Kenya - diario di viaggio 1 (prima parte) - Renato Capparotto - Mi piace andare in giro

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Kenya - diario di viaggio 1 (prima parte)

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KENYA, parchi nazionali e …

Siamo nel febbraio 1988

1° giorno – sabato 06 febbraio
Credo non sia cambiato molto da quelle parti. In quel periodo abitavo a Brescia e il decollo era previsto dall’Aeroporto di Linate a Milano.
Sono all’inizio di febbraio e c’è un velo di nebbia. E’ il primo piccolo inconveniente- Il volo è in ritardo e nessuno ci da informazioni sul motivo. Circa quattro ore arriva un autobus e ci portano all'aeroporto di Malpensa, dove hanno preferito far atterrare l'aereo per timore della nebbia. Ci è riservata una corsia preferenziale e dopo due ore siamo a bordo del veivolo e decolliamo.
La scela l'ha fatta il pilota, che sembra non ami la nebbia. Quando decolliamo inizia un forte acquazzone ... il pilota non ha avuto il tempo di spaventarsi.
Ho scelto questa compagnia perché applica il costo minore e quando salgo capisco il motivo. E' un vecchio Boeing 737 sganbgherato e malconcio. Una lunga rincorsa tra sussulti e sobbalzi e decolla.  
Arrivo in piena notte all'aeroporto Heliopolis del Cairo. Ho la coicidenza l'indomani e come previsto ho il pernottamento compreso. sono accompagnato in un albergo posto proprio al bordo della pista. Lo stile è simile all'aereo, anzi peggio, scalcunate con i vetri delle finestre rotti, macchie di salsedine e molto sporche. Devo dividere la stanza con un altro italiano diretto nelle Filippine.  

2° giorno – domenica 07 febbraio
La notte è abbastanza rumorosa con aerei che sembrano decollare e atterrare direttamente nella stanza. All’alba faccio colazione, compresa nel costo del volo: caffè, brioche e uovo sodo di un colore strano ma commestibile. Saluto il compagno di stanza che ha la coincidenza nella mattinata, mentre la mia è verso sera.
L’altro italiano ha un’agenzia matrimoniale e sta accompagnando un gruppo d’italiani scapoli, diretti nelle Filippine, dove devono raggiungere le loro "promesse spose" ancora non conosciute. E’ un gruppo di scapoloni che considerare bruttini è un complimento e alcuni credo abbiano anche degli handicap fisici o mentali.
Io ho una giornata a disposizione e deposito il passaporto, pago il visto d’ingresso dell’Egitto, e vado a visitare Il Cairo.

Esco dall’aeroporto e contratto l’utilizzo di un taxi per l’intera giornata. Quasi un’ora nel caotico traffico della metropoli egiziana e arrivo a Giza, a cospetto della zona archeologica con le Piramidi. C’è una linea naturale, che divide la città verde con palme e altri alberi e la zona delle piramidi spoglia e colorata dal giallo della sabbia. Il taxista si fida e mi lascia all’ingresso del sito archeologico e concordiamo un appuntamento tra un paio d’ore. Sono subito accolto da molti imbonitori che si offrono per guidarmi tra le piramidi di Cheope, la più alta con 147 m, Chefren, Micerino e il volto inespressivo della Sfinge, che sembra sgretolarsi e cadere da un momento all’altro. Un giovane mi convince e faccio un giro a cavallo. Io non sono un cavallerizzo e anzi …mi assicuro che il cavallo sia più che mansueto.  Seguo un giovane che mi guida, mentre il cavallo, accortosi della mia inesperienza, comincia a fare lo ‘stupido’ e cerca di farmi cadere. Scendo dopo una mezzora e, uso un termine consono, …ho il fondo schiena dolorante. Esco dal sito e un giovane m’invita in un negozio (quasi mi trascina) per vedere un ampio campionario di profumi ricavati artigianalmente, essenze che sono vendute a prezzi irrisori e sono in qualche modo accomunate a Coco Chanel nr 5, Missoni e altri. Io sono solito a non comprare nulla in questi viaggi e il mio bagaglio è il più leggero possibile.  Trovo un barbiere e approfitto per farmi radere e tagliare i capelli. Il modo lento e il massaggio facciale mi rilassano e fatico a rimanere sveglio.  Quando esco ritrovo il taxista e andiamo al Museo Egizio. Lo avevo immaginato più grande, ma è molto bello. Il primo piano ospita l’intero corredo trovato nella tomba del Faraone Tutankhamon con la sua maschera funeraria. Una visita affrettata, poi esco e ancora col taxi raggiungo la Moschea di Qa’it Bey e la vicina casa del Sultano Mehmet Alì, dove entro poco prima della chiusura. Il taxista non vuole guidare di notte, e in anticipo mi riporta all’aeroporto.
Ho qualche ora d’attesa prima del decollo, che quando è annunciato ha un ritardo di …"solo" tre ore.

3° giorno – lunedì 08 febbraio
L'attesa si protrae nella notte i voli non decollano. La camera non è prevista e dormo qualche ora nell hall. Qunado inzia albeggiare l'aeroporto si anima e poco dopo decollo. La giornata è bella e posso osservare dal finestrino il panorama dell'Africa che scorre sotto di me. Un mare di sabbia e poi l'azzurro intenso del lago Turkana ex Rodolfo e atterro a Nairobi capitale del Kenya.
Quando arrivo vado nell'agenzia di noleggio della Hertz, dove ho prenotato un'auto. Nuovo inconveniente. Ho esplicitamente noleggiato un'auto economica con l'autorizzazione di andare anche in Tanzania e non è possibile. L'addetta è sgarbata e mi consiglia di rivolgermi alla loro sede in centro città. Quando raggiungo l'ufficio della capitale ho conferma che non posso uscire dal Kenya con questa vettura e se lo desidero dovrei cambiare vettura, ovvio con una più costosa, e pagare in contante una cauzione di circa il 30 per cento del valore della vettura ... in contanti.
Non ho alternative e accetto la vettura economica come previsto. Il programma del viaggio è già saltato e in Tanzania dovrò arrangiarmi in qualche altro modo.
Un breve giro per il centro della capitale e parto subito. Tralascio la visita della capitale perchè dovrò tornare per consegnare la vettura.

 
... e giro per il centro e poi raggiungo la Ngon Hill, dove c’è un bel panorama di un tratto della Rift Valley. Salgo sulla collina su un sentiero e con qualche precauzione in un’area aperta, dove potrebbero esserci anche animali selvatici, raggiungo a piedi la cima. La Rift Valley è una spaccatura del suolo, un enorme canyon, che in pratica divide l’Africa continentale dal Corno d’Africa, come una linea lunga oltre due mila km e profonda da qualche centinaia di metri a oltre duemila metri.
Torno sulla strada fatta all’andata, supero Nairobi e su un tratto autostradale deserto accelero e arrivo a Nyeri. Un cartello scritto a mano indica qualcosa che dovrebbe essere un albergo. Sono alcune capanne e me ne assegnano una. E’ spoglia e priva di ogni servizio, le toelette sono in comune e la luce è data da un generatore, che, dopo un paio d’ore, è spento.

4° giorno – martedì 09 febbraio
Sono stanco e dormo bene. All’alba parto e con qualche difficoltà trovo l’ingresso del parco nazionale di Aberdari. Il parco segue la catena montuosa, che con il Monte Lesatima arriva a 3938 mslm, e costeggia un tratto della Rift Valley. Ampio 780 kmq ospita molti animali rari o meno come elefanti, bufali, rinoceronti e leopardi neri. Il parco è molto bello, tratti di giungla fitta si alternano a spazi aperti di savana con erba alta e gialla con gruppi di zebre e antilopi che mi attraversano veloci la strada. Percorro una via all’interno del parco, che si trasforma subito in una pista molto sconnessa, profonde rotaie formate da grossi 4x4 mettono a dura prova la mia piccola vettura e tocco ripetutamente il fondo. E’ presto, il parco è ancora deserto e disturbo la quiete di un gruppo di bufali che bruca l’erba ai bordi della pista. Ho un momento di tensione, il capo branco si pone minaccioso al centro della carreggiata e temo mi voglia caricare. Vorrei sparire, faccio alcune decine di metri in retromarcia fino a una macchia di grossi alberi e mi fermo. Passano alcuni interminabili minuti, poi, forse tranquillizzato il grosso bufalo si sposta e con il motore al minimo, costeggio la mandria e passo oltre.


Torno sulla strada principale e proseguo verso nord. Qualche chilometro e sosta obbligatoria sotto il cartello che indica il passaggio dell’equatore per qualche foto.
Quasi non la vedo e ho difficoltà a trovare la Thompson Falls, che ha cambiato nome e ora si chiama Nyahuru Falls. Un salto di circa 70 metri in una gola, una spaccatura con vegetazione lussureggiante. Sono a circa 2.500 mslm e il clima è ideale.
Torno indietro e nei pressi del cartello dell’equatore, un piccolo gruppo d’indigeni, mi costringe a fermarmi. Vendono alcune statuine di gesso colorate come fossero d’ebano rappresentanti animali. Vendere ebano o avorio è severamente vietato e pericoloso esportarlo e molti di loro fabbricano queste statuine. Sono l’unico turista in transito della giornata, e avvio una contrattazione barattando un berretto e alcune sigarette. Io non fumo, ma le avevo comprate in aeroporto proprio per queste eventualità. Sono ancora a Nyeri e all’imbrunire entro nell'Italian Memorial. E’ una chiesa con un piccolo viale di cipressi, importati dall’Italia, con le spoglie dell’allora viceré dell’Africa Orientale Italiana, Amedeo di Savoia Duca d’Aosta.

Vorrei entrare in un’area chiusa per visitare The Ark, albergo a forma dell’arca di Noè, molto esclusivo e con costi fuori dalle mie possibilità. Trovo l’ingresso sbarrato e un cartello indica l’obbligo di prenotare. Faccio anche un tentativo al Treetops Hotel, dove trovo un’altra sbarra e un cartello simile al precedente. Non ho ancora capito di essere in Africa e proseguo a piedi verso l’albergo. Un secondo cartello mi segnala la possibile presenza di animali selvatici e, in pratica, la migliore attrattiva dell’albergo è alla sera, quando gli animali arrivano ad abbeverarsi in un piccolo lago sotto la terrazza dell’hotel. … sono nella parte sbagliata e l’incontro con animali feroci è quasi una certezza e desisto.
Curiosità: il Treetops è costruito fra i rami di un enorme castagno e c'era ospite la principessa Elisabetta d’Inghilterra, il 6 febbraio 1952, quando morì il padre Giorgio VI, e divenne regina.
Arrivo a Nyeri e vado all’Hotel Outspan, luogo, dove è possibile prenotare gli altri due alberghi. Sono carissimi, ma faccio bella figura … sono al completo.
Mi … accontento di una stanza in questo albergo. E’ un angolo verde di tranquillità e si respira ancora il clima coloniale. Un portico accoglie, in pieno clima di apartheid, numerosi clienti solo bianchi molto eleganti.  
…credo abbiano capito il mio bluff e hanno compreso che non sono un ricco turista, mi assegnano un vecchio bungalow sgangherato, ma con servizi all’interno e …miracolo! ...funziona tutto.

5° giorno – mercoledì 10 febbraio
Colazione compresa nello stile inglese con marmellate squisite …e mi abbuffo. Riparto e veloce supero Nairobi, un tratto autostradale a pedaggio. Brevi soste a Sultan Hamud, Makindu e arrivo al Parco Nazionale dello Tsavo. 20.600 kmq è più grande del Veneto. Diviso in due aeree est e ovest. Savana con erba alta con una forte presenza di animali, che godono l’acqua proveniente dal Kilimangiaro. Entro nell’area Ovest e percorro circa 50 km tra piste polverose tra l’erba alta.
Incrocio gruppi di antilopi, zebre e gnù e arrivo al Mzima Springs. E’ un laghetto d’acqua purissima, filtrata dal sottosuolo vulcanico, molto abbandonante. Lascio l’auto in un parcheggio e lungo un sentiero arrivo sulla riva del lago, dove c’è un osservatorio subacqueo. Un cartello, posto all’inizio del sentiero, segnala la possibile presenza di serpenti e coccodrilli, faccio rumore e batto i piedi per farmi sentire e fuggano. E’ una macchia di giungla fitta e l’acqua è trasparentissima. Una passerella porta a una casupola, dove si scende in una stanza sotto il livello dell’acqua e alcune finestre permettono di osservare numerosi pesci e tre grossi ippopotami. Quando sono arrivato non gli avevo notati, ma affiorano dall’acqua solo la punta dei musi.


Torno verso l’uscita e mi fermo vicino alle Chulyu Hills sono dei cumuli di pietra lavica nera e rossastra con un po’ di vegetazione. Lascio l’auto e salgo il dosso, solo un centinaio di metri alla ricerca di un punto di vista panoramico. …e ancora mi dimentico dove sono. All’ombra di alcuni alberi c’è una colonia di babbuini e anche in questo caso il capo branco mi fronteggia minaccioso grugnendo. Rimango immobile e sulla difensiva, poi lentamente indietreggio e …lentamente? No! …di corsa torno alla macchina. Il babbuino desiste e mi sembra sia orgoglioso di aver scacciato l’intruso. Passata la paura lungo una pista più battuta, salgo con l'auto sui primi contrafforti del Monte Kilimangiaro e arrivo al Ngulia Lodge. E’ un albergo ristorante esclusivo sempre nello stile coloniale e con una terrazza che domina parte dello Tsavo National Park e una pozzanghera dove arrivano gli animali ad abbeverarsi. C’è anche una pista d’atterraggio. Il panorama è stupendo e alcuni elefanti si stanno abbeverando. Qui ci sono camere libere, ma a costi per me impossibili, mi siedo sulla terrazza e bevo un caffè con pasticcini buoni, quasi all’italiana. Lungo la strada per salire c’è anche il Ngullia Safari Camp con dei bungalow, chiamati bandas, con prezzi più abbordabili. Scendo dalla montagna e vado verso lo Tsavo Est. Lungo la strada mi sfrecciano davanti, un gruppo di sei o sette gatti selvatici …quindi gli animali feroci ci sono è solo difficile vederli.


Raggiungo la zona est e mi fermo ai piedi del Mudanda Rock un grosso monolito, alto una trentina di metri e lungo circa cinquecento metri, dove salgo per osservare il panorama. Lontano, all’estremità della grossa roccia, c’è un laghetto e posso osservare numerosi animali abbeverarsi: antilopi, zebre e difficili da identificare per la lontananza ma credo siano delle iene.  Torno alla vettura, questa volta senza incontri pericolosi e proseguo fino allo Yatta Plateau una colata lavica, ritenuta la più lunga del mondo, attraversata dal Galana River risultato dell’unione dello Tsavo River e l’Athi River, che forniscono l’acqua all’intero parco. Il corso del fiume rossastro per la terra e i minerali ferrosi che porta con sé hanno eroso questo tratto roccioso e ha formato la Lugard’s Fall. E’ uno stretto canyon, una spaccatura tortuosa larga tre o quattro metri e lunga forse un centinaio di metri. E’ un passaggio stretto e tortuoso e l’acqua vi entra copiosa e come in un imbuto esce con un salto su un’ampia vallata dove, sdraiati sulle rive fangose, ci sono dei coccodrilli.
E’ sera quando arrivo a Mtito Andei, una delle uscite del parco, sulla strada statale che la attraversa è buio. Ci sono molti alloggi e scelgo u n lodge. Mi è assegnata una casupola con i servizi alla turca in un angolo, la branda ha lenzuola rammendate alla meglio e preferisco rimanere all’interno dello stabile, stendo i sedili e dormo più comodo in auto.

6° giorno – giovedì 11 febbraio
Il sole scalda l’abitacolo e mi devo svegliare, anche se ho ancora sonno e parto. Raggiungo Mombasa, seconda città del Kenya, sul mare e vado all’aeroporto per cambiare dei soldi. Aspetto l’arrivo di un volo internazionale perché aprano gli sportelli del cambio e poi vado in città. E’ un porto e un centro multi etnico, un vero e proprio miscuglio di africani, indiani e arabi che nel tempo si sono mescolati e la popolazione è in gran parte mulatta o creola. Vicina alla zona balneare di Malindi, la città pullula anche di turisti bianchi europei e americani. Il clima è diverso dall’interno caldo e secco, qui è caldo ma umido e sudo copiosamente. Una passeggiata per il basso promontorio sul mare e il Fort Jesus, fortezza che risale al 1593, che aveva reso la città imprendibile dagli attacchi dei pirati.   

Torno all’auto e vado verso Malindi. Qualche decina di chilometri e trovo una serie di alberghi lussuosi. Mi fermo all’Hotel Reef un resort con piscina, alberi e una bella spiaggia. Il costo di questi alberghi è stabilito da multinazionali e non prevede turisti fai da te occasionali come me e sono molto costosi. E’ sufficiente che mi avvii verso l’uscita, perché un inserviente si avvicini e mi offre una soluzione più economica. Credo sia in accordo con la reception e mi è assegnato un appartamento, in un’ala dell’hotel semideserta, con due camere e cucinino e mi è rilasciato un pass (sgualcito) per i servizi e il ristorante. Contratto il prezzo e mi è praticato circa il 30% della tariffa richiestami in precedenza.   
Una lenta ventola mitiga la forte calura e rimango sotto la doccia a lungo per togliere la polvere rossa dello Tsavo ed erano 5 giorni che non mi lavavo. Il ristorante offre il consueto servizio a buffet libero con molti piatti a base di pesce e frutta. La spiaggia è a ridosso dell’hotel e faccio subito un bagno in mare. Qualche centinaio di metri più avanti ci sono delle rocce e credo vi sia una barriera corallina, ma non ho la maschera e non riesco vedere pesci.

7° giorno – venerdì 12 febbraio
Mi concedo una pausa e rimango in albergo tutto il giorno.
Leggo i giornali italiani, prendo un po’ di sole e faccio qualche bagno …classica vita del "dolce far niente".

8° giorno – sabato 13 febbraio
Altro giorno a non "fare niente".

9° giorno – domenica 14 febbraio
Replica di ieri.

10° giorno – lunedì 15 febbraio
Parto. Supero il ponte sul Macupa Creek, specchio d’acqua che separa Mombasa dalla terra ferma e vado a Nairobi. Lungo la strada al bivio di Kibwezi c’è un cartello stradale che indica un villaggio costruito dagli italiani con i soldi realizzati da una trasmissione televisiva condotta da Adriano Celentano.  Arrivo all’aeroporto della capitale e riconsegno la vettura. Trovo la stessa addetta e mi pratica, tronfia e antipatica, un costo completamente diverso d quanto pattuito e scritto in contratto. Il costo del noleggio pattuito era di una settimana a chilometraggio illimitato mentre l'addetta mi vuole applicare  un tariffa con il costo chilometrico. Ho fatto molti chilometri e il risultato è doppio rispetto alle aspettative. Ho la carta nr 1 della Hertz e pago con quella riservandomi una volta in Italia, dopo avere bloccato il pagamento, una trattativa con la casa noleggiatrice della Hertz. Ho comunque un contratto e la carta non è legata a nessun conto bancario e potrò eventualmente non onerarlo. La conversdazione si è nel frattempo animata e arrivano anche degli addetti della sicurezza. Lascio l'aeroporto e con un autobus vado in centro città.



E’ una giornata ‘NO’,  sul bus cittadino, ingombrato dal bagaglio, sono scippato da un ragazzo. Riesce a sfilarmi un piccolo portamonete, dove tengo gli spiccioli per le spese immediate, circa 10.000 lire (attuali 5 €). E’ un furto pericoloso perché il giovane mi sfila i soldi dalla tasca posteriore dei pantaloni e poi si getta fuori dall’autobus in piena corsa, lo vedo cadere a terra, ma come una molla si rialza e scompare tra la folla.  
Il valore dello scippo è irrisorio, ma mi priva dei soldi in scellini kenioti. E' tardi per trovare un cambio e i privati non sono autorizzati a farlo. Alla stazione degli autobus non ci sono più corse per il confine ma solo dei taxi collettivi, che hanno un prezzo più elevato ma sempre molto molto conveniente. Trovo un taxista che parla bene l’italiano perchè ha studiato all’Università Agraria di Milano, ma quando è tornato in patria ha scoperto che serve avere della terra per mettere in uso i suoi studi e lui non ce l'ha. Ha comprato una vecchia Mercedes e lavora come taxista. E’ soddisfatto e sembra li renda abbastanza bene.  Mi fa credito e mi porta al confine con la Tanzania, dove spero di trovare un cambio e pagarlo. La strada è buona e scorrevole, il traffico la sera è scarso e l’autista conosce bene le varie buche del percorso. Ha riflessi pronti e deve eseguire alcune violente frenate per evitare qualche animale selvatico, come un cinghiale e un’antilope. Sono a Namanga alle 10 di sera e i cambi sono tutti chiusi. Prendo alloggio nell’unico albergo del posto, l’Hotel Namanga River 4, Namanga 00207 tel +254 721396851, carino e pulito. La serata è piacevole sono a 1000 mslm e ci sono numerosi turisti giovani, che formano cerchi attorno a fuochi coinvolgendo la gente locale.

11° giorno – martedì 16 febbraio
La notte è fresca e mi sveglio infreddolito.  Cambio i soldi in frontiera, pago il taxista e ottenuto il visto supero il confine con la Tanzania. Lo stato formato dalla federazione tra il Tanganica, ex colonia inglese e tedesca e l’isola di Zanzibar. Trovo una piccola stazione d autobus e parto per Arusha. Sono nell'area abitata dall’etnia Masai, famosa tribù che non vuole integrarsi con l’era moderna. Orgogliosi guerrieri e cacciatori vivono a stretto contatto con animali feroci che non temono di affrontare anche solo con l’uso di una lancia. Seduto vicino a me c’è un giovane masai e vorrei passargli gli auricolari del mio walk man per fargli sentire della musica. E’ un’impresa poiché ha i lobi con vari orecchini e fori enormi. Riconosce la musica, è una musicassetta di Bob Marley, e me la chiede. La porta all’autista che la inserisce nel mangianastri del bus e la fa ascoltare a tutti i passeggeri.
… la musica è una lingua comune e poco dopo tutti seguono e cantano il ritmo del re del reggae.  
A Longido, un centro sulla strada, il mio amico masai m’invita a seguirlo nel suo villaggio e a malincuore rinuncio, il mio tempo a disposizione è limitato.
Nel pomeriggio, aggirato il Monte Meru 4556 mslm con un paesaggio verde molto bello, arrivo ad Arusha. E’ una città di circa 250.000 abitanti a 1.380 mslm ed è, in pratica, la base di partenza per le escursioni al parco nazionale del Serengeti e la salita al Monte Kilimangiaro 5895 mslm il più alto dell’Africa.
Trovo alloggio presso la missione cattolica, che arrotonda le entrate affittando delle stanze, e mi è assegnato un bungalow.
L’hotel Teresiath è un tugurio e i servizi lasciano molto a desiderare, ma costano poco, stendo sulla branda il mio sacco a pelo e cerco di non toccare nulla con le mani nude. Sistemo le mie cose ed esco in centro per una passeggiata. Il Kenya con l’arrivo dei turisti ha una ventata innovativa e sembra proiettato alla crescita del benessere della popolazione, mentre la Tanzania è ancora poco visitata e sembra di tornare nel passato. Le case coloniche sono in decadenza e sostituite da bidonville in lamiera. Bimbi sguazzano in stagni maleodoranti dove, temo siano scaricati anche i rifiuti. Trovo un’agenzia turistica e m’iscrivo per un’escursione al vicino parco di Ngorongoro. L’escursione è vincolata a trovare il numero sufficiente di turisti e mi assicurano che non si superano mai due giorni d’attesa. Quando torno alla missione mi raggiunge un ragazzo e m’informa che hanno raggiunto il numero necessario ma il tour dura due giorni e devo aggiungere un prezzo extra.
… devo cambiare altra moneta. Qui l'unica moneta straniera accettata è il dollaro americano. Gli stessi franchi francesi, svizzeri e il marco tedesco non sono conosciuti e non è possibile cambiaarli ... fanno eccezione le lire sterline inglesi per il passato coloniale del Paese.
Non ho molta fortuna, in Tanzania c'è un forte mercato nero della valuta ma io ho molti traveller cheque e posso cambiarli solo in banca.
Esco la sera per cambiare soldi e cenare e quando torno alla missione devo fare molta attenzione alla strada piena di buche e con pozzanghere profonde.

12° giorno – mercoledì 17 febbraio
Dormo bene, nonostante la branda in terra battuta. All’alba la città si sveglia e subito sono anch’io in movimento. Lascio lo zaino in deposito all’agenzia turistica. Una colazione veloce in un bar e su di una grossa sgangherata Land Rover 4x4 assieme a una coppia di olandesi, parto.
… ho un pizzico d’orgoglio nel vedere che stanno facendo una strada nuova a fianco della pista, e le macchine usate per la costruzione sono della Marini di Alfonsine, Italia.
Un paio di villaggi e tappa obbligatoria a Mto Wa Mbu un villaggio trasformato in centro commerciale per i turisti. Souvenir di ogni genere, lance, frecce tamburi, tessuti variopinti e utensili lavorati in legno. Qualche chilometro e la strada comincia la salita. Arriviamo sulla cresta del cratere vulcanico del Ngorongoro e ci fermiamo nei pressi del Rhino Lodge. Sono a 2.400 mlsm e la temperatura è fresca e piacevole e mi è assegnato un alloggio. Alcuni olandesi del gruppo preferiscono alloggiare al Ngorongoro Lodge molto lussuoso e in una posizione panoramica meravigliosa, che domina il cratere del parco. La mia stanza è puzzolente e decadente, in veneto la chiameremmo un ‘punaro’ = un pollaio, e la divido con un giovane tedesco. Assieme agli altri elementi del gruppo (quelli poveri), ceno in una locanda vicina, zuppa di finocchi bistecche con patatine, coste lesse, macedonia di papaya e banana, sarà fame? Non guardo la pulizia ma è tutto molto buono.
Una terrazza guarda sul costone di una montagna vicina e c’è un momento di silenzio generale nell’osservare un gruppo numeroso di elefanti in transito. Torno in stanza dove Uru, il mio compagno di stanza, russa sonoramente.

13° giorno – giovedì 18 febbraio
La notte è fredda e molti indumenti gli ho lasciati nello zaino ad Arusha. Una colazione nella sala del ristorante e c’è consegnato il pasto al sacco. Riunitici con i passeggeri che hanno usato l’altro albergo partiamo e siamo subito all’ingresso del parco. Il Ngorongoro National Park, nella vallata del Serengeti, è la più grande caldera ancora intatta con oltre 20 km di circonferenza del mondo. Le pareti alte 600 metri hanno permesso un habitat all’interno incredibile, vi sono infatti presenti gran parte degli animali africani.  I primi esploratori lo avevano identificato con l’eden. E’ abitato da qualche centinaia di masai, gli unici che possono accedere liberamente nel parco.

Scendiamo all’interno e andiamo subito verso gli specchi d’acqua con numerosi fenicotteri. Varie piste solcano il fondo del cratere e vi sono anche altri turisti, la ‘cattura’ fotografica è ricca e facile: antilopi, zebre, gnu, struzzi, rinoceronti, iene, scimmie, elefanti, leoni e anche alcuni rari ghepardi.


 Le guide ci portano per la sosta pranzo nelle vicinanze di un albero, dove sono appollaiati degli uccelli predatori, che scendono in picchiata e con precisione millimetrica rubano il cibo dalle mani dei turisti malcapitati. Qualche ora girare nel cratere e torniamo al Rhino Lodge, recuperiamo il bagaglio e partiamo per il ritorno.
La strada del ritorno e sosta all’Hotel Manyara, nei pressi del lago omonimo e del parco naturale.
Sistemazione in un albergo vicino e stanza simile alla precedente. Ceno in una locanda dove trovo un italiano. Torno in camera e mi sembra d aver già visto la scena …il tedesco sta già russando.

14° giorno – venerdì 19 febbraio
Sveglia, colazione e via sulla jeep. Qualche chilometro e siamo nella vallata del lake Manyara, a ridosso delle montagne. La strada offre un panorama stupendo sulla vallata e il lago che si estende a perdita d’occhio. E’ un tratto di giungla che si apre alla savana verde della vallata. Il lago è poco profondo e arriviamo in una zona popolata da un gruppo d’ippopotami.
Una striscia fangosa impedisce alle jeep di avvicinarsi al bordo del lago e gli animali sono indisturbati. Un breve giro per alcuni sentieri e troviamo delle giraffe, in pratica i due animali che non sono presenti nel Ngorongoro.

Torniamo all'hotel, recuperiamo i bagagli, mentre dei grossi uccelli si contendono con dei macachi i rifiuti gettati dall’albergo.
Breve sosta nel centro commerciale per turisti e nel tardo pomeriggio arriviamo ad Arusha.
Recupero lo zaino alla missione e al volo prendo l’autobus per Dar Es Salaam, la capitale dello stato confederato.


15° giorno – sabato 20 febbraio
L’autobus corre nella notte con violente frenate e saliscendi nelle numerose buche e, in qualche modo, cerco di dormire. Il mattino, in qualche modo, sono nella capitale. M’informo per raggiungere la vicina isola di Zanzibar. Chiedo in un’agenzia di turismo e le scelte sono due: un traghetto che parte la sera superaffollato e arriva l’indomani mattino e il ritorno non ha una data garantita, idem l’aereo, che ha un costo irrisorio, ma è necessario prenotarlo e non ha posti liberi prima di tre giorni.  Vado all’hotel New Africa, tra i migliori del centro, vorrei lavarmi, ma un black out ha lasciato tutta la città senza corrente e la doccia non funziona. …sarà ripristinata tra pochi minuti, mi dicono alla reception anche dopo un paio d’ore che aspetto.
Esco dall’hotel e prendo un taxi fino alla spiaggia, un bel giro e poi …scopro che il mare è a meno di trecento metri dall’albergo e non lo avevo visto perché nascosto da edifici e alberi.
La spiaggia è sporca e piena di detriti portati dal mare che si aggiungono a quelli scaricati da molti abitanti della città. Ci sono numerosi granchi che integrano la loro dieta marina con avanzi che trovano tra i rifiuti. Rischio e faccio un bagno in mare. Sono in un bacino naturale quasi chiuso, l’acqua è caldissima e torpida dalla sabbia smossa dalle onde. La sera torna la corrente elettrica e riesco lavarmi. Ceno nel ristorante dell’albergo con cucina internazionale, anche se sono l’unico straniero presente.


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