Africa 2013 - diario di viaggio (terza parte) - Renato Capparotto - Mi piace andare in giro

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Africa 2013 - diario di viaggio (terza parte)

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... seguito dal Ghana

segue ...
giorno 091 Giovedì 21 marzo 2013
... un taxi e abbiamo subito un piccolo benvenuto dal Togo: Circa 300 m e siamo all'Hotel Le Gallion, rue des Camomilles / kodjoriskope' Boit Postale 7183, Lomè, tel 0228 222003, gestito da svizzeri, spartano ma pulito e tutto funzionale. Non abbiamo idea di quanto sia lontano dalla frontiera e il taxista approfitta. Paghiamo la corsa (avremmo potuto andare a piedi) cinque volte il prezzo corretto. E' un angolo d'Europa e oltre a cenare nel nostro stile hanno anche la birra alla spina ... una rarità da queste parti. Il ristorante è ppolato da bianchi e tra questi anche altri due italiani: un piccolo industriali di radio comunicazioni e un diacono. L'albergo è al completo e ci viene assegnata provvisoriamente una camera singola con un letto aggiunto, che possiamo cambiare domani.

giorno 092 Venerdì 22 marzo 2013
Cambiamo la stanza con una più ampia e con un taxi andiamo all'ufficio Gta (immigrazione), dove è rilasciato il visto definitivo di un mese per rimanere nel Togo. Un giro con l'amara costatazione che la mia carta di credito Master Card non è riconosciuta e accettata in Togo. In alberego troviamo altri due giovani italiani, un ricercatore e una studentessa dell'università di Pavia.

giorno 093 Sabato 23 marzo 2013
Andiamo a ritirare il passaporto con il visto e poi facciamo un giro fino al mercato dei feticci. E' un cortile con raccolti animali impagliati, topi, serpenti, lucertole essicati, che servono agli stregoni locali per creare pozioni magiche e feticci propiziatori.

giorno 094 Domenica 24 marzo 2013
Giornata di riposo con una passeggiata per il centro e la visita del museo. Torniamo lungo la spiaggia e ci fermiamo in uno dei numerosi ristori per mangiare del pollo alla brace.


giorno 095 Lunedì 25 marzo 2013
Termina l'avventura del mio compagno e, mentre lui va ospite della chiesa dove esercita il diacono, conosciuto il giorno dell'arrivo in Togo, io proseguo il mio viaggio. Nel pomeriggio arriva il diacono e ci separiamo. Ieri ho chiesto dei soldi dall'Italia e li vado arrivati in un vicino ufficio della Western Union.

giorno 096 Martedì 26 marzo 2013
Prendo un moto taxi e arrivo a una stazione dei tro tro e quindi con un taxi collettivo, a circa venti chilometri, arrivo ad Abdografo, che è anche il paese dove si trova la chiesa e risiede il diacono in Togo. Il taxista gentile mi lascia al pontile e con una canoa, che il barcaiolo spinge con una pertica, attraverso il lago del Togo e arrivo a Togoville. Togoville è considerato la culla del voodoo e da qui sono partiti in schiavitù molti guaritori, che diffusero questa cultura / religione in America. C'è la cattedrale dedicata alla vergine, che sembra sia apparsa in questo luogo. Il centro ha importanza storica anche perchè nel 1884 il re locale Mlapa III ha firmato un trattato di pace con l'esploratore Gustav Nachtigal e ha consegnato la sovranità dello Stato ai tedeschi. Qualche anno fa è venuto in visita anche il papa Giovanni Paolo II. E' uno strano connubio tra la religione cattolica e l'atmosfera voodoo, che regna intorno alla cattedrale con bancarelle rigoglianti di feticci. Teste di cani mozzate, code di lucertole e uccelli spennacchiati impagliati. L'odore di questi animali mal conciati impregna l'aria già pesante per la cappa di caldo umido.

Mangio dei piccoli gamberetti in una bancarella e poi torno in città. Economizzo e ceno in una locanda vicina con spiedini ai ferri. La cucina tradizionale è quasi sparita e si mangia all'europea dappertutto.

giorno 097 Mercoledì 27 marzo 2013
Nuovo giorno di sosta, fotocopia di ieri con pasti nella locanda vicina.

giorno 098 Giovedì 28 marzo 2013
Colazione in albergo e raggiungo la stazione con un moto taxi degli autobus diretti a Kpalimè. Il sistema di guida è simile al Ghana, gli autisti corrono e sono spericolati, ma i posti non sono assegnati nello stesso modo, qui lo spazio omologato per 8 persone lo dividiamo in 11 più 4 bambini.  Ho un momento toccante da Cuore di Edmondo De Amicis, una bimba di 5 o 6 mi stringe forte e cerca delle coccole. Mi dicono che è senza padre e spesso si attacca a qualche ipotetica figura paterna e faccio fatica a staccarmi. Qualche chilometro prima della meta, il mini bus comincia fumare e si rompe. Arrivano subito delle moto taxi dal paese e termino il percorso con uno di questi. Questa zona è considerata la più bella del Togo. Ci sono alcuni gruppi montuosi, che sfiorano i 2000 mslm, coperti da boschi e fitta vegetazione con numerose cascate e una valle ricca di farfalle. La temperatura è più gradevole e spesso ci sono precipitazione piovose, anche in questo periodo, che non è la stagione. Alloggio all'albergo Marquis de Bafana Bafana. Semplice ma funzionale e economico. E' tardi per raggiungere la cascata o la valle delle farfalle e con una moto taxi raggiungo il ristorante Macumba. Ceno al ristorante Macumba. Prendo un pesce thiof od orata, che viene cotto alla brace in salsa moyo. E' preparato un miscuglio d'olio con aglio e granelli di pepe nero pestati con il mortaio e inseriti su alcuni tagli incisi sul pesce. Il tutto è immerso in un brodo a base di peperoncino e cotto alla brace. E' molto buono, anche se pieno di spine, e mi bruciano le labbra da quanto è piccante.

giorno 099 Venerdì 29 marzo 2013
Ieri mi sono accordato con un giovane in moto e puntuale mi viene prendere. Qualche chilometro e siamo alla cascata di Kpimè, in questo periodo quasi asciutta, benchè sia piovuto anche ieri. Un sentiero e saliamo fino alla cima del Monte Klouto 700 mslm. E' una giornata nuvolosa e rischia di piovere da un momento all'altro. I custodi del parco mi offrono soluzioni costose ma preferisco fare una passeggiata da solo lungo il sentiero che si addentra nella valle delle farfalle. Ho ancora il piede gonfio e dolorante e non voglio avventurarmi in lunghe passeggiate difficoltose. Faccio oltre un chilometro e ci sono numerose farfalle colorate. Il piede fa male e preferisco tornare alla moto che mi aspetta. Torno in albergo giusto in tempo per evitare un violento acquazzone tra fulmini, saette e vento. Il tetto della stanza vibra con le folate di vento ma regge e dopo mezzora termina la pioggia.
... buona! Faccio uno spuntino in una baracca nei pressi del mercato. Caffè lungo discreto con omlette di verdure e baguette.

giorno 100 Sabato 30 marzo 2013
Faccio colazione nel bar che ho scoperto ieri nell'area del mercato e poi vado alla stazione dei mini bus. La partenza è prevista per le 10.30 ma servono altre due ore per caricare le varie masserizie. Viaggio su un pullmino caricato in modo impensabile, quasi due metri di mercanzie e bagagli sul tetto. Quando si affrontano le curve, anche se l'andatura non credo superi i 60 kmh, sbanda paurosamente e a giudicare dalle carcasse delle vetture incidentate lungo i bordi, più di qualcuna esce di strada. La strada diretta per proseguire verso il nord è impraticabile e con una lunga deviazione torno con un autobus a Notse, sulla strada nr 1 per Lomè. Un acquazzone rallenta ulteriormente la corsa del mezzo e dopo 12 ore, meno di 300 km, arrivo a Kara. E' buio e mi faccio portare con un moto taxi all'Hotel Le Relais, tel +228 6606298. Il complesso è piacevole ma le stanze decisamente povere. Non ci sono molti clienti e devo arieggiare la stanza, che forse era chiusa da qualche giorno.
... è strano, ma Il Togo, che non ha nessuna delle risorse del Ghana, è meglio organizzato. L'acqua si trova sempre e l'energia elettrica è razionata ma nelle ore serali non manca mai.  

giorno 101 Domenica 31 marzo 2013
Giornata di pausa. Pranzo nel ristorante dallas di buon livello. Sono l'unico cliente e chiedo degli spaghetti della casa ... mi portano un insalata della casa. La radio trasmette come fosse un gruppo di successo dell'ultima ora, brani dei Ricchi e poveri. Giro a lungo la cittadina che non ha nulla di turistico.  

giorno 102 Lunedì 01 aprile 2013
Lascio l'albergo alle prime ore del giorno e si ripete il rito del carico. La guida premonisce e’ una zona molto calda! ... sbagliasse qualche volta! Salgo sul minibus. In Ghana questo tipo di mezzo di trasporto e’ severamente regolamentato e sono caricate solo le persone previste dall'omologazione del mezzo, in Togo, no! Il pulmino che dovrebbe accogliere circa 8 / 9 passeggeri, ospita tre file con quattro persone ognuna e davanti l’autista con altre due. Sono in maggioranza donne e ognuna con almeno un figlio legato sulla schiena, in pratica conto 15 persone, 5 bimbi, una capretta e alcune galline. La partenza e’ prevista alle 10 am, ma il carico, circa altri due metri sopra il tetto di masserizie varie, fa slittare la partenza di oltre un’ora, in pratica partiamo nel momento piu’ caldo del giorno. Lo sportellone non si chiude ma una borchia permette di legarlo al paraurti. Qualche chilometro prima di Pya’ siamo fermi in colonna. C’e’ la dimora del presidente della repubblica, e lui e’ in transito nelle vicinanze, tutti fermi ad aspettare. Scendiamo subito dal minibus alla ricerca di un po’ d’ombra. Siamo in una zona agricola e gli alberi che formano una chioma ombrosa sono rari, in pratica i componenti di due pullmini, vari taxisti con i loro passeggeri e qualche camionista, tutti sotto un albero. Situazione simile alla precedente, forse peggio, quasi 30 persone in uno spazio di 2 metri per 2 metri. L’interno dell’abitacolo sembra un forno a fuoco lento, dobbiamo chiudere alcuni finestrini per permettere a una tendina di proteggersi dai raggi del sole infuocato. Io ho un piede slogato, sono incastrato con un’altro passeggero, mi chiedo?  ... perche’ non con una passeggera?  Poggio sopra un tratto del pavimento, che presumo sia sopra lo scarico della marmitta ed e’ ancora piu’ bollente. La suola in Vibran della mia scarpa mi protegge un po’, credo che altrimenti colerebbe, ma? ... per le slogature non sono consigliati impacchi di ghiaccio?  Osservo gli altri passeggeri, sono l’unico bianco, e a giudicare dagli sguardi dei bimbi, ne hanno visti molto pochi. Credo che abbiano la proprieta’ di entrare in una forma di catalessi, i movimenti sono al rallentatore ( ... la moviola l’hanno inventata loro!), anche le ciglia sbattono piano. Loro non sudano, io sembro una fontana, sudo anche dopo 4 ore, com’e’ possibile?

Arrivo  a Tanjouare e poi a Bogou un villaggio di capanne e poche abitazioni in terra cotta. Alloggio all'Auberge Mont Djabir che ha alcuni bungalow. Qui non arriva l'energia elettrica, solo un paio di lampade si accendono verso sera in paese, l'acqua si prende da alcuni bidoni e non ci sono ristoranti. L'alloggio costa l'equivalente di circa 3,00 €, la camera è anche piacevole, c'è anche un ventilatore ma non la corrente. I picchi di calura si avvicinano ai 50° e la notte la temperatura permane calda e afosa. Dormire è impossibile nel bungalow privo d'aria. Mi siedo sulla porta su una sedia e cerco di chiudere gli occhi.
Chi ha detto che le notti africane sono silenziose? Ci sono moltissimi rumori. Fruscii vari, un leggero venticello soffia tra i rami degli alberi e smuove le fronde, qualche lamiera sbatte tutta la notte. Ho dei vicini in un bungalow e, anche loro non dormono, perchè hanno una radio accesa e li sento parlare. Una mura circonda l'area dei bungalow e impedisce il transito a quel filo di vento, che avrebbe potuto mitigare la calura. C'è anche il raglio di un asino, che si dilunga nel ricordare la sua presenza.
... la prima notte non dormo.

giorno 103 Martedì 02 aprile 2013
Mi preleva il moto taxi, che mi ha portato in albergo ieri e andiamo alle grotte di Nok. La strada è bella, sistemata da poco, sterrata ma facile, alcuni tratti in salita sono anche pavimentati con lastre di cemento, grazie ai finanziamenti dell'Unesco che protegge il sito archeologico. Una scala a pioli permette di scendere su una crespa della montagna, dove ci sono numerose rovine di quello che è  chiamata anche la Fortezza nella Roccia. E' un antico villaggio dell’etnia Moba, che aveva costruito per difendersi dagli assalti e dalle razzie dell’impero Chokossi nel XIX secolo. E’ un luogo difficile da raggiungere e imprendibile. La scarpata impediva la scalata a eventuali assalitori e lo stesso se arrivavano da sopra dall'altopiano. I moba si aiutavano con delle funi e vi avevano portato viveri e scorte per poter resistere lunghi periodi.

Torno al villaggio verso sera. Cerco qualcosa da mangiare. Non ci sono ristoranti e chiedo del cibo a qualcosa, che dovrebbe essere una locanda. Qui, senza frigoriferi, non ci sono bibite fresche e scarseggiano anche le stesse. C'è l'immancabile birra che calda non porta nessun refrigerio. Mi servono una zuppa di capra lessata con dei pezzi interi della testa. Qualche parte è scuoiata male e ci sono ancora lembi di pelle con il pelo. ... è troppo anche per me e non ce la faccio ... oggi non si mangia.
Torno in albergo e con il buio si fermano tutte le attività, e ... anche la seconda notte non dormo.

giorno 104 Mercoledì 03 aprile 2013
Lascio l'auberge e arrivo sulla strada internazionale a Tanjouarè. Colazione con caffè e una baguette ... Una sistemazione leggermente migliore rispetto all'andata, seduto davanti vicino al posto guida, e ripercorro la strada a ritroso fino a Kandè. Alloggio all'Auberge Oxigene. Lo stile dell'hotel è simile al precedente, ma qui c'è acqua e anche energia elettrica. La cittadina di Kandè è il punto migliore per le escursioni e le visite alla Valle dei Tamberma. Sono colto da un violento acquazzone mentre sto rincasando e poi rimango in albergo, che ha anche un bar con bibite.

giorno 105 Giovedì 04 aprile 2013
Parto con un mototaxi e raggiungo l'ingresso dell'area turistica. Il biglietto costa poco ma è obbligatoria la guida ... non ho alternative e sale anche lui sulla moto. Tre adulti su una moto, credo sia 125 cc,  con me che peso doppio ... siamo un po' stretti. Siedo in bilico sul portapacchi e devo reggermi per non cadere. L'autista si prodiga lungo la strada dissestata tra buche, pozzanghere e tratti fangosi, più di qualche volta mi vedo per terra, ma è bravo e non cadiamo. Qualche decina di chilometri e raggiungiamo Koutammakou, altro sito inserito e protetto dall'Unesco. Il paese è caratterizzato dalle case dell'etnia tata costruite anche per difendersi dalle scorribande dei re del Dahomey (attuale Benin). Sono case formate da alune torri legate tra loro, simili a piccoli castelli, costruite con uno spesso muro impastato con argilla cruda, paglia e legno molto resistente. La particolarità consiste, che queste costruzioni, oltre alla forma caratteristica hanno un unico ingresso, che porta in un ambiente. Una stanza dove il nemico rimane intrappolato e lo possono colpire dall'altro con frecce e altro. Il sistema è stato efficace contro gli incursori delle tribù vicine e anche contro i coloni tedeschi, che ... dopo aver subito qualche batosta, considerarono l'area di poca importanza strategica. Questa gente, grazie a questo sistema difensivo mantenne una forte autonomia.

Un giro a poche centinaia di metri per osservare il baobab sacro, vuoto all'interno, dove vi haanno creato una cappella per il culto voodoo. Quando torno a Kandè sono stanco. Tenermi sulla moto mi ha costretto a uno sforzo notevole. Ho il sedere martoriato e la schiena idem.  

giorno 106 Venerdì 05 aprile 2013
Lascio Kondè e in mattinata arrivo con un taxi collettivo a Kara, circa cinquanta chilometri di distanza e questa volta scelgo l'Hotel Dallas, più brutto e costoso dell'auberge Le Relais. Contratto il prezzo e ottengo lo stesso costo. L'acqua è fornita con dei secchi e la corrente arriva a singhiozzo. L'unico vantaggio è che sono vicino alla stazione degli autobus e in centro. Vorrei andare in Benin, c'è una strada che parte in quella direzione, ma sembra sia molto malmessa e quasi impraticabile e non ci sono mezzi affidabili su quella via. Vado da un barbiere. Vorrei lavare i capelli, ma sembra che qui non si usi e chiamano una parrucchiera con un secchio e lo shampoo. Mi faccio anche radere e ... non ho capito il perchè? ... mi radono a secco, ahi! ahi! che dolore. Nei pressi c'è la stazione dei pullman e compro un biglietto per tornare a Lomè per domenica.

giorno 107 Sabato 06 aprile 2013
Una giornata di pausa. Ho una piccola intossicazione o forse è dovuto al caldo ma sono ricoperto da una serie di puntini rossi.

giorno 108 Domenica 07 aprile 2013
Sono puntuale alla partenza dell'autobus, fanno l'appello dei passeggeri e alle 6.30 parto su di un bel autobus, finalmente un posto comodo tutto per me, diretto a Lomè. Qualche chilometro e un incidente tra due camion blocca la strada. L'incidente è grave un camion è caduto nella scarpata e l'altro ha preso fuoco. Quasi tre ore e si riparte. Supero Sokodè e verso mezzogiorno si rompe il pullman. E' rotta la cinghia del motore e quella di ricambio, che hanno in dotazione tra i ricambi, non va bene. Siamo in aperta campagna, arrivano subito le donne di un villaggio vicino con i rifornimenti. Acqua in sacchetto di nylon, dal quale hanno preso il gusto, birra rancida locale, frutti strani, avocado e delle formagelle. Prendo una di quest'ultime, una caciottina, che ha una buccia rossa spessa e dura, ma all'interno è tenera simile al nostro latte vaccino ed è buona con una baguette, che qui è presente dappertutto, e ... anche oggi qualcosa si mangia. Qualche ora e il meccanico del pullman arriva con la cinghia di ricambio. E' una cosa che si ripete quasi sempre, a qualsiasi ora parto, anche se sono distanze brevi, tra guasti e attese varie, arrivo tardi a destinazione e, spesso è sera.
Torno a Lomè e vado all'Hotel Le Galion e ... finalmente cena con una bella bistecca, patatine e una birra alla spina.

giorno 109 Lunedì 08 aprile 2013
Nuova giornata di sosta per godermi le comodità in stile europeo.


giorno 110 Martedì 09 aprile 2013
Un moto taxi fino alla stazione dei taxi collettivi e parto per il confine con il Benin. Meno di due ore e sono ad Aneho. Lascio il Togo e vado nel Benin, o meglio, ci provo. Il sito del nostro Ministero degli Esteri: Viaggiare Sicuri, recita che il visto si può ottenere al confine. Non è vero! Devo tornare a Lomè. Vado all'ambasciata e il visto mi è rilasciato in due giorni. Cambio hotel e vado, a qualche centinaio di metri dal Le Galion, nella Guest House My Diana. E' spartano e più economico. Ceno in una pizzeria sul lungomare. L'area è un po' illuminata anche di sera e credo o almeno spero sia meno rischioso girare di notte.

giorno 111 Mercoledì 10 aprile 2013
Mi informo sulla presenza di un qualche consolato per otteneer un visto e andare anche oltre al Benin.
... è incredibile! Il mio programma, in questo viaggio, è di arrivare in Cameroun. Attraversare la Nigeria o il Niger è molto pericoloso, il governo non ha la reale sovranità su tutto il territorio ed è facile rimanere vittma di qualche gruppo rivoluzionario o meglio gruppi di banditi. C'è la possibilità di andare via mare, ma questo tratto è infestato da pirati e non passa quasi nessuno senza pagre 'il pizzo' e noi bianchi siamo considerati merce pregiata. Vorrei prendere un volo ma qui non c'è il consolato o l'ambasciata del Cameroun per richiedere il visto. Dovrei tornare indietro in Ghana, ma per un po' vorrei dimenticarlo quello stato. Vado all'ambasciata del Gabon, stato limitrofo del Cameroun, dove avrei trovato il consolato. Sono con dei pantaloncini corti sotto il ginocchio e non mi è permesso di accedere agli uffici per abbigliamento non consono al luogo. Lo stesso visto turistico di questo paese costa circa 150,00 € ... mi chiedo? ... sono normali? ... e ovvio rinuncio.
Nel pomeriggio ritiro il passaporto con il visto.

giorno 112 Giovedì 11 aprile 2013
Ripeto il percorso di martedì e torno ad Aneho. Alle 11, supero le formalità di frontiera e sono in Benin. Un taxi brousse e arrivo nella cittadina storica di Ouidah verso mezzogiorno mentre il caldo è tremendo. Trovo alloggio all'auberge Eremitage, squallido, mi assegnano una stanza rimasta chiusa da molto tempo e senza circolazione d'aria.
Ouidah è una cittadina inserita nell'elenco dei siti protetti dall'Unesco per la sua 'rotta degli schiavi'. Una strada lunga 4 km conduce dal paese alla spiaggia, che gli schiavi dovevano percorrere per raggiungere l'imbarco.

giorno 113 Venerdì 12 aprile 2013
Contratto un moto taxi e inizio la visita della cittadina. Ora c'è un monumento La porta del Non Ritorno e successivamente, quando gli schiavi sono stati liberati, hanno costruito anche la Porta del Ritorno. Il Museo conserva documenti, che testimoniano questi commerci. Giro a lungo per questa cittadina e vado anche al tempio sacro dei voodoo dei Pitoni, dove alcuni serpenti circolano liberi, ma sembrano intontiti e la Foresta Sacra, altro tempio all'aperto di questa idolatria, dove c'è l'albero sacro. La leggenda narra che il re locale Kpassè per sfuggire ai nemici si sia trasformato in un raro albero di iroko. Ora l'albero è caduto e l'hanno sostituito con un altro ... semplice! Molte abitazioni sono colorate e testimoniano l'influenza che hanno portato gli ex - schiavi tornati dal Brasile.


giorno 114 Sabato 13 aprile 2013
La notte lotto contro le zanzare e nella stanza manca l'aria. Completo il tour della cittadina e passo ancora una notte in questo albergo malsano.

giorno 115 Domenica 14 aprile 2013
Parto con un moto taxi fino alla strada principale e poi un taxi brousse fino a Cotonou, la capitale del Benin e procedo con un mini bus verso Bohicon e ancora un moto taxi per Abomey. La strada è asfaltata ma piena di buche. Scelgo l'auberge Chez Monique, bp 2227 Gozo, Abomey tel 225 00168, consigliato dalla guida, e questa volta è una bella sistemazione. La camera ha anche un po' di arredo, c'è la zanzariera e un ventilatore che funziona. L'area dell'auberge è all'interno di un piccolo parco con antilopi, scimmie e molti uccelli in recinti o gabbie tra gli alberi. Ci sono anche molte sculture in legno di feticci voodoo. Abomay, altro centro protetto dall'Unesco, era la capitale del sanguinario regno di Dahomay, famoso per la crudeltà dei suoi regnanti.


giorno 116 Lunedì 15 aprile 2013
Quando mi alzo vado visitare l'antico palazzo reale ora museo con alcuni ricordi dell'antico regno, ora museo, con il trono del re Ghèzo che ha quattro teschi dei suoi nemici inseriti alla base della struttura. Ci sono anche numerosi arazzi che illustrano scene di battaglie cruente e glorificano le imprese di questi re. E' vietato scattare foto all'interno e ho una guida obbligatoria che mi controlla. Giro a lungo tra le mura dell'antico palazzo e scatto qualche foto di nascosto.
Abomey è una cittadina relativamente piccola e si stà bene. Centro turistico principale dello stato ha anche qualche buona struttura alberghiera che hanno sostituito i vari circoli ufficiali della legione straniera francese o i palazzi governativi coloniali, ma sono estremamente costosi e selettivi.
Lo stesso Chez Monique è una buona struttura e ha anche una buona cucina. Qualche locale nella zona offre cibi locali e anche all'europea. Pasta e spaghetti sono dappertutto e non sono come in Italia ma sono mangiabili. Mi sembra di essere tornato a vivere, dopo la camera della tortura di Ouidah.
Visito anche il Palazzo di Ghezò con il feticcio della fertilità, un grosso sasso, che un tempo era sormontato da un grosso membro, che un turista ha staccato e portato via come souvenir. Il tempio di Semassou vicino a un mercato di feticci voodoo, dove ho una discussione con alcune fattucchiere che chiedono e quasi pretendono un compenso per essere nel loro quartiere.




giorno 117 Martedì 16 aprile 2013
Vado in un internet point  e ....ci risiamo! ... mi ero rilassato e tutto stava andando bene? ... nuovo e incredibile furto! Questo mancava all'assortimento che spero sia completo della tipologia di furti subiti in Africa. Ho fatto una lunga passeggiata fino al Monumento di Bèhanzin, ultimo re del Dahomey, sconfitto dai coloni francesi. Nelle vicinanze entro in un internet point. Sistemo degli appunti di viaggio e riordino le fotografie scattate negli ultimi giorni. Posso chattare anche con casa. Uso una mia memory da 8 gb e un giovane cliente, nell'uscire la prende e scappa via. Mi accorgo quasi subito, ed è inutile rincorrerlo, è troppo veloce e non riesco raggiungerlo. La gerente dell'internet point, Rolande una bella signora, conosce il giovane e io, faccio chiamare la polizia. Non è semplice far uscire qualche poliziotto dalla loro caserma a qualche centinaio di metri di distanza, sono troppo occupati a sonnecchiare. Vado con un moto taxi al loro comando di zona e dopo un vano tentativo di estorcermi del denaro per la denuncia, riesco a ottenere l'attenzione di un loro investigatore. Il comandante mi riporta all'internet point e dopo avere ascoltato la versione della gerente si lancia in un'arringa rivolto ai clienti del locale e ai negozi vicini. Ricorda quanto è successo, che porta disonore e infanga verso un turista la reputazione del Benin. Mi assicura, che avrebbero preso il giovane oggi o domani e terminato il discorso, compiaciuto se ne va e io? ... non mi resta che tornare in albergo.

giorno 118 Mercoledì 17 aprile 2013
Mi sveglia un agente della polizia, l'ispettore Paul Bonou, che dopo qualche parola e un mio volontario contributo mi consegna la chiavetta recuperata. Il ladruncolo è stato catturato e portato in prigione e mi assicura che ha già ricevuto qualche randellata come anticipo della condanna che ci sarà per direttissima, forse oggi stesso. Sono contento che questa volta la cosa si sia risolta bene e nel pomeriggio torno all'internet point, inserisco la memory e ... la trovo vuota. Il giovane ha cancellato il contenuto e memorizzato qualche canzone locale. Ho perso numerose foto, che per fortuna ho conservato in parte anche nella macchina fotografica, e tutti gli appunti del viaggio.

giorno 119 Giovedì 18 aprile 2013
Faccio colazione e parto per Cotonou, capitale del Benin, ritorno sulla costa. C'è l'autista del moto taxi, che ho preso il primo giorno, che ormai mi aspetta tutti i giorni all'ingresso dell'albergo. Sono diventato il suo cliente migliore. Parto il mattino verso le 8, raggiungo la cittadina di Bohicon, dove c'è l'incrocio con la strada principale e da li partono i mezzi per Cotonou. Trovo subito un taxi collettivo, parto ed ... è subito guasto. Questa volta si rompe la ventola del radiatore. Un'ora di attesa e l'autista chiama un nuovo taxi, che ci permette di ripartire. Sono circa 120 km e dopo sei ore arrivo a destinazione. Trovo alloggio all'Hotel Le Crillon, di fronte Brossette & Valor presso il Cinematografo Vog Cotonou, carrè nr 30 03 Bo 1433 tel 229 21315158, economico e modesto, mi fa dimenticare il confort di Chez Monique. La città non è turistica, ma cerca di rinnovarsi e ci sono alcuni edifici moderni e localini nella zona vicino al porto. Cena con pezzettini di carne cotta al cartoccio (avvolta su foglie di banano) buona ma piccante.


giorno 120 Venerdì 19 aprile 2013
Davanti all'auberge Le Crillon la guida segnala un'ottima colazione in una bancarella e ancora una volta ha ragione. Il giovane, che la gestisce e vi lavora, fa delle baguette ripiene con uova strapazzate e verdure favolose. Il mondo è piccolo, scopro che proviene dal Gambia ed è parente di un tizio che ho conosciuto un paio d'anni fa in Senegambia, nei pressi di Banjul.
Prendo un taxi collettivo e vado a Calavì sul lago Nokouè, dove c'è un pontile e ci sono varie barche per visitare la città su palafitte di Ganviè. Sono l'unico turista e aspetto un po' di tempo nella speranza arrivi qualcun'altro per dividere la spesa della piroga. Non arriva nessuno e parto da solo, subito però il barcaiolo carica altri passeggeri, in pratica si fa un piccolo extra. La vita da queste parti si è fermata e credo non sia cambiato nulla nell'ultimo secolo. Il lago è molto pescoso e permette la vita a numerosi indigeni, tutti dediti alla pesca. I pescatori usano un sistema particolare, piantano sul fondo poco profondo del lago, alcune frasche verdi. Queste si decompongono e rilasciano foglie e insetti che attirano i pesci. Numerose reti a strascico sono sempre pronte per catturarli.

Sono vicino a Cotonou e questa è la meta turistica più importante dei turisti, che arrivano nella capitale. Gli abitanti sono estenuanti con i turisti e chiedono mance o compensi per ogni cosa. I pescatori interrompono la pesca per farsi fotografare mentre pescano. Canoe ostruiscono il passaggio della mia barca per chiedere un cadeaux. Lascio con piacere l'area e torno a Calavì per sottrarmi a un vero e proprio assedio.
Quando torno a Cotonou entro in un internet point e prenoto il volo di rientro in Italia, tra alcuni giorni.

giorno 121 Sabato 20 aprile 2013
Mi tratto abbastanza bene questi giorni. Pizza al ristorante 1.2.3. gestito da un francese, buona ma estremamente cara. La sera vado all'ambasciata francese dove c'è uno spettacolo gratuito per la gente bene del Benin e i connazionali francesi ... io, faccio finita di nulla, e mi infiltro. C'è il gruppo musicale, molto in voga nel Benin, di Habib Koitè, una vera stella locale. E' un bel concerto con molte canzoni folcloristiche, che dopo qualche canzone io trovo anche un po' ... monotone.

giorno 122 Domenica 21 aprile 2013
Oggi è un giorno di festa e il centro città è quasi deserto. Un taxi brousse e vado a Porto Novo. E' una bella città simile a Cotonou, ma più piccola e più vivibile. Antica capitale del Benin sotto i francesi e in precedenza del regno di Porto Novo, confinante con il regno di Dahomey. Ci sono molti edifici in stile coloniale e molti che ricordano l'influenza brasiliana degli schiavi liberi tornati in patria. Il regno, tra i più longevi del centro Africa, ha avuto varie dinastie e 25 re, l'ultimo è stato il Re Toffa. Quest'ultimo ha firmato il trattato con i coloni francesi nel 1863 e aveva mantenuto la sovranità. In seguito la morte ci sono stati numerosi disaccordi tra i vari pretendenti al trono e non trovarono un successore e passo sotto al governatorato francese. Quasi due ore per superare i trenta chilometri da Cotonou, tra traffico e taxi collettivi spesso in pausa. Visito il museo Honmè, antica residenza del re Toffa e giro a lungo per l'antica cittadina.

Pranzo al Java Promo Restaurant, tra i migliori della città, e mi concedo un pasto con pesce intero e patatine fritte, una rarità da queste parti. Torno a Cotonou nel tardo pomeriggio. Cena al Chawarna, che credo sia un tipo di panino imbottito molto ricco, che ha dato il nome al locale, vicino all'albergo.

giorno 123 Lunedì 22 aprile 2013
Giornata di assoluto ... non far nulla. La sera cena e pub nel ristorante Acropolis, altro locale prestigioso della capitale.

giorno 124 Martedì 23 aprile 2013
Nella tarda mattinata lascio l'albergo e mi avvio sulla strada per l'aeroporto. Ho molto tempo a disposizione e percorro l'intero percorso a piedi.
... sono all'aeroporto per rientrare in Italia. Mi sistemo nella sala d'aspetto per passare la notte, perchè ho il volo nelle prime ore di domani mattino.

giorno 125 Mercoledì 24 aprile 2013
Le sorprese non sono finite. Ho comprato un biglietto aereo on line, ho ricevuto conferma del volo e il regolare addebito sulla carta di credito e quando mi avvio all'imbarco non mi accettano. Il mio biglietto, già pagato, è stato annullato. Non mi era mai successo. Perdo il volo e vado alla compagnia aerea Ram, che mi conferma di avere avuto la prenotazione ma una successiva comunicazione di annullo. Chiamo l'agenzia dove ho prenotato, si scusano e non comprendono come sia successo e mi emettono un nuovo bilglietto per il volo successivo della compagnia marocchina, che sarà tra un paio di giorni.
Torno all'Hotel Le Crillon e mi sistemo per un'altro giorno.

giorno 126 Giovedì 25 aprile 2013
Replica di martedì. Questa volta percorro la strada parzialmente con un moto taxi. Nuova attesa e nuova notte in sala d'attesa.

giorno 127 Venerdì 26 aprile 2013
Questa volta è tutto regolare e alle 5.20 decollo. Uno scalo tecnico a Lagos in Nigeria, dove rimango all'interno del velivolo. Meno di un'ora e nuovo decollo. Quasi 5 ore e atterro a Casablanca in Marocco. Due ore per cambiare volo e ancora 3 ore per atterrare a Milano. Raggiungo con il treno navetta il centro e mi sembra incredibile ma ... c'è un guasto al convoglio. Sono solo pochi minuti, che manca l'energia elettrica, poi ripartiamo ed arrivo nella metropoli italiana e termina il viaggio.

qualche giorno dopo
spedisco gli scontrini delle spese sostenute nei due giorni (quelli che sono risucito ottenere) e l'agenzia che ha emesso il biglietto mi riconosce un rimborso in valore.

fine viaggio ... al prossimo

 
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