noi italiani sembriamo appestati e appestatori.   
Un giorno vado al Sarawak Village un complesso di abitazioni tipiche del Borneo in un bel parco verde. Ovvio non ci sono tour e ci devo
andare con i mezzi pubblici.
Ancora cerco di andare al Matang Wildlife Center e lo trovo chiuso. Il taxista si scusa perché non lo sapeva e non vuole farsi pagare la corsa.
È onesto e alla fine la pago a metà. In questo luogo c’è la rafflesia, un fiore enorme, che fiorisce una volta l’anno ma sembra che in questo
periodo i petali non siano ancora schiusi. È il fiore più grande del mondo.
Il tempo alterna giornata di sole a quelle di pioggia intensa. Faccio un’altra escursione in acqua sulla foce del fiume Sarawak. Compro un
tour in un’agenzia e parto con un’altra coppia di turisti. Una ventina di chilometri e arrivo al pontile d’imbarco. La pioggia aumenta e
l’escursione è annullata e torno a Kuching. L’altra coppia non può spostare ‘escursione perché è in partenza e non la compiono per un
solo turista e annullano definitivamente anche il mio tour.
Faccio un giro anche in barca risalendo il fiume per qualche chilometro assieme a qualche turista giapponese e filippino.   

In Italia vedo un tg con Mentana che fa un vero bollettino di guerra. Contagiati, ricoverati in ospedale e decessi. Scuole chiuse e chiusura
di tutte le attività. Anche qui iniziamo a indossare mascherine e … preoccuparsi.

Nuovo volo, in pratica costano meno di autobus in percorsi stradali, che impiegherebbero più giorni e vado a Miri 8 m s.l.m. 350.000 ab,
sempre nello stato di Sarawak. Importante centro petrolifero con numerose piattaforme in mare. Produzione di legname e palma da olio.
C’è anche molto turismo per i vicini parchi nazionali di Gunung Mulu, di Loagan Bunut, delle Colline di Lambir, di Niah patrimonio dello
Unesco. Sempre con Air Asia che costa poco. Trovo una sistemazione ottima, un hotel con tre stelle a costo stracciato la Somerset Hotel.
Ho anche una discreta connessione internet funzionante.  Un paio di giorni a oziare per la città con un porto peschereccio e un quartiere
di pescatori su palafitte in riva della foce di un fiume, che sembrano dover cadere da un momento all’altro. Non ci sono altri turisti in
questo periodo e mi arrangio per andare a visitare il Niah National Park. Gli altri sono troppo lontani ed è necessario andarci con un volo
privato, che costa troppo. Un autobus e raggiungo Batu Niah, una rotonda sull’arteria principale del Paese, la stessa per Kuching, poi con
un taxi che contratto anche per il ritorno fino all’entrata e quartiere generale del parco. M’incammino su un sentiero, poco dopo supero su
una barca il fiume e quindi altri 4/5 km su un percorso tutto sopraelevato su passerelle di legno in un tratto di giungla. È un’area con tre
fiumi che hanno formato una foresta pluviale con molti acquitrini e aree perennemente coperte d’acqua. È impossibile superarle senza le
passerelle. Arrivo alle Trader’s cave, una spaccatura rocciosa dove gli indigeni avevano vissuto e rappresenta uno studio per la formazione
dei vari periodi alluvionali nella zona. È una grotta carsica dovuta in gran parte dal crollo di alcune pareti. Nella giungla ci sono anche animali,
che si sentono e si zittisco al mio passaggio, scimmie, piccoli roditori e serpenti, che non è facile vedere. Incrocio solo un paio di giovani
turisti locali. Ho fortuna, quando torno inizia un forte acquazzone e riesco ripararmi sotto le tettoie del quartiere generale. Arriva dopo un
po’ il taxi, che avevo prenotato e torno alla rotatoria sulla strada principale e da lì con un autobus torno a Miri.
Qualche giorno a godermi la calma della città, una bella sistemazione economica e poi, ancora con un autobus vado nel vicino sultanato del
Brunei.
Brunei. 5765 kmq. 450.000 ab. monarchia assolutista con un accenno di costituzionalità. Stato islamico. Capitale: Bandar Seri
Begawan. Lingua malese. Moneta dollaro del Brunei. Sigla automobilistica BRU. Prefisso telefonico +673. Secondo la mitologia
di Syair Awang Semaun, che ha scritto il poema epico nazionale, il fondatore del regno Dewa Emas Kayangan è apparso allo
improvviso come messo dal cielo e convertì il popolo all’islam e divenne il primo sovrano con discendenza divina. Nel 1984 ottenne
la piena indipendenza dall’Impero Britannico. È applicata la legge della shari’a e dal 2019 c’è la condanna a morte per gli adulteri
e gli omosessuali con molta disparità di giudizio tra uomo e donna. Il minuscolo stato è ricchissimo per qualche giacimento di
petrolio e per il ruolo di scambi commerciali nell’area cinese asiatica.

Arrivo a Bandar Seri Begawan. 7 m s.l.m. 280.000 ab. capitale del sultanato. Città moderna e in pratica unica dell’intero stato. Trovo
con qualche difficoltà l’Hotel Le Gallery Suites, che ho prenotato, in un quartiere un paio di chilometri fuori dal centro città.
Subito un giro alla reggia. Quasi una cittadina lungo il fiume chiusa a turisti o curiosi e si può accedere solo con l’invito del sultano
Hassanal Bolkiah o di chi lavora all’interno. Un’enorme cancello e alcune guardie bloccano l’accesso. All’interno della recinzione
so che c’è anche una moschea personale, spunta la cupola in evidenza, edifici abitativi per la servitù e quelli per il sultano e i vari figli.
Una nuova escursione lungo il fiume e il Kampong Ayer, il più grande centro di palafitte del mondo, quasi una seconda città nell’acqua.
Vorrei vedere la scimmia nasica, che popola le rive e sbirciare la reggia che si affaccia sulla riva destra. La vegetazione nasconde gran
parte degli edifici e in pratica non vedo nulla. Le stesse scimmie sono ‘scortesi’ e si lasciano vedere solo da lontano.
Un giro nel centro per vedere il Royal Regalia Museum, il museo con tutti i regali ricevuti dal sultano. Ci sono molti oggetti con molto
oro ma, la più strana è una serie di manichini che ricostruiscono quella che dovrebbe essere una parata reale con tanto di baldacchino
ovvio d’orato, trainato da decine di soldati. È un peccato non posso scattare foto ma, che contiene la replica di uno di questi cortei. La
Royal Ceremonian Hall, dove avvengono i ricevimenti pubblici, un ampio rettangolo con giardini ma, anche qui, l’accesso è chiuso e
riservato. Imponente è la Moschea di Omar Alì Saifuddien, sulle rive di un lago o ansa del fiume. Vi conosco due turiste italiane, madre
e figlia, entrambe viaggiatrici abituali. Due persone simpatiche e piacevoli, la madre giornalista turistica e la figlia ha un blog molto
seguito sull’infanzia dei bambini. Ci raccontiamo delle nostre vicissitudini di viaggio e nel frattempo inizia il tramonto e la moschea
bianca si colora di rosa arancio. Un giro lo faccio anche nella Kampong Ayer, il grande centro di palafitte, che raggiungo con una barchetta
e mi perdo a zonzo tra le varie passerelle che collegano le baracche. Molto bella è anche la Moschea di Jaime ‘Asr Hassanal Bolkiah,
enorme, qualche chilometro fuori dal centro. Varie cupole e fontane all’interno, nel tornare non trovo mezzi e faccio a piedi 4/5 km
per il centro. Testo anche un ristorante italiano Frattini, parte di una catena di ristoranti presenti nel Brunei e nel Borneo Nord
Orientale. Linguine ai frutti di mare buone ma costose.
Pochi giorni e con un bus torno nel Borneo di Malaysia. Vorrei comprare un volo per la costa est dell’isola ma, ci sono connessioni
troppo basse e non riesco completare l’operazione. Torno nell’Hotel Somerset, che trovo quasi vuoto.
Qualche altro giorno di sosta e compro un volo della Malaysia Airlines un po’ complicato per Sandokana. Il costo è sempre basso
ma, devo tornare a Kuching, dove passo una notte all’Hotel Kuching Park di buona categoria ma, in pratica vuoto e il ristorante
funziona solo per asporto. Compro una cena fredda e mal cotta e la mangio in camera. Credo siano disposizioni per fronteggiare
la pandemia del Covid. Il giorno dopo riparto, sosta a Kota Kinabalu, 5 m s.l.m. 250.000 ab. capitale dello stato malese di Sabah.
Scalo tecnico senza scendere dal velivolo e meno di un’altra ora di volo arrivo a Sandokana.

Sabah. 73.631 kmq. 3.600.000 ab. nel nord est dell’isola del Borneo. C’è il monte Kinabalu 4.095 m s.l.m., il più alto dell’isola,
possibile raggiungerlo anche per chi non è alpinista. La costa è ricca di belle spiagge, barriere coralline e tratti foreste pluviali
quasi incontaminate. Sembra che al largo imperversino ancora adesso pirati moderni, che assalgono e derubano gli occupanti
di yachts di turisti facoltosi su lance molto veloci.

Arrivo a Sandokana 10 m s.l.m. 480.000 ab. su una serie di colline lungo la costa. Ha dato il nome a Sandokan, nella fantasia di
E. Salgari nei suoi romanzi di pirati ma, qui nessuno conosce lo scrittore o visto i telefilm trasmessi nei nostri canali televisivi.
Qualche diverbio con taxisti un po’ esosi e poi trovo un passaggio su un taxi collettivo, assieme ad altri turisti e raggiungo Sepilok,
località a una decina di chilometri di distanza, dove ho prenotato al Forest Edge Resort. È un ostello e speravo non ci fossero
altri vacanzieri ma, mi assegnano un letto in una stanza piena. Ho prenotato alcuni giorni e già dalla seconda notte gli altri se ne
vanno ed ho la camera tutta per me. È un bel lodge con casupole di legno sparse tra piccoli dossi ricoperti da vegetazione. Un
servizio ristorante e ritrovo dei villeggianti. Fanno anche la pizza e il sottofondo musicale è tutto italiano ma, chiedo e mi
assicurano che non ci sono altri italiani e siamo molto rari in questa località. La foresta pluviale della zona è caratterizzata da
una serie di riserve per la conservazione degli animali tipici del Borneo. Sono angoli dove, in pratica sono i turisti a essere in
sentieri recintati e difesi dagli animali, che sono liberi di spaziare in spazi molto ampi e si avvicinano solo per ricevere cibo, che
gli addetti distribuiscono a vari orari del giorno.
Comincio con il Bornean Sun Bear Conservation Center, angolo di foresta dedicato agli orsi del sole o labiale. Sono orsi più
piccoli tra i simili. Cacciati dai bracconieri perché pregiati nella medicina cinese, che gli attribuisce proprietà terapeutiche. È
l’orso reso famoso nel personaggio del Libro della Giungla di Rudyard Kipling, mowgli o Baloo. Ci sono molti orsi e arrivano
numerosi quando gli inservienti distribuiscono frutta e verdura entrando nelle zone a loro riservate. Gli animali sono abituati
e alcuni si lasciano accarezzare e fraternizzano con il personale.
Nello stesso giorno vado al Sepilok Orangutan Rehabilitation Center. Il bigliettaio è gentile e m’invita a tornare un altro giorno,

perché gli animali hanno già mangiato e non avrei visto niente. Lo ringrazio e torno il giorno dopo. Il sistema è lo stesso sentiero
e stanze con vetrate che permettono di osservare l’orango tan nel loro habitat, in questo centro ci sono molti che hanno bisogno
di aiuto e molti sono obesi e molto appesantiti, che non riescono più salire sugli alberi.
Al Forest Edge Resort sono gentili e mi danno un po’ di soldi con la carta di credito, perché lo sportello automatico più vicino è
a circa 12 km. Qualche km e devo andarci con un bus a Labuk Bay, dove c’è il Proboscis Monkey Sanctuary. Qui le scimmie sono
abituate ai turisti ma, non si lasciano toccare, comunque accettano volentieri offerte di banane.  Ci sono le famose scimmie dalla
proboscide, un nasone enorme che rivela la situazione sessuale e si colora di rosso quando aumenta la disponibilità ad unirisi.
Certo non c’è un po’ di privacy tra di loro. Ci sono alcune piattaforme rialzate, dove viene dato del cibo e altre con i turisti, che
le scimmie frequentano liberamente. Termina la distribuzione del cibo e, come se avessero timbrato il cartellino, si diradano e
tornano a nascondersi nella giungla.   
Nei pressi del resort c’è il Rainforest Discovery Centre, una serie di sentieri in parte sopra elevati su passerelle legate agli alberi
(canopy). La passeggiata è bella, attorno a un laghetto e ancora una volta gli animali si sentono e non si vedono. Torno la sera
con un tour organizzato e le guide ci fanno osservare illuminandoli animali, che altrimenti non avrei visto. Tranquillo, forse
dorme, un lori lento minuscolo. Un serpentello verde dal morso letale e su delle gabbiette fissare su alcuni alberi alti decine di
metri ci sono degli scoiattoli volanti. Siamo all’imbrunire e c’è poca luce, gli scoiattoli si lanciano da un albero all’altro e, in pratica
riusciamo vedere poco. Sono troppo veloci e quando il gruppo avvista uno nel volo non sempre s’intuisce la direzione, dove
guardare. Scattare foto è ancora più difficile e comunque sono brave le guide a riuscire a illuminarli con delle torce. Sono un po’
lento e mi attardo lungo il sentiero, quando arrivo alla base, sono già partiti e devo aspettare il gruppo successivo. Approfitto per
fare una chiacchierata con dei custodi del parco e assaggio qualcosa che stanno mangiando. Polpette abbastanza buone ma, non
mi azzardo chiedere cosa contengano.
Al resort faccio conoscenza anche con una simpatica turista canadese e ceno assieme con una pizza.
Un giorno vado in centro a Sandakan e poi riparto per Miri. Voli con Mas Wings, altra low cost del Paese. All’aeroporto ho problemi
ad imbarcarmi, noi italiani sono appestatori e mi contestano il volo. Hanno chiuso il traffico per via del Covid in alcuni stati, tra
questi il Sarawak, in particolare per gli italiani, che sono considerati appestatori.  Faccio notare che io sono assente dall’Italia da
oltre un mese e provengo da Miri e mi lasciano imbarcare.
Nuovo balzello di voli per Kota Kinabalu, dove pernotto in aeroporto. Il giorno dopo, nuovi voli per Labuan e il piccolo stato, che
prende il suo nome e Miri. Torno nello stesso albergo e mi sembra di capire di essere l’unico cliente. Un paio di giorni e altro volo
con Air Asia per Kuching. Ancora al Kuching Park Hotel.
Prenoto una serie di voli con Air Asia per Pontianak nel Borneo Indonesiano. E altri fino all’isola di Flores, meglio conosciuta per

i draghi di komodo. Aggiungo alcune notti in un hotel della città indonesiana. Vado all’aeroporto e mi bloccano la partenza perché
è chiusa per chi proviene dal Brunei. Sono bloccato. La Thai Airways la sera prima mi ha inviato una mail, e il mio volo di ritorno
è stato annullato e sostituito con uno per Zurigo. Non posso protestare, qui sono molti decisi e mi caccerei nei guai. Compro subito
un volo, sempre con Air Asia, e torno nella serata a Kuala Lumpur la capitale.
Torno al Rajà Bot Hotel, ancora unico cliente. Due notti e mi confermano solo una. Chiedo alla reception e stanno chiudendo per
Covid. Prenoto un hotel vicino l’Oyo 805 Run Star nei pressi di una stazione della metropolitana aerea. Pago on line ma alla reception
non hanno ottenuto nessun pagamento e devo pagare di nuovo. I ristoranti della zona sono tutti chiusi e rimangono aperti solo i
supermercati e i take away. La sera, faccio un giro in centro e alcuni poliziotti m’invitano a tornare in albergo. C’è il copri fuoco. La
camera è confortevole e posso resistere. Mi arriva un'altra mail e anche il volo per Zurigo è annullato senza nessuna scelta.
Vado in aeroporto per cercare un volo di rientro ma è chiuso, ci sono solo voli organizzati. Vorrei raggiungere la costa Est della
Malaysia e rimanere lì per un mese o due, fino a quando si tornerà alla normalitò ma, anche i voli interni sono soppressi.
Vado all’ambasciata d’Italia e chiedo aiuto. Il piantone non parla italiano e con qualche fatica mi fa parlare con un connazionale.
Non sono l’unico e un’altra quarantina di connazionali stanno cercando di rientrare. L’addetta mi segnala che c’è un volo in partenza
di Air Asia, organizzato dalla Malaysia per recuperare un gruppo di studenti malesi a Roma ed è possibile imbarcarsi, ovvio a pagamento.
La condizione principale è di eseguire un tampone ed essere negativi per imbarcarsi. Nessuno conosce orari e termini di tutto questo.
Torno in albergo, nel frattempo hanno telefonato per farmi tornare e fare il tampone. Così faccio e vado all’Hotel Ibis, dove è stata
riservata una sala e sono fatti i tamponi a tutto il gruppo. Il risultato, nonostante l’urgenza sarà visibile solo tra un paio di giorni, nel
frattempo ci apprestiamo al volo. Rinviata la partenza ci invitano a tornare ognuno nel proprio hotel per un’altra notte. Torno all’Oyo
805 Run Star e ancora dopo un paio d’ore mi telefonano di presentarmi per l’imbarco. Persi i soldi anche di una notte in albergo.
L’ambasciata ha approntato un paio di pullman per farci salire distanziati e andare in ambasciata per compiere alcune formalità e
firmare la promessa di pagare il volo di rientro, €  1.200,00 contro € 397,00 del volo annullato. Devo pagare anche € 140,00 per il
tampone.  Nell’albergo abbiamo osservato la distanza tra le varie di persone di quasi due metri, in ambasciata siamo stipati tutti in una
sala d’aspetto di non più di 4x6 metri. Un timbro di permesso di uscire dalla Malaysia e nella serata partiamo con due autobus verso
l’aeroporto. L’ambasciatore ci precede con la sua auto Maserati privata. È una buona cosa perché la sua presenza stimola i doganieri
ad abbreviare i controlli. Stiamo per salire sull’aereo approntato per l’occasione e le operazioni s’interrompono. L’aereo dovrebbe fare
uno stop a Dubai ma, hanno negato il permesso di atterrare. Altre due ore d’attesa e partiamo per un volo non stop. Ho smesso di capire
certi meccanismi ma, l’abitacolo è vuoto e siamo solo noi e in pratica, ci fanno sedere ogni due posti ma tutti vicini tra di noi e lasciano
vuoto il resto dell’aereo. Quasi quattordici ore di volo senza tvc o altro e atterriamo a Roma Fiumicino. Io sono inviato su un'altro volo
e dopo due ore decollo per Milano.
Arrivo a Malpensa con un volo Alitalia ed esco dall’area quasi senza nessun controllo. Un’autocertificazione e salgo sul Malpensa
Express, recupero la mia auto da mia figlia, che mi saluta dalla finestra e imbocco l’autostrada. Fatico anche far benzina, le pompe
di rifornimento sono sono quasi tutte chiuse ed esco per rifornirmi. arrivo a casa.
La protezione civile del mio Paese m’informa che devo rimanere in quarantena 14 giorni e se ho bisogno di qualcosa, devo
chiamare loro per fare la spesa o altro. Sto bene, molto bene e rimango chiuso in casa per il tempo stabilito.
Torna ai contenuti