Capo Nord - diario di viaggio - Renato Capparotto - Mi piace andare in giro

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Capo Nord - diario di viaggio

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CAPO NORD e ritorno dall’ex URSS

Premessa - siamo nel 1978

E’ un viaggio ‘datato’ che ho dovuto organizzare con largo anticipo. Il visto dell’Unione Sovietica era vincolato alla prenotazione degli alberghi, nel mio caso camping, giorno per giorno e anche la strada da seguire era prestabilita. Viaggio da solo sulla mia auto, una Fiat 128 3p.

01° giorno – giovedì 15 giugno

Parto nel primo pomeriggio da Vicenza, risalgo la Valdastico, supero il Valico della Fricca, arrivo a Trento, dove imbocco l’autostrada fino al Brennero. Un breve controllo al confine con l’Austria.

… incredibile sono ricco! I doganieri scoprono che ho soldi superiori a quanto potrei esportare in contanti. Io uscire con più soldi del consentito? Non mi ero mai posto il problema, e non conosco l’importo e per questo viaggio devo usare in prevalenza i contanti. La differenza è minima e benevoli mi lasciano proseguire.   

Devo sempre risparmiare ed evito il pedaggio del Ponte Europa molto caro e arrivo a Innsbruck.  E’ bello poter lanciare a tutta velocità l’auto in autostrada senza nessun limite e tocco i 180 kmh. Il confine tra Austria e Germania è molto superficiale e transito senza far vedere nessun documento.
Sono attrezzato con una tendina canadese e mi fermo nei pressi di Kassel per la notte.

02° giorno – venerdì 16 giugno

Il programma del viaggio è lungo e impegnativo, devo rispettare il periodo di ferie, la strada da percorrere è tanta e … devo correre.
Una breve sosta a Lubecca e la porta cittadina rappresentata sulle banconote dei marchi tedeschi e arrivo a Puttgarden.  L’organizzazione è perfetta, nessuna fila o attesa e sono subito all’interno del traghetto.  Circa un’ora e sbarco in Danimarca. La strada è buona e sempre perfetta, dimentico che qui ci sono dei limiti di velocità e ... infatti, mi ferma la polizia e mi eleva una contravvenzione. Sono smaliziati e m’impongono il pagamento immediato, altrimenti mi sequestrerebbero la vettura. Sanno che se non pago subito appena uscito dalla Danimarca non la pagherei più. Riduco la velocità e arrivo a Copenaghen, la capitale. Un breve giro per il centro, che ho già visto in precedenza e mi sgranchisco le gambe al Tivoli Park. E’ un parco divertimenti nello stile di quelli statunitensi con giostre, aree per pic nic, teatro e alcuni ristoranti.
 


Qualche chilometro e sono a Helsingor con il castello, dove W. Shakespeare ha ambientato una delle sue tragedie: Amleto. Il maniero è proprio sullo stretto di Skaggerak e Kattegat, nuovo traghetto e verso sera sbarco a Helsingborg in Svezia.

   Le giornate in questo periodo sono molto lunghe e il buio della notte dura solo due o tre ore. E’ un’area ricca di castelli, Sofiero, Krapperup, Knutsorp, alcuni sembrano delle ville un po’ fortificate. Uno spiazzo verso Bosjo, pianto la tendina e passo la notte. Alle 4 del mattino il sole scalda la tenda e preferisco partire.
Un giro per il castello / villa di Bosjo sulle rive di un piccolo lago.


03° giorno – venerdì 16 giugno
  Parto e faccio brevi soste a Dalby con la chiesa di Sveti Sandby, Lunds con la chiesa romanica e Malmo, città sullo stretto che guarda la Danimarca. Faccio un giro per il centro che, oltre a edifici storici, presenta in questo periodo un’expo di mobili di legno. La giornata è ancora lunga e proseguo oltre, Svaneholm e il castello, Ystad e il minuscolo centro medioevale, Glim Mingheus e la fortezza del XVI secolo ... ancora castelli, che sembrano più che altro delle ville residenziali fortificate. Sono abitate e quasi sempre è impossibile visitarle e in alcuni casi sono in parchi verdi difficili da  avvicinare.

   

Sosto a Kalskrona cittadina su isolotti granitici, come dei dossi e le strade a saliscendi. Arrivo al massiccio e imponente forte di Kalmar, che posso visitare. E’ chiamato "chiave di Svezia", perché quando lo conquistavano, in pratica avevano preso l’intera Svezia.
Un ponte lungo oltre 6 km, il più lungo in Europa e raggiungo l’isola di Oland. E' sera e proseguo fino a Borgholm, capoluogo dell'isola con le rovine di un forte che domina il centro abitato.Torno sulla terra ferma e mi fermo per la notte sulle rive del lago Vattern a Jonkoping.

04° giorno – domenica 18 giugno

 
La notte è breve, il sole scompare solo due o tre ore. Dormo poco. La cittadina è adornata con molte bandierine in festa, ma io parto subito. Costeggio il lago Vattern fino a Vastana dove c'è un altro castello. A Gràanna mi fermo e visito il Museo, realizzato nella casa natale, di S. A. Andrè un esploratore polare, che aveva raggiunto il Polo Nord o ci aveva provato? Sosta ad Alvastra e le sue rovine di un monastero cistercense. Tappa a Vadstena città natale di Santa Brigitta e il castello, che fu sede del Re Gustavo Vàasa. Supero Norrkoping e verso sera sono a Stoccolma, la capitale. Sono subito in centro e visito il vascello Vàasa, che doveva essere un vanto del Re Gustavo Vàasa ed è naufragato proprio nel giorno del varo. Una passeggiata per il Central Bron nucleo del centro storico, con il palazzo reale, teatro, Governo.  
Il sole non tramonta ed ho il tempo di vedere anche il Parco di Skansen. Un vasto parco dove sono state portate o ricostruite numerose case di legno tipiche del Paese animate dalla presenza di artigiani, che illustrano i lavori com’erano fatti nel passato: falegnami, ciabattini, ecc.
Festeggio il primo importante traguardo e salgo sulla torre televisiva di Kalnas e ceno nel ristorante che si trova sulla piattaforma panoramica della cima. Pernotto all'Hotel Central, vasagatan 38, +46 856620800, modesto ma pulito nei pressi di Piazza Sergel con la strada pedonale riscaldata che d’inverno ne permette l’utilizzo.


05° giorno – lunedì 19 giugno

 
Una buona dormita. Prenoto e riesco fare una telefonata a casa. Il mattino parto e vado a Drottingholm dove si trova la residenza reale. E' molto bella ma molto lontana dagli sfarzi di Versailles.

06° giorno – martedì 20 giugno

Un giro fino a Uppsala, cattedrale con le tombe dei reali di Svezia. Università più importante della Svezia. Il buon senso consiglierebbe di andare da qui direttamente verso Capo Nord, che dista solo 1700 km.  (lungo i fiordi sono quasi 3000 km), ma … non faccio mai le strade più facili e torno indietro qualche centinaia di chilometri per prendere la strada dei fiordi lungo la costa della Norvegia.

 
Sigtuna con chiesa dell’XI secolo, Skokloster con castello circondato dall’acqua, Vik altro castello sul lago. Gripsholm, Orebro e all’imbrunire sono vicino al castello di Lacko sul lago Vanern.

Sveglia mattutina, in pratica non dormo molto. Il sole sfalsa i tempi e sembra sempre giorno. Supero la cittadina di Lidkoping e arrivo a Skara dove c’è una bella fontana cronologica con rilievi che raccontano la storia dello Stato. Nel pomeriggio arrivo a Goteborg seconda città svedese. Sono subito sulla Gota Platsen con gli edifici principali della città, il parco Linsen, simile al Tivoli di Copenaghen.
Cerco una mia vecchia amica, conosciuta a saint Tropez, ma non la trovo.

     


La sera esco dal centro e seguo la costa fino a Tanum. Vicino ci sono ancuni interessanti graffiti risalenti all’età del ferro e del bronzo. Scende il buio mentre supero il confine di Svinesund con la Norvegia.
Mi fermo per dormire nella prima cittadina che trovo Frederikstad.

07° giorno – mercoledì 21 giugno

Ho preso freddo durante la notte e mi sveglio con lo stomaco ribaltato. Parto e oltre un grazioso ponte levatoio di legno e qualche chilometro arrivo a Oslo, capitale della Norvegia. Un giro per il centro con il palazzo reale, il castello di Akershus che domina la baia, il porto e il municipio in stile moderno ispirato a un disegno di Alvar Aalto. Nel pomeriggio raggiungo un'area che ospita un gruppo di musei. Entro per primo in quello Vichingo con navi e barche usate da questi grandi navigatori. E' provato che frequentassero le coste della Groenlandia e del Nord America, molto prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo.

Il museo che apprezzo di più è il Kon Ti Ki, dedicato alle imprese dell’esploratore Thor Heierdhal di cui sono un ammiratore. All’interno c’è la barca Ra II, costruita con il giunco di totora una specie di papiro che cresce nel lago Titicaca e usato nelle isole galleggianti dagli indios Uro. Thor sosteneva che i fenici, con questo tipo di imbarcazioni solcavano l'Oceano Atlantico. Dopo un primo tentativo naufragato in una tempesta. E' riuscito nell'impresa ed ha attravewrsato l'Oceano Atlantico.
Il museo raccoglie anche 'souvenir' che provengono dalle Isole della Polinesia e c'è anche una delle enormi statue dell'Isola di Pasqua.
Una delle prove compiute dallo scienziato esploratore è stata di sopravvivere in una isola selvaggia adattandosi agli usi e costumi del luogo lontano dalla civilizzazione.

Uscito dal Museo di Thor Heierdhal visito nche il museo del folk. Ho comprato un biglietto che permette di visitare tutti e tre l'esposizioni.
Simile al Parcoo Skansen di Stoccolma raccoglie antichi edifici di legno tipiche della Norvegia, tra queste c'è la stupenda Svet Kirke una chiesetta
tutta di legno con le pareti interne coperte da cone dipinte.

Quando comincia la sera, ma ancora c'è molta luce, parto da Oslo. Arrivo alle acscate di Honefoss, che trovo asciutte, perché la caduta dell'acqua è stata utilizzata per alimentare una centrale idroelettrica. Costeggio il Randsfjord, supero Brandbu e mi fermo a Lillehammer. Entro in una locanda dove alla televisione tarsmettono la partita di calcio, valiad per i mondiali, Italia – Olanda, dove siamo sconfitti. Qualche altro chilometro fino a Ringebu, dove c’è una chiesetta simile alla Svet Kirche, ma meno bella, poi devio verso il Sognefjord fino a Jotunheimen. Lo scenario è stupendo i bassi rilievi sono inondati dai raggi di sole, che creano riflessi irreali. Sistemo la tendina in un prato mentre soffia un forte vento gelido proveniente dal polo.

08° giorno – giovedì 22 giugno


La notte è molto fredda e indosso tutto il mio abbigliamento. Macchie di neve sono a poche centinaia di metri. Quando albeggia, verso le 2 ½ am smonto la tenda, parto e accendo il riscaldamento della macchina al massimo per scaldarmi.  Qualche chilometro ancora, supero il valico di Lei Pass circa 1500 mslm, in vista dell’Elves Mount 2469 mslm, altitudine massima della Norvegia, coperto da un manto di neve. Torno indietro e a Otta ritrovo la strada principale, nei pressi della cascata, che si ammira dal ponte. Le colline di Dovrefiell, la vallata di Dorregubbers Hall e arrivo a Trondheim. Città e porto sul Mar Glaciale Artico con una residenza reale molto modesta: Nella cattedrale sono incoronati i reali della Norvegia.  Il cielo è nuvoloso e piove qualcosa di gelido. Un giro per il centro e alcune spese alimentari e nel primo pomeriggio sono già nella periferia della città. La strada è buona e asfaltata, ma segue tutti i fiordi e quindi ci sono curve all’infinito. Sono molto rari i rettilinei che superano i duecento metri. Costeggio i fiordi di Trandheimsfjord, i laghi di Steinkjer e Snasaa con le sue rapide di Namskogan.

Mi fermo alcuni minuti per scattare alcune foto alle rapide e chiacchiero con u n motociclista tedesco ... chissà in che lingua?
Faccio alcuni passi e mi addentro in un boschetto di arbusti e piante basse per avvivinarmi a due aquilotti appollaiati su dei bassi rami. La coppia di rapaci, quando mi avvicino, scappano e si alzano in volo, ma poco dopo mi assalgono. Presumo ci sia il nido da qualche parte e per difenderlo fanno dei voli in picchiata radenti alla mia testa e preferisco tornare in auto.

Proseguo fino al villaggio di Mosjoene e dopo a Osen trovo una baracca abbandonata e mi sistemo all'interno per passare la notte. E' sempre freddo e uso tutto il mio abbigliamento.

09° giorno – venerdì 23 giugno


La notte è migliore ma sempre molto fredda. La luce continua non aiuta il sonno e parto prestissimo. Supero il valico di Korgfjellet 555 mslm con la neve ai bordi della strada. Nei pressi di Mo i Rana devio per un breve tratto di strada e arrivo al lago di Svartise. Il bacino ha una forma ovale e sul versante opposto scende una cascata che fuori esce dal ghiacciaio a poche decine di metri di distanza. C'è un battello che porta ai piedi delle rapide ma devo aspettare oltre 3 ore e preferisco avviarmi a piedi. La distanza penso sia di circa 3 km, ma si rivela una scelta infelice. Il terreno ai bordi dell'acua è ricoperto da muschie e licheni inzuppati dall'acqua decongelata, dove sprofondo per circ 5 / 6 cm, inoltre ci sono tronchi e rami di alberi caduti, che devo scavalcare. Numerosi ruscelli scendono dai versanti delle colline e spesso sono mimetizzati dall'erba e quando non li riconosco sprofondo di qualche decina di centimetri. E' proprio simile a un percorso di guerra. Arrivo ai piedi della rapida stremato e inzuppato d'acqua. Salgo poche centinaia di metri e arrivo alla parete del ghiacciaio che forma un piccolo lago cosparso da minuscoli iceberg.
Il sole stempera l'aria ed è meno freddo. Il tempo di asciugarmi un poco e arriva il primo battello con i turisti.
Salgo e approfitto per tornare subito al pontile di partenza dove in auto mi cambio con indumenti asciutti.
Torno al bivio e dopo Krokstrand la strada sale in un pianoro, dove trovo ancora i bordi innevati e supero il cippo, che indica il passaggio geografico del Circolo Polare Artico.
A Sommerset prendo un breve traghetto per superare un fiordo, che si incunea verso l'interno per quasi cento chilometri e sbarco a Bonnansjoen. Qualche chilometro e ancora un ferry a Borgnes che mi porta nei pressi della città di Narvik. Faccio una passeggiata in centro per sgranchirmi le gambe. Meno di un'ora e sono ancora in auto. Qualche chilometro fino a Nordjosboten, vicino alla cittadina di Vollan, e mi fermo in un b&b. E' una stanza, con una brandina, completamente disadorna, che una famiglia di contadini ha realizzato in una parte della stalla.

10° giorno – sabato 24 giugno

Consueto rito della vestizione a cipolla per la notte. Il mattino parto ancora presto e arrivo subito nella cittadina di Tromso. E' l'unica città degna di questo nome lungo la costa della Norvegia. E' considerata la capitale del Nord e ospita nel suo porto numerose baleniere. E' costruita su un dosso roccioso collegato da un ponte alla costa. La zona è anche famosa per il commercio delle pelli di animali: foche, volpi e renne. Lungo il centro spicca la sagoma di un orso polare imbalsamato.
Breve sosta nella moderna chiesa dell'Artico, struttura avveniristica, che permette un panorama sull'intera città. Quando riparto la strada diventa sterrata e trovo il manto asfaltato a tratti, ma la starda permane in buone condizioni. Il fondo è ancora gelato e la polvere non si alza. Il traffico è scarso e procedo sempre a una buona andatura.


Una breve salita fino al valico di Alta 500 mslm dove trovo un rifugio in perfetto stile svizzero e uno stupendo panorama sulla baia sottostante.

Qualche chilometro dopo trovo un piccolo accampamento lappone, forse un gruppo famigliare, che hanno piantato tende simili ai tepee dei pellirosse d’America. Gli arbusti hanno lasciato spazio ai licheni e sempre più grandi macchie di neve e ghiaccio. Un ferry a Repvag e raggiungo l’isola di Mageroy. Ultimi trenta chilometri, oltre il villaggio di pescatori di Honningsvag, attraverso tutta l’isola e arrivo a Capo Nord / Nord Kapp. Estremità nord dell’Europa a 71° 10’ 03”.  Rimango fino a oltre mezzanotte. Il cielo è nuvoloso e solo per qualche attimo compare il sole, che scende e ancor prima di toccare il mare torna a salire. Piove nevischio e lasciato il promontorio dove si trova il cippo e il rifugio di Capo Nord, cerco una zona più riparata e dormo alcune ore in auto.


11° giorno – domenica 25 giugno


Qualche ora, poi ancora Honningsvag con distese di stoccafisso (bacalà) appese a essiccare lungo la costa. Sono tra i primi a prendere il traghetto e lasaciare l'isola per sbarcare a Repvag. Trovo la strada principale a Russenes, mentre qualche gruppo di renne selvatiche pascolano ai lati della strada. Laksev e Karasjok, dove c’è il confine con la Finlandia. Sono subito a Karigasniemi e arrivo dopo qualche chilometro a Inari. E’ domenica e non posso cambiare soldi in markka finlandesi e mi concedo un buon pasto in un locale dove posso pagare usando la carta di credito.


A Purnunmukka c’è un ruscello e a pagamento si entra in un campo, si ottengono setaccio e stivaloni e si può entrare in acqua e cercare le pepite d’oro. I presenti affermano ci siano buone probabilità di trovare qualcosa, ma vista la gente presente, credo che l’oro lo abbia trovato il proprietario del campo.
Arrivo a Rovaniemi, che dopo un incendio hanno ricostruito seguendo dei criteri urbanistici di Alvar Aalto e … recentemente hanno aggiunto la casa Natale di Babbo Natale. E’ sera e pianto la tenda nei pressi di alcune abitazioni e la smonto subito perché sono attaccato da una nuvola di zanzare fameliche. Mi fermo più avanti a Kemi nel golfo di Botnia.

12° giorno – lunedì 26 giugno


Mi sveglio presto, ma devo aspettare l’apertura delle banche per cambiare dei soldi. I primi soldi li spendo per comprare del repellente per le zanzare, che trovo in un distributore molto fornito. Passo per i centri abitati di Kajaani, Valtimo, Larinsaari, dove faccio una piccola deviazione e salgo sul Monte Koli 347 mslm, il più alto della Finlandia (!). E’ un’altura che permette un panorama del tortuoso lago di Punkaharju con una tortuosa strada contornata di abeti, che lo divide in due parti. Arrivo a Savonlinna verso sera e mi fermo n uno stupendo boschetto, proprio davanti al castello circondato dall’onnipresente lago.

13° giorno – martedì 27 giugno

Visito subito l’interno del castello, dove stanno montando un palco in occasione di un Festival dell’Opera. Riparto, percorro la strada morenica del lago di Punkaharju e arrivo a Imatra, nelle vicinanze assisto al passaggio tra un lago all’altro di diverso livello del legname portato a valle. C’erano delle cascate, ma hanno deviato il corso dell’acqua per produrre energia elettrica.
Breve sosta a Tampere, anche qui la cascata è scomparsa e usata come l’altra usata per una centrale idro elettrica.
Attraverso il parco Nazionale di Aulensko, arrivo al castello di Hamenlimna troppo tardi ed è già chiuso ai visitatori. Il tempo di risalire in auto ed evito un violento acquazzone. Parto e raggiungo la capitale Helsinki. Mi fermo all’hotel Helsinki in pieno centro e a un costo ottimo, dimezzato rispetto alla Svezia.



14° giorno – mercoledì 28 giugno

Lungo il viaggio ho sempre corso, ma in pratica ho guadagnato solo un giorno sul previsto, perché nell’Unione Sovietica devo seguire un programma molto rigido. Ho dovuto prenotare i campeggi per il percorso giorno per giorno. Le borgate di Boorga o Poorvo, Lovia o Loviisa, qui tutte le borgate hanno il doppio nome con la versiione in russo. Oltre Vaalimaa pianto la canadese in un bel campeggio deserto di Virolahti.  Sono a qualche centinaio di metri dal confine con l'URSS.

15° giorno – giovedì 29 giugno

Rimango un intero giorno a girovagare per questo paese di frontiera. Sono in un prato sul bordo di un'area paludosa e lotto contro enormi zanzare, che i miei spray deterrenti non riesco a impensierire. Mangio qualche smòrrebrod tipici sandwiches con pane nero e pesce dei paesi scandinavi.

16° giorno – venerdì 30 giugno

Un buon caffè con la mia moka e il fornelletto del camping gas e comincio le formalità di frontiera. Il controllo è meticoloso ed estenuante, guardano tutta l'auto, controllano tutto. Ribaltano l'auto, frugano nei libri e nelle riviste, tra i vestiti, dappertutto, oltre 4 ore e mi permettono di entrare in Russia, uno degli stati dell’Unione Sovietica. Parto e trovo subito altri due controlli stradali. Verso mezzogiorno arrivo a Vyborg, una città di discrete dimensioni. Vorrei visitare il castello, che domina il centro abitato da sopra uno sperone roccioso dov'è ubicato. E' chiuso per restauri ma forse non è mai stato aperto ai turisti. Cambio dei soldi in banca e lascio la città. Trovo controlli di polizia ogni 20 / 30 km. Mi fermano per controllare i documenti ma sono incuriositi dalla mia provenienza e dalle mie magliette (del tutto normali) diverse dalle loro camce ruvide e incolori. A Zelenogorsk vorrei mangiare e cerco un ristorante non lo trovo e forse non esistono in queste piccole città. Trovo e sono bene accetto in una mensa di operai di una fabbrica, dove m'invitano ad entrare e non pago nulla. L’igiene è indescrivibile, servono uno spezzatino in umido, abbastanza buono, su piatti anneriti dal tempo. Arrivo a Repino dove ho il primo pernottamento programmato.


C’è un campeggio lungo il mare tra gli alberi lungo una spiaggia bella e frequentato da turisti locali. E’ presto e piantata la canadese vado a Leningrado, che dista pochi chilometri. Ho qualche difficoltà a viaggiare con tutte le scritte in cirillico, ma ho un percorso obbligato e i numerosi controlli di polizia sono svelti a bloccarmi quando esco dal percorso e m'incanalano sulla direzione giusta. Arrivo nel centro con il meraviglioso Palazzo d’Inverno con l’Ermitage, l’Ammiragliato, il Forte dei Santi Paolo e Pietro. Prima dell’imbrunire torno al campeggio. Questo percorso odierno non sarebbe previsto ma trovo poliziotti benevoli e non mi creano problemi. Lungo la strada mi fermo a fotografare lo scialasc o pagliaio, vero e proprio pagliaio, dove all’interno era stata ricavata una stanzetta, e si era nascosto Lenin durante le lotte contro l’impero.
Il campeggio è innovativo e ha anche un ristorante a self service il menù non cambia ... spezzatino in umido.

17° giorno – Sabato 01 luglio

Smonto la tenda e questa volta in regola con il programma raggiungo Leningrado, ex Stalingrado e ora San Pietroburgo. Visito subito il Palazzo d’Inverno, molto bello e l’Ermitage, antica reggia degli zar, ricca d’opere d’arte d’immenso valore. La metropoli di oltre 3 milioni di abitanti è edificata su alcuni isolotti granitici separati da canali che la rende simile un po' a Venezia. Assieme a molti turisti indigeni salgo su un battello, che non pago, qui nessuno, mi chiede soldi e arrivo al Palazzo Imperiale di Pietro il Grande. L’interno è chiuso ai visitatori e credo sia spoglio all’interno, ma i giardini sono ben tenuti e affollati. Non so se questo luogo sia consentito nel mio tour e fatto un breve giro per i giardini preferisco ritornare a Leningrado.



Alle 16 sono in centro ed esco alla ricerca di un distributore. Esco da Leningrado e, qualche chilometro dopo, trovo una deviazione e mi avvio verso Puskin, città natale di Puskin. C'è il palazzo dell’Imperatrice Caterina. E’ un edificio enorme molto bello ma chiuso completamente ai turisti e in evidente stato di abbandono.  A Puskin mi fermo in un mercato rionale, l’offerta è disarmante, gli articoli si possono contare sulle dita di una mano. Trovo, dopo una discreta ricerca, un distributore di benzina, molto raro perché circolano quasi esclusivamente camion a gasolio. E' quasi sera e parto velocemente verso la tappa prevista per oggi Novgorod.



La strada è larga e deserta, simile a un’autostrada. Non ci sono limiti di velocità e posso correre a forte velocità. Alle 8 pm arrivo nel campeggio. E' sulle rive del fiume Mista, immissario del vicino lago Ilmen. Monto la tendina canadese e faccio un giro per il centro. Novgorod è una bella città murata. Il cremlino ovvio è dipinto di rosso. Trovo una sala da ballo con una festa. Entro e mi accolgono quasi festosamente. Il locale è pieno e molti giovani ballano le canzoni dell’occidente, strano molti hanno abbigliamenti scopiazzati a quelli degli odiati americani. Vorrei scattare delle foto, ma preferisco chiedere e me lo vietano. Il gruppo suona bene brani di Elvis Presley o dei Beatles, mescolando parole inglesi alle russe.

18° giorno – domenica 02 luglio

Il mattino faccio un giro per il centro storico all’interno delle mura. Ci sono numerose campane decorate, che rappresentano gli eventi storici della Rivoluzione Sovietica. Lascio Novgorod, faccio una breve sosta sul lago di Vyshni Volochok, privo di qualsiasi attrattiva turistica. Conosciuto perché è la sorgente del fiume Volga, il più lungo d’Europa. Supero Kalinin, mentre il fiume è già navigabile e poco dopo arrivo a Klin. Visito la casa natale, ora museo, di Tchaikowsky. E’ una bella palazzina con giardino, una giovane ragazza carina, che parla bene francese, mi fa da guida. Vorrei darle una mancia ma rifiuta qualsiasi compenso.


Alle 6 pm parto e a Espovo mi ferma un tizio, quasi si butta in mezzo alla strada. Vuole comprare qualcosa e parte la trattativa. Gli vendo dei jeans, magliette e t-shirt tutte cose vecchie, che di norma butto in questi viaggi. Quasi un ora di trattative e riparto ... ricco di rubli.


Arrivo a Mosca con il buio. Giro a lungo la città alla ricerca del campeggio, che trovo nei pressi dell’aeroporto. C’è anche un albergo e vista la mia improvvisa ricchezza chiedo di cambiare e passare una notte in albergo? Mi è negato e, in pratica, dovrei chiedere al ministero degli esteri e modificare l'intero itinerario e pagare la differenza ... pagando con valuta straniera. ... torno a dormire nelal tendina.
Ceno nel ristorante dell’albergo, questo mi è concesso,  assieme a un ingegnere italiano che si trova qui per lavoro. Finita la cena andiamo in centro in auto, che lui conosce bene. E’ un giro facile poiché le maggiori attrattive sono tutte vicine alla Piazza Rossa, come il teatro del Bolscioi, la Biblioteca di Lenin, i magazzini Gum.
E’ ammirevole il cambio della guardia davanti al Mausoleo di Lenin, dove quando il soldato arriva e fa l’ultimo passo suona il rintocco della campana.

19° giorno – lunedì 03 luglio


Un nuovo giro per il centro e la Piazza Rossa. Entro nei Magazzini Gum, che si vanta di avere merce di tutta l’Unione Sovietica, e trovo un assortimento di articoli esposti pietoso. Alcuni negozi hanno un solo tipo di scarpa, un solo tipo di jeans e un unico frutto.  Un giro anche per via Kalinina considerata la via alla moda della città, dove comprano i ricchi funzionari locali. Alle 12 am lascio la capitale. Qualche chilometro e incuriosito, devio per una strada e arrivo a Gagarin. E’ un paese dedicato al primo astronauta sovietico e a ricordo, ci sono un monumento e un cinema che proietta filmati dell’impresa: la I circumnavigazione spaziale della terra.


Trovo una pattuglia della polizia e gentili mi accompagnano sulla strada principale. Qualche chilometro dopo ci riprovo e prendo una strada laterale, in pratica appena usciti dalla via principale le strade sono simili a mulattiere. La pubblicità sovietica è incredibile, le case non hanno la corrente elettrica, ma in un campo, in un’area completamente deserta, c’è un enorme pannello alto almeno una decina di metri con i soliti colori della rivoluzione. Alle 5 ½ pm sono a Smolensk tappa del giorno. La città non ha niente d’interessante, oltre al solito Cremlino con i soliti colori. Il campeggio ha anche dei bungalow e con una piccola ricompensa extra il custode mi assegna subito un alloggio completo di servizi. Ceno nel ristorante del campeggio assieme a un gruppo di Ferrara in gita politico culturale fino a Mosca.

20° giorno – martedì 04 luglio

Colazione in albergo con i ferraresi e parto. Sosta a Yurtsevo dove in una stazione di servizio l'addetto mi chiede dell'abbigliamento e parte una nuova trattativa. Vendo altre magliette e anche dei jeans strappati ... qualche rublo e un pieno di benzina. Supero il confine con la repubblica della Bieolorussia e mi addentro per decine di chilometri nella foresta di conifere. la stada è diritta e ai lati l'alta parete degli alberi toglie un po' di sole e ... quasi m'intimorisce. La strada sembra interminabile. Ho sempre una andatura sostenuta e nel pomeriggio arrivo a Minsk, la capitale. sempre diritta, sembra interminabile. Nel pomeriggio arrivo a Minsk, la capitale. Trovo il campeggio, che non ha bungalow e torno a montare la canadese. Minsk è stata distrutta durante la rivoluzione e ora è tutta nuova nello stile sovietico con enormi cartelli, bandiere rosse dovunque, il viale dei martiri della rivoluzione e la collina della Gloria. Ceno nel ristorante del campeggio, che è pieno, ma mi aggrego a un gruppo di camionisti tedeschi. E' una scelta piacevole, c'è un gruppo musicale, ci sono anche delle belle fanciulle ... che credo cerchino compagnie facili e occasionali. Corrono fiumi di spumanti scadenti locali e vodka. Quando lasciamo il locale siamo tutti alticci, quasi ubriachi.

21° giorno – mercoledì 05 luglio

Passo una nottata pessima. Uscendo dal locale accaldato e quasi ubriaco ho trovato un gelido vento, che mi ha provocato dolori di stomaco. Parto presto e fatico a svegliarmi con un cerchio alla testa.
... stanco dei ripetuti controlli, che trovo lungo il percorso, evito lo stop di un motociclista e proseguo. Il gendarme sale in sella e parte al mio inseguimneto. Ho un mezzo molto più veloce e la distanza aumenta a vista d'occhio, avrei buon gioco, ma devo fermarmi ad un passaggio a livello della ferrovia chiuso. Il poliziotto mi raggiunge. Ho un pieghevole con alcune frasi tradotte dall'italiano al russo. Gli spiego che non parlo russo e ho fretta in quanto devo raggiungere un ambasciatore a Brest. Creo qualche insicurezza sul poliziotto, che stava già estraendo il blocco delle contravvenzioni, nel frattempo transita il convoglio ferroviario, si alzano le sbarre e riparto senza dargli il tempo di reagire. Lo vedo dallo specchietto retrovisore riporre il blocco, risalire in moto e tornare indietro.  
Quando arrivo a Brest visito il parco con l'enorme blocco di pietra scolpito del milite ignoto e le rovine del castello che ancora riporta i segni dei cannoneggiamenti della rivoluzione. Nel primo pomeriggio sono al controllo di frontiera con la Polonia e arrivano in gruppo i camionisti tedeschi. Sono partiti in ritardo sulla loro tabella di marcia, anche loro non in perfetta forma dopo la bevuta di ieri sera.

Arrivo al confine e comincio i controlli per uscire dal paese. Circa due ore ed entro in Polonia mentre inizia una violenta pioggia a dirotto. Supero Terespol, Blaza, Siedlce e ormai sera arrivo nella capitale polacca. Ho l’assoluta necessità di lavarmi e cerco un albergo.  C’è qualche fiera o qualche manifestazione e trovo molti alberghi al completo. Vado in un albergo prestigioso l'Hotel Victoria International 5 stelle. Sono in pessime condizioni, abiti sporchi e scarpe rotte alla reception mi accolgono con gelido distacco. Estraggo la carta di credito e quando capiscono che posso pagare mi assegnano una stanza. Durante il periodo in Unione Soietica non ho speso soldi e mi concedo anche una cena nel lussuoso ristorante dopo una doccia ed avere indossato indumenti puliti. Vorrei scendere anche nel night club, che si trova nel seminterrato dell'albergo, ma è obbligatoria giacca e camicia e non posso entrare. ... non avrei mai pensato ci fossero limiti legati all'etichetta in un Paese comunista.

22° giorno – giovedì 06 luglio
Rimesso a nuovo, esco per visitare la città: il castello reale, il centro storico con la Piazza del Mercato, la piazza degli artisti, la cittadella murata e po, lascio il centro e vado nel parco del Belvedere.  Un ampio spazio verde e alberato con teatro, sala della musica, ristoranti e molti fiori.

È in corso la realizzazione di un film in costume con carrozze e attori vestiti come ai tempi del Regno di Prussia. Rimango qualche tempo ad osservare qualche scena e poi parto ed esco dalla capitale polacca.


Veloce raggiungo Kracovia. Ho il tempo contato e devo rientrare al lavoro. Un breve giro per il centro della città. Trovo un cambio valuta in nero e le mie lirette raddoppiano il loro valore.

Un paio d'ore e sono ancora in viaggio. faccio salire due autostoppiste, una in particolare molto bella. Le accontento, una strada alternativa al mio programma, e devio verso Zakopane, località montana sui Monti Tatra. Sono in piena stagione turistica e le stanze sono tutte occupate. I privati che affittano stanze non vogliono stranieri, in quanto dovrebbero denunciare la mia presenza alla polizia, e pagare ulteriori contributi. Le ragazze mi ospitano dove sono loro e posso dormire in un divano del soggiorno.  

23° giorno – venerdì 07 luglio

Mi sveglio tardi, un giro in centro per spendere gli ultimi soldi polacchi non convertibili all’estero e vado al confine con la Cecoslovacchia. Scopro di aver commesso due errori. Primo, non ho dichiarato la valuta entrando in Polonia, ma ho nascosto i soldi e ne dichiaro molto pochi e potrei passare. Secondo, il visto per la Cecoslovacchia è scaduto. L’agenzia di turismo, essendo la cosa più semplice da compiere l’ha fatto per primo, ma doveva essere usato entro un paio di mese e sono fuori di qualche giorno. L’addetto alla frontiera mi strappa il visto e mi consiglia di andare a Katowice, dove c’è il consolato della Cecoslovacchia più vicino. Oggi è venerdì e rischio di perdere due giorni e quindi, parto a velocità sostenuta, torno a Zakopane e oltre Kracovia arrivo a Katowice. È troppo tardi, trovo chiuso e devo aspettare lunedì mattino. Telefono all’ambasciata italiana di Varsavia se mi potessero essere d’aiuto e … in pratica mi dicono di arrangiarmi. Trovo una stanza nell’Hotel Katowize e … aspetto lunedì.


24° giorno – sabato 08 luglio

Cerco di chiamare in Italia per avvertire del mio rientro in ritardo. La comunicazione è difficile non c'è la telselezione e spedisco un telegramma. Katowice è una città mineraria priva d'interesse turistico. Rimango tutto il giorno attacco al telefono e alle 2 pm riesco ad avere la comunicazione con l'Italia. Il rientro dalle ferie in orario è impossibile e devo in qualche modo comuinicarlo alla mia azienda.

25° giorno – domenica 09 luglio

Oggi piove e la giornata sembra ancora più grigia. Vado anche al cinema, qui non c’è il doppiaggio, usano i sottotitoli, e vedo un film in francese, abbastanza comprensibile. La sera vedo uno spettacolo di varietà, balletti e sketch che ho difficoltà a capire, ma mi sembra non facciano ridere nemmeno i presenti.

26° giorno – lunedì 10 luglio

Alle 6 am sono davanti al consolato della Cecoslovacchia. Quando aprono alle 8 ½ am sono il primo. Il console parla bene l’italiano e senza problemi mi rilascia il nuovo visto. Parto e veloce arrivo alla frontiera. I doganieri mi contestano la mia permanenza in Polonia, che doveva essere solo di transito, mentre mi ero fermato un paio di giorni in più … credo sia la classica scusa per chiedermi dei soldi. Pago un supplemento per il prolungamento del visto ... ovvio senza nessuna ricevuta e alle 12 am entro in Cecoslovacchia. Proseguo senza altre soste fino a Brno. Breve giro in centro e salgo anche al castello di S Spielberg, dove Silvio Pellico ha scritto Le mie prigioni, che domina la città. Faccio un pieno di benzina in nero, molto più conveniente, anche perché non ho comprato i coupon, che mi avrebbero costretto a una nuova perdita di tempo e la valuta straniera è molto apprezzata. Verso sera sono a Praga, la capitale.  Un giro veloce per il centro la torre dell’orologio, il Ponte sulla Vitava e il Castello e riparto.

Sosta di rito in un bar a Pilzen per bere una birra e poi preferisco fermarmi. I cartelli stradali sono rari ed è facile perdersi.

27° giorno – martedì 11 luglio

Dormo qualche ora in auto. Alle 3 am riparto e raggiungo il confine di Zelezna Ruda. C'è una fitta nebbia. I doganieri sono stanchi e assonnati e non fanno nessun controllo. Sono uscito per errore in Germania, mentre io volevo andare subito in Austria. Proseguo per Monaco, il tempo di un caffè e riparto. Faccio salire due autostoppisti danesi. Raggiungo il confine con l'Austria a Kufstein. Seguo l'autostrada e il ponte europa di Innsbruck e sono alla frontiera italiana alle 10 am. C'è uno sciopero in corso e perdo qualche momento. Entro in autostrada fino a Trento, poi il Valico della Fricca e arrivo a Vicenza dove faccio scendere i fortunati danesi, diretti a Venezia. Vado a casa alle 12. Una doccia veloce e indossati indumenti puliti nel pomeriggio alle 3 pm  sono al lavoro con mezza giornata di ritardo dal previsto.

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