Kenya - diario di viaggio (seconda parte) - Renato Capparotto - Mi piace andare in giro

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Kenya - diario di viaggio (seconda parte)

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16° giorno – domenica 21 febbraio
Il mio programma è saltato completamente, quindi ho molto tempo a disposizione. Mi informo su alcuni voli economici e decido di andare a vedere le Cascate Victoria in Zambia. Vado all'aeroporto e cerco di pagare la tassa aeroportuale con un'altra valuta rispetto il dollaro americano. Il cambio è particolare, sono necessari 10 $ dollari americani, crica 13.000 lire o in alternativa 30 franchi svizzeri, che valgono 27.000 lire o 30 marrchi tedeschi eguali 21.000 lire. Avere soldi americani si potrebbero comprare le altre due valute a un costo irrisorio rispetto al loro valore reale. L'hotel New Africa è un momento di benessere, ieri sera ho cenato con gamberetti impanati, verdure e due birre e la colazione di oggi è ricca e abbondante, uova strapazzate, avocado, banane, succhi vari, marmellata e caffè a volontà. Raggiungo l'aeroporto completamente nuovo ma con pochi voli. alle 12 decollo e atterro dopo due ore ad Harare ex Salisbury in Zimbabwe, dove devo cambiare aereo. L'aeroporto sembra un angolo d'occidente e si sente la gestione degli ex coloni bianchi, ancora numerosi in questo stato. Tutto è in ordine e pulito. Sono a circa 1500 mslm, l'aria è fresca e si sta bene. Verso sera ho anche un po' di freddo. Tre ore d'attesa e parto con il volo per Lusaka capitale dello Zambia.

I controlli di frontiera sono rapidi e ottengo il visto senza problemi ma non è arrivato lo zaino. La serata è frdda e indosso solo una maglietta. Mi assicurano che il bagaglio sarebeb arrivato con il volo di domani. Vado in taxi alla ricerca di un albergo. Ci sono alcuni hotel di prestigio a buon mercato ma sempre troppo onerosi per me e in quelli economici, molto economici, non accettano biachi. Una lunga ricerca e trovo un alloggio al Motel Andrews in Kafue Road a Lilayi, po box 2'475 Lusaka, tel +260 211 273535. Mi è asseganto un bungalow spartano ma confortevole e posso usufruire anche della carta di credito per pagare. E' tardi e la cucina è chiusa e quindi ... niente cena.

17° giorno – lunedì 22 febbraio
Qui a Lusaka vive un vecchio amico di mio padre, un commilitone durante la II guerra mondiale. Non lo conosco ed ho solo il numero della casella postale. Vado all'ufficio centrale delle poste e riesco parlare anche con un 'mega' direttore, the director manager. Fa una ricerca ma il numero è molto vecchio e non è collegato a un indirizzo. Scatto alcune foto in centro e mi fermano dei poliziotti e devo seguirli nella loro caserma. Ho scattato una foto ad una banca ed è considerato un obiettivo militare, quindi vietato. Una lunga discussione, mi scuso per l'inconveniente, ma oltre non avere identificato l'edificio come una banca, credo vogliano dei soldi ma non è nelle mie  possibilità. Scherzo, parliamo di calcio e ... dopo un po' mi lasciano andare con macchina fotografiace rotolino, che avevo dovuto togliere. Il volo dalla Tanzania arriva domani e parto per Livingstone, dove ci sono le cascate Victoria. Un volo interno è costoso e non ci sono mezzi pubblci o almeno non riesco trovare una stazione degli autobus. Un mini bus fino alla periferia di Lusaka e poi faccio l'autostop. Un passaggio e arrivo facile a Kafue cittadina posa all'ingresso del parco nazionale, il migliore e più grande dello Zambia. Evito di visitare il parco e trovo un pick up di un bianco, dove salgo sul cassone dietro. Indosso solo una t-shirt, il cielo è coperto e fa freddo. Supero i centri di Mazabuka, Monze, Pemba, Batoka e arrivo a Choma.
La fortuna non mi arride e per strada subisco anche un violento acquazzone. Cambia la temperatura e comincia a scaldarsi l'aria. Un tratto in salita costringe i mezzi pesanti a n'andatura a passo d'uomo e salgo in corsa su un camion. L'andatura è lentissima, circa quattro ore e alla sera, dopo i cntri di Kalomo e Zimba, arrivo a Livingtone. Il camionista è gentile e mi lascia davanti all'hotel Fairmont (ora è The Royal Livingstone in Mosi-oa-Tunya Road a Livingstone tel 260 (21) 3321122).
E' un albergo con tutti i confort, gestito da bianchi. Una doccia con acqua calda e ceno nel ristorante dell'albergo con filetto di daino e contorni vari.

18° giorno – martedì 23 febbraio
Mi sveglia un violento acquazzone alle prime luci del mattino. Aspetto qualche momento ma inutilmente, continua piovere. Una buona colazione internazionale e prendo un taxi collettivo fino alle cascate, che distano meno di 5 chilometri. La cascata Victoria o Mosi oa Tunya = fumo che tuona in lingua locale è un gradino del fiume Zambesi, che cade lungo un fronte di oltre 1500 metri, su una spaccatura rocciosa e un salto di 110 metri. Il salto dell'acqua cade in uno stretto canyon e rimbalza sull'altra parete provocando una vera e ropria nuvola d'acqua, che raggiunge il centinaio di metri e si vede fino a trenta chilometri di distanza. La visita delle cascate costringe ad entrare in questa nuvola e in pratica è come afre una doccia. Scendo fino al ponticello pedonale knife edge brdge, ponte lama di coltello, che è proprio davanti alla parete principale delle cascate. Cammino in enormi pozzanghere e, oltre la particolare situazione del luogo, piove.

Qualche momento e torno a Livingstone. Visito il museo e compro una brutta maglietta, mi asciugo e mi cambio. Nel pomeriggio c'è un unico volo giornaliero per la capitale.

Vorrei comprare il biglietto del volo per Lusaka ma sembra che l'aereo sia pieno. Mi consigliano di provare e andare direttamente all'aeroporto. Mi avvio a piedi e lo raggiungo con una passeggiata di circa cinque chilometri. L'aerostazione è molto piccola e c'è solo questo volo giornaliero con la capitale. Un paio di addetti e riesco a parlare con il capo sala o direttore e in qualche modo ottengo un posto in aereo. Alle 16 l'aeroporto si anima. Arrivano i passeggeri, ci sono anche degli italiani, che il proprietario di un'agenzia di viaggi toscano, si porta dietro per le sue vacanze da questa parte. Sono di ritorno dalle cascate e dal parco The South & North Luangwa National Park, che a loro dire, essendo meno conosciuto è più selvaggio e ricco di fauna selvatica.
Arrivo a Lusaka e recupero lo zaino, poi salgo sul pullmino degli italiani e li seguo nel loro albergo. L'hotel è di buon livello e il costo è accettabile e prendo una camera per me. Controllo il bagaglio e dalle tasche laterali sono spariti gli occhiali da sole, alcune musicassette e le batterie di scorta del walk men.  

19° giorno – mercoledì 24 febbraio
Sveglia alle prime ore del giorno e vado verso la periferia nord est della capitale. Chiedo l'autostop e in qualche modo sono preferito alla numerosa concorrenza di colore, tra gli altri ho un passaggio da un giovane con una Fiat Uno. Credo sia un autista alle prime esperienze di guida. E' molto incerto e prosegue a zig zag, superiamo Landless Corner, breve sosta a Kabwe dove offro un panino e una bibita al mio accompagnatore, fino alla zona mineraria di Kitwe. La strada è tutta asfaltata in buon stato, è l'arteria principale dello stato e le auto procedono a sinistra come in Inghilterra. Altri passaggi anche se ormai è buio e arrivo a Chililabomwe al confine con lo Zaire, nuovo nome del Congo ex belga. E' una notte senza luna e coperto, il buio è totale. Faccio un pezzo di strada a piedi e ripetutamente sbatto addosso alle persone che non riesco vedere. ... ovvio durante questa passeggiata cade un nuovo acquazzone e non trovo nessun riparo. Arrivo alla stazione di frontiera dello Zambia ed esco dal Paese. La postazione di confine dello Zaire è chiusa durante la notte (sono le ore 23) ma gentili, un paio di doganieri, mi accompagnano in un albergo del paese di Kusumbalesa. La locanda ha stanze in comune ma non essendoci altri clienti, mi assegna una camera solo per me. Una birra per i miei accompagnatore. Cena ... tutto chiuso e nessuna possibilità di mangiare qualcosa.


20° giorno – giovedì 25 febbraio
Quando mi sveglio spunta il sole e la stazione di frontiera comincia ad animarsi. Faccio colazione con dei soldati ed elargiscono alcune piccole mance. Ottengo una 'corsia preferenziale' e verso le 10 riesco partire con il nuovo visto. Trovo un taxi collettivo e lascio Kusumbalesa. La strada è in pessime condizione, circa 100 chilometri per raggiungere Lubumbashi, capitale dello stato confederato del Katanga. Andiamo lentissimi con numerose soste per far scendere e salire passeggeri, dopo 4 ore sono nella città. Oltre 500.000 abitanti a 1290 mslm è un importante centro minerario, oro, diamanti, carbone. Non ho soldi locali ed è tutto chiuso. Vorrei mangiare qualcosa e mi consigliano di rivolgermi per cambiaer soldi alla Casa degli Italiani. E' un'ancora di salvezza, lo trovo a un chilometro dal centro. E' un club o sede di un'associazione di italiani, che lavorano nelle miniere. Trovo italiani e benché la cucina sia chiusa mi preparano un'insalata greca. E' un ristorante e mi accettano la carta di credito dell'American Express e gentilmente mi danno ulteriori soldi evitandomi di cambiare. Il gestore in questo momento è in Italia e lo sostituisce un giovane geometra con moglie e bimbo, che ha una piccola impresa edilizia da queste parti. Mi spiega che ha fatto una scelta di vita a venire in Katanga. Figlio di un lavoratore della miniera, aveva vissuto l'intera infanzia in Congo, poi aveva conseguito il diploma di geometra in Italia. Ha preferito tornare da queste parti,in quanto anche se prende pochissimi soldi, riesce mantenere un'abitazione sul lago a Kolwezi, due auto e una barca oltre a un paio d'inservienti.

La lentezza dei mezzi locali mi impone di sveltire il viaggio e prendere un'altro volo. Il prossimo aereo utile è per domani. Silvano, il giovane geometra, mi riporta in paese in una pensione economica gestita da una signora greca dove mi è assegnata una camera pulita e addirittura immobiliata. Il giovane mi dà una sua versione su un fatto storico politico avvenuto pochi anni prima. Le miniere belghe avevano uno scarto di circa l'8% e dava lavoro a circa 40.000 persone. E' arrivata una società francese che gestiva delle miniere nella città vicina di Lisaki, che hanno ottimizzatoe e ridotto all'1% le scorie hanno tolto lavoro ai belgi ed ai suoi dipendenti. Gli operai hanno sobillato il popolo gueriero e bellicoso del Katanga (che non aspettava altro) guidato da Mobuto e hanno attaccato questa miniera. I coloni belgi e americani erano stati avvertiti della sommossa ed erano rientrati in patria, mentre gli italiani si erano 'dimenticati' di avvertirli e subirono 6 vittime. La società francese ha chiusp ed è tornata in patria. La situazione è tornata come in precedenza, ora anche i belgi hanno ottimizzato le scorie con risultti simili e anche i ribelli sono tranquilli.

21° giorno – venerdì 26 febbraio
Sveglia mattutina e quando aprono l'agenzia turistica sono subito dentro a comprare il biglietto aereo per Goma. Qualche minuto d'attesa e arriva Silvano. Un breve giro fino alla Casa degli Italiani PO Box 416, tel (22) 2418. Mi spiega quanto sia difficile procurarsi del cemento da queste parti e che gli operai bravi sono difficili da trovare. Gli indigeni non riescono a lavorare in un modo continuativo e in pratica, quando prendono il salario, non tornano prima che non lo hanno speso. E' costretto a pagarli un po' alla volta e a turno per continuare i lavori. Mi porta all'aeroporto, dove conosce tutti i funzionari e posso superare le varie formalità d'imbarco senza problemi, è comunque un volo interno effettuato da una compagnia locale Scibe Airlift Zaire, che effettua un volo circolare nelle varie città più importanti del Paese. Il volo è pieno e trovo un posto vicino all'unico altro bianco presente. L'aereo è un Fokker bimotore e con una lunga rincorsa decolla. Un'ora e mezza e atterro a Kalemie sul lago Tanganika, il tempo di caricare e scaricare dei passeggeri e si decolla. L'aeroporto è limitato a una casupola con una antenna e la pista è sterrata.  

Mezzora e altro atterraggio e decollo a Bukavu lul lago omonimo nel nord est del Congo. L'altro passeggero bianco è un tecnico minerario esperto nello stagno ed è diretto nel Rwanda, che è tra i primi esportatori del mondo. Alle 15.45 atterro a Goma, sulle rive del Lago di Bukavu. E' una città importante a 1500 mslm a ridosso dell'attivo e violento vulcano Goma, che l'ha già distrutta una volta con un'eruzione. E' anche la base di partenza per visitare il parco del Virunga, dove vivono gli ormai rari gorilla di montagna. Cerco un albergo e con un  taxista faccio un giro per vari locali, che come mi vedono lievitano i prezzi. Trovo l'Hotel Karibù, un albergo lussuoso e pulito, gestito da un francese. Mi pratica il costo normale, simile alle locande della città.
Ci sono in prevalenza clienti bianchi e anche due italiani, uomini d'affari, un po' scortesi.

22° giorno – sabato 27 febbraio

Colazione in riva al lago e senza fretta torno nel centro abitato. Vorrei raggiungere il parco del Virunga ma partono solo gruppi organizzati e in questo periodo sono rari. Il costo per andarci da solo comprende il nolo di un auto fuoristrada con autista e una guardia armata ed è fuori delle mie possibilità economiche. Cerco inutilmente di telefonare in Italia. Non esiste la teleselezione ed è necessario prenotare con largo anticipo. Un giro per la città cche non ha nulla di interesse turistico ed è la classica città di frontiera trafficata e anche poco sicura. Mi avvio alla frontiera e trovo un passaggio, senza nemmeno chiederlo, per superare il mezzo chilometro neecssario. Comincio le varie burocrazie di confine e una grossa infermiera mi contesta la vaccinazione contro il colera, che non avevo fatto. Scopro che non è obbligatoria se si arriva dall'Europa o dal Kenya ma è richiesta quando si proviene da altri Paesi, come il Congo ex belga. Non ho alternative e ... mi scivola una banconota nelle tasche dell'addetta della sanità e posso proseguire.

Trovo una stazione, cambio gli ultimi spiccioli dello Zaire al cambio nero e compro il biglietto per Kigali, la capitale del Rwanda. La giornata migliora, sono su un minibus quasi nuovo e sto comodo. La strada tortuosa attraversa vallate con piantagioni di tè e bananeti. Lungo a strada vedo anche alcuni ormai rari pigmei, popolo famoso per la minuscola statura. Il Rwanda è attualmente considerato la Svizzera dell'Africa e c'è un benessere abbastanza diffuso. Molte banche vi hanno le loro filiali, che ricevono soldi anche dai paesi confinanti, grazie all'attuale stabilità politica. E' un paese minerario con forti riserve di stagno, rame ecc e anche Kigali, la capitale ha un aspetto relativamente moderno considerato lo standard africano. La capitale si trova a 1300 mslm e conta oltre 600.000 abitanti e il clima è piacevole. Dev0 far vidimare il visto d'ingresso all'ufficio immigrazione, ma lo trovo chiuso. Mi concedo un albergo lussuoso per potere usufruire della carta di credito. l'Hotel Des Milles Collines 4 stelle in avenue de la republique a Kigali tel 250 (252) 570530. Ritrovo l'ispettore minerario e ceno assieme nel ristorante dell'albergo.


23° giorno – domenica 28 febbraio
Piove a dirotto tutta la notte e quando comincia a farsi giorno salgo sulla terrazza dell'albergo per scattare alcune foto ad una stupenda alba.
Colazione compresa nel prezzo della stanza (... mi sembra giusto con quello che costa circa 90.000, molti per l'Africa e anche per l'Italia). Vado all'Ufficio Immigrazione per vidimare il visto e pago circa 75.000 lire. La credevo una cosa semplice e veloce, mentre invece, mi ritirano il passaporto e devo ritornare a prenderlo nel pomeriggio.
Pranzo al ristorante da Ninos, antipasto con patatine tagliate a scaglie fritte con arachidi e molto pepe, che mi provocano una gran sete. Un pesce tilapia ai funghi con patatine e cipolle. Sono dei bocconcini simili al bacalà alla vicentina ma dal gusto che lo accomuna alla trota salmonata. Tutto molto buono che aiuto con due enormi birre e quando esco sono leggermente 'alticcio'. Torno all'ufficio immigrazione nei pressi del consolato italiano. Recupero il pasaporto e alle 15 parto su un autobus per il confine con l'Uganda.

Un paio d'ore, un'altra strada discreta tra alture e belle vallate e arrivo a Gatuna. C'è il confine con l'Uganda. La forte presenza militare è inquietante e mi unisco a un gruppo di kenioti per fare gruppo ed essere un bersaglio meno facile per ladri o rapinatori. La caduta del dittatore Amin ha lasciato gruppi di fedelissimi allo sbando, che continuano a tiranneggiare la popolazione. Il governo in carica ha chiesto aiuto alla Libia, che ha inviato numerosi contingenti militari, che controllano le strade e cercano dare una certa sicurezza. Supero il vonfien con facilità e parto subito verso la capitale. Alcuni controlli dei soldati lungo la starda e alle 18.30 sono a Kabale. Il pullman si ferma in quanto c'è il coprifuoco e non si può circolare di notte. I kenioti sono esperti, un paio di loro rimangono a guardia dei bagagli mentre noi andiamo in una bettola vicina. Non ho fame ed evito una brodaglia spaventosa. Ripiego in un ananas, un succo di banana e un caffè nero e forte. Torniamo alla corriera e in qualche modo cerco di dormire qualche ora.

23° giorno – lunedì 29 febbraio
L'energia elettrica non c'è e la notte è immersa nel buio totale. ... ho qualche timore e preferisco rimanere sveglio. Alle 3 c'è un po' di movimento, recuperano i passeggeri, che dormono rintanati in alcune case vicine. Raggiungiamo la periferia e dopo un meticoloso controllo dei militari liobici alle 7 lasciamo Kabalè. Saluto con piacere le prime luci del giorno e lungo la strada posso dormire qualche momento. Superiamo i centri di Sanga, Lyantonde, Masaka, Nabusanka e Mpigi tutti con evidenti segni di cannonate e fucilate sulle pareti degli edifici. Un pullman partito poco prima di noi è caduto in una scarpata per sottrarsi all'imboscata di un gruppo di guerriglieri. Non ci sono vittime e anche i feriti lo sono in modo leggero. Verso le 18 arrivo a Kampala la capitale. La città è a 1.220 mslm con oltre 500.000 abitanti con la presenza di numerosi bianchi che in qualche modo gestiscono ancora un gran potere. Siamo sulle rive del lago Vittoria, l'aria è calda umida e sudo a dirotto. Lascio il gruppo di kenioti, che mi prestano anche dei soldi locali, che gli potrò rendere una volta rientrato in Italia. Cerco un albergo che accetti la credit card e sono costretto a scegliere quelli di maggior prestigio e prezzo. Trovo un italiano, un po' altezzoso, forse dell'ambasciata, mi porta all'hotel Fairway, che sarebbe ottimo, pulito e non eccessivamente caro. Scelgo la soluzione più facile e onerosa e vado al Kampala Sheraton Hotel in Nile Avenue. Po Box 7041 tel 0256 (256) 414420000. E' costo ma ci sono tutti i confort e mi sento al sicuro.
Il ristorante è a buffet libero e ne approfitto per la cena. Ho fame e mi abbuffo. Pesce del lago Victoria, roastbeef, prosciutto, bocconcini di pesce freddo, goulash ai funghi neri, contorni vari, dolci, creme caramel e caffè quasi buono.  

24° giorno – martedì 01 marzo

Faccio colazione al buffet compresa nel prezzo. Vado all'agenzia della Kenya Airways e compro un biglietto per un volo del pomeriggio. Pago in contanti e il resto di 100 marchi tedeschi è subito trattenuto come mancia. Una passeggiata per il centro che non ha  nulla di turistico e anche gli edifici coloniali sono ormai in gran parte deteriorati. Ritiro il bagaglio, che avevo lasciato all'hotel Sheraton e mi avvio a piedi verso l'aeroporto. Arrivo al vecchio aeroporto di Entebbe, teatro di un blitz israeliano per liberare degli ostaggi catturati da palestinesi appoggiati dal governo ugandese, che lo hanno distrutto. Visito il giardino botanico sulle rive del lago Vittoria. La strada prosegue intorno alla vecchia pista e finalmente arrivo nell'aeroporto nuovo.
Sono martoriato da alcuni bozzoli, presumo punture di insetti che penso erano nell'autobus. Credo di avere anche una qualche lieve intossicazione alimentare. Sono pervaso da pruriti in tutto il corpo e lo stomaco sembra un percorso delle montagne russe.

Alle 17 circa parto e un'ora dopo atterro a Nairobi in Kenya. I frontalieri mi contestano anche loro la mancanza del vaccino contro il colera, obbligatorio se si proviene da altri Paesi africani, come in Rwanda. E' una cosa che pochi europei conoscono e i gendarmi locali ne approfittano per spillare dei soldi ai malcapitati stranieri. La minaccia è di tenermi in quarantena per 40 giorni e ovvio ... mi scivolano altri soldi nella tasca di un poliziotto, che mi sembra comandi il gruppo, e ottengo il permesso d'ingresso.
Raggiungo il centro con un autobus e cerco una stanza per la notte. C'è una manifestazione importante in città e gli alberghi sono tutti pieni ... ancora una volta devo scegliere un hotel più costoso. Trovo una camera nell'Hotel Ambassador in Moi Avenue 00100 Nairobi, Po Box 30399 tel 254 (20) 2246615 7 6.
Ceno in albergo e rimango il resto della serata in hotel.

25° giorno – mercoledì 02 marzo
Ho un giorno di sosta e forse risento la stanchezza di questi ultimi giorni. Ho un forte attacco di diarrea e anche un po' di febbre. Prendo subito delle medicine che mi sono portato da casa e rimango in albergo il più possibile. Verso sera raggiungo l'aeroporto con un autobus. Ho il volo per le prime ore di domani e voglio passare la notte senza pagare un albergo. Arrivo nell'aerostazione e scomodo nelle poltroncine esco sul piazzale antistante. Conosco una ragazza, che mi vede in posizione scomoda e m'invita ad aspettare con lei una sua amica in arrivo dall'Europa. Mi siedo nel suo comodo pick up. Catherine è una bella ragazza mulatta e abita a Nyeri dve vive in una piantagione di tè.
Una curiosità ... l'intera piantagione che comprende anche una modesta abitazione ha un valore di circa 80 / 100 milioni di lire più o meno il costo di un bel appartamento in Italia.
Arriva la sua amica, hostess della Kenya Airways e rientro nella sala d'aspetto. Le pastiglie mi hanno bloccato la diarrea e anche la febbre è scesa. Passo la notte a cercare di dormire ma invano.

26° giorno – giovedì 03 marzo
Alle prime ore del giorno inizio le operazioni d'imbarco. Decollo con l'aereo della Egipt Air e quasi 5 ore dopo atterro a Il Cairo. Ho la coincidenza prevista per il giorno dopo ma un addetto mi chiede se voglio modificare la destinazione con un volo per Roma, che parte in serata. Accetto e alle 20 parto per Roma. Tre ore e sono nella capitale d'Italia. Minuzioso controllo doganale riservato a chi proviene da questi paesi. Due ore e con il bus navetta raggiungo la stazione Termini.

27° giorno – venerdì 04 marzo
C'è uno sciopero di categoria ma trovo un treno in partenza per l'1. Lo scompartimento è surriscaldato e alcuni spifferi d'aria gelida peggiorano lo stato del mio stomaco. Quando attraverso gli Appennini nevica. Cambio treno a Bologna, poi a Verona e verso le 10 sono a casa a Brescia.  FINE






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