Messico - diario di viaggio - Renato Capparotto - Mi piace andare in giro

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Messico - diario di viaggio

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MESSICO classico

Prima
… è una serata fredda e tormentosa. Si! Il volo parte da Milano ed io abito, in questo periodo, a Padova. Siamo nel lontano 1992 e gli aeroporti in Italia sono, in pratica Roma e Milano.  
Mi faccio accompagnare da amici alla stazione dei treni in una fredda serata di gennaio.
… cos’è mi salutano quasi piangendo? Come se partissi per sempre …mah?!  Io vado in vacanza e sono felice.


Domenica 19 gennaio 1992 – 1° Giorno
Il treno è semi vuoto e mi stendo in uno scompartimento e dormo un po’.  Quando arrivo alla stazione centrale di Milano, aspetto l’apertura della metropolitana, e mi trovo nella sala d’aspetto tra i barboni, che vi si sono riparati per sfuggire al freddo ventoso che c’è all’esterno. Mi siedo in una panchina vicina a un termosifone e cerco di darmi un contegno leggendo un giornale. Alle 4 ½ h lascio la stazione e vado all’aeroporto di Linate, che a quei tempi faceva i voli interni e per il continente. Ahi! Ahi! I colpi di freddo pungente mi hanno colpito allo stomaco con fitte dolorose … comincio bene.
Alle 8 ½ inizio le operazioni d’imbarco, spedisco il bagaglio e ottengo il boarding pass. Supero il controllo doganale e presento la carta d’identità, sufficiente a quei tempi per il Belgio, e che mi permette di risparmiare il pagamento del bollo sul mio passaporto.
Due ore dopo decollo con il volo SA 806 della Sabena – Belgian World Airlines, compagnia aerea che non c’è più.  Le hostess ci portano una colazione a base di paté de foie, pane carré, dolce, succo e caffè, appena a tempo per iniziare la discesa e atterrare a Bruxelles.  
Un breve ritardo e dopo due ore prendo il volo coincidente per New York. E’ il volo SA 541 sempre della Sabena, il biglietto che avevo trovato più economico per il Messico.  Il servizio a bordo è perfetto, evito l’utilizzo delle cuffie che è a pagamento e cerco di seguire un film, trasmesso in alcuni schermi centrali, che è in inglese. Io non parlo nessuna lingua straniera e anche il mio italiano ha una forte presenza del dialetto veneto.  
Ci portano dei pasti e il tempo passa abbastanza veloce.
…mi sono sempre chiesto? Cosa gli faranno a queste pietanze, che sono servite nei voli? I cibi hanno tutti lo stesso gusto, pollo, maiale e manzo sono difficili da distinguere e i funghi sanno di patata e le patate?  … anche.
Sorvoliamo il nord dell’Europa verso l’Islanda, costeggiamo la Groenlandia e l’enorme estuario del Fiume San Lorenzo per poi atterrare all’aeroporto JF Kennedy di New York.  Sarà solo un’impressione, ma vedere tutto questo ghiaccio sotto di me mi mette i brividi di freddo.
…o avranno abbassato la temperatura interna del velivolo per risparmiare?
Quando arrivo a New York, il termometro segna -10° e per raggiungere il volo coincidente, devo uscire all’aperto e raggiungere il terminal vicino a piedi. Sono solo poche centinaia di metri, ma bbbbrrrrr …che freddo.
Salgo sul volo DL 1729 della Delta Airlines, che ha sostituito da qualche mese la fallita e mitica compagnia aerea della Pan Am. Ho la poltrona accanto a un’anziana signora.
…è una strana consuetudine, ma in questi incontri casuali spesso ci si racconta la propria vita e si svelano anche piccoli segreti nascosti. Sposata a un addetto d’ambasciata d’Italia ha vissuto in Albania, Cile e Mexico, poi appena il marito è andato in pensione è morto e lei sta andando da un figlio residente in Mexico per passare alcuni mesi invernali in un clima più mite … in confidenza, mi confessa …che, questo non è proprio figlio dell’addetto d’ambasciata.
Un totale di quindici ore di volo e atterro all’aeroporto Benito Juarez di Mexico City, sono le dieci di sera e ho già tolto le sei ore del fuso orario diverso.
Ritiro un’auto che ho noleggiato dall’Italia, un maggiolino della Volkswagen blu, semi nuova con una targa di cartone, sono stupito ma come parto mi rendo conto che qui non sono il solo e molte auto non hanno nemmeno quella.
Recupero il bagaglio e lascio l’aeroporto. Mi perdo subito nel caos della città. Scelgo a caso l’hotel Regency Segovia, con 4 stelle un po’ generose, bello e anche economico.
Il tempo di collegare la videocamera per caricare la batteria alla presa elettrica, che come negli States è erogata a 125 volt, e cado semi vestito sul letto addormentato.

Lunedì 20 gennaio 1992 – 2° Giorno
Colazione internazionale compresa nel costo della stanza e senza fretta al mattino parto, ancora un po’ ‘strano’ per effetto del jet legs. Ho una carta stradale, mi aiuto nella direzione da prendere con una bussola e lascio la città verso sud. Circa quaranta chilometri e con una manovra un po’ strana, seguo l’esempio di un’altra vettura, supero un piccolo fossato ed entro in un tratto autostradale a Heujotzingo, ai piedi del vulcano Ixtachiuatl. Esco a Cholula (25000 ab) e pago il pedaggio …come fossi entrato a Mexico City. Salgo sulle rovine della Piramide di Tepanapa, nascoste da una collina verde che l’ha ricoperta e dove sulla cima è stata costruita una chiesa francescana. Sono in una zona montuosa e devo indossare un maglioncino per difendermi dal fresco in una giornata coperta da nuvole. Una quindicina di chilometri e arrivo nella città di Puebla 2160 mslm (oltre 1 milione ab). Parcheggio nella piazza del municipio o zocalo e visito la chiesa di San Domingo con la sua Cappella del Rosario, stupendo esempio del barocco spagnolo interpretato da un artista indiano = indigeno. È il centro della ceramica e la centrale Avenida Oriente ha numerose case ricoperte da maioliche, come la casa del Alfenique.
Ho fame ed entro al Cafè Restaurant El Vasco per pranzare. Mangio il piatto tipico locale: alla mole poblana. Il pollo lessato è cotto in una salsa a base di cioccolato, mandorle e fettine di cocco, il risultato è buono e non dolce, come si potrebbe pensare e il gusto della cioccolata è appena percettibile.   Torno nella capitale (sono circa 130 km) e raggiungo nella serata la periferia, circa 50 km a nord est, verso la zona archeologica con le piramidi di Teotihuacan. Compenso la sera costosa precedente e scelgo una locanda più economica nelle vicinanze delle piramidi. E’ molto spartana e stendo il sacco a pelo sul letto, apparentemente poco igienico. Esco e in una bettola ceno con un panino di farina di granoturco, un dolcetto e una birra locale, poi torno in stanza a dormire.

Martedì 21 gennaio 1992 – 3° Giorno
La notte è stata fredda e ho dovuto indossare tutto il mio abbigliamento pesante. La camera è simile alla cella di una prigione, o così credo, con una finestra piccola e bloccata mentre l’aria è stagnante. Sono tra i primi turisti a entrare nell’area archeologica di Teotihuacan, sorta nel II secolo a.c., gli aztechi sulle sue rovine edificarono il loro maggior centro sacro. Nel VI secolo aveva 200 mila abitanti ed enorme importanza economica per la lavorazione dell’ossidiana (roccia vulcanica) che si trovava in grandi giacimenti nelle vicinanze e serviva per fare armi (punte delle frecce, spade e lance) e utensili di ogni genere. Girovago tra il Palacio de los Jaguares, le piramidi della Luna, di Quetzalpapal, e salgo quella del Sole, che con 63 m. è la più alta.
Qualche ‘ciacola’ con dei turisti padovani, e poi nella cittadella ai piedi della piramide di Quetzalcóatl, dedicata al dio serpente, ricca di numerosi disegni in rilievo. Il sole si è alzato e la giornata è diventata molto calda e grondo di sudore. Torno dopo qualche ora alla macchina, un breve tratto fino al convento di Tulancingo, dove mangio un piatto di frutta misto e da un ragazzo per strada alcuni ‘pepitos’ dolcetti molto zuccherati.
Faccio un rifornimento di benzina e scopro che la vettura è alimentata da magna sin una particolare miscela ecologica, presente solo in pochi distributori …e non sempre si trova.  La strada è tortuosa e scendo verso valle. Nel tardo pomeriggio sono a El Tajin importante centro cerimoniale dedicato al dio del fulmine e della pioggia …e piove! Indosso il kway e salgo sulla piramide a nicchie con molti riferimenti al calendario solare come il loro numero 365. Una delle curiosità di questo luogo è stata il ritrovamento di una particolare calcina usata per le volte simile al nostro cemento armato. La pioggia è forte e dopo poco sono ancora all’auto, mezz’ora e trovo la strada costiera più bella e scorrevole. E’ buio quando mi fermo presso l’hotel la Ceiba nei pressi di Zempoala a La Antigua. Smette la pioggia e il clima è ideale, una breve passeggiata e ceno in un locale nei pressi della foce del Fiume Tio Camilo. Ho fame, è stato un giorno impegnativo e mangio da solo un Huachinango, pesce simile alla nostra orata, cotto alla brace. Termino con una marronata mescolata a farina integrale e zucchero in abbondanza. Quando torno in albergo, non perdo tempo e mi addormento subito.
… curiosità storica!  Cortés, il navigatore spagnolo, che scoprì queste terre, per evitare l'ammutinamento dei suoi marinai, che volevano tornare indietro, fece bruciare i suoi vascelli in questa baia.

             

Mercoledì 22 gennaio 1992 – 4° Giorno
La notte è gelida e anche l’acqua della doccia non è riscaldata, non ho coraggio e mi lavo a pezzi. Parto all’alba, costeggio la zona balneare della Boca del Rio, supero la città di Veracruz (350000 ab), maggior porto del Mexico. Un tratto autostradale deserto perché i locali non possono permettersi l’elevato pedaggio. Arrivo nella zona paludosa dei laghi di Camaronera e Alvarado, oltre San Andres Tuxtla e mi fermo a Villahermosa (250000 ab) importante centro per la coltivazione del tabasco. Visito il Museo della Venta, un ampio spazio verde, dove è stato ricavato anche un mini zoo con animali della zona: cerbiatti, formichieri, roditori simili a grossi topi muschiati senza coda, maqueta o giaguaro e numerosi alligatori. Una piccola radura ospita le famose e misteriose teste olmeche.     
La civiltà olmeca viveva da queste parti e non ci sono molte informazioni in merito. Queste teste lasciano qualche perplessità poiché pesano 18 tonnellate ciascuna e provengono da cave lontane oltre 120 km.
La giornata alterna scrosci d’acqua a momenti di sole cocente e il kway si rende molto utile, anche se quando lo indosso mi fa sudare copiosamente. Mangio delle banane (platano) fritte e delle chicherrones, che sembrano patatine fritte, ma sono delle cotiche di maiale.
Nel pomeriggio sono ancora in auto e verso sera arrivo a Palenque. Trovo una camera all’hotel Maiorca ed esco subito per cenare. Entro nel ristorante La Oaxaquena e mangio lingua alla veracruzana, in pratica lingua di manzo lessa con brodo e pezzetti di verdure come cipolle, carote, olive, peperoni e chili, che qui aggiungono a ogni pietanza, in pratica è l’unica aggiunta al piatto che mangiamo anche noi in Italia. Un pezzo di formaggio di malga, chiamato poina, termine usato anche nel nostro dialetto veneto, ma meno saporito.  Torno in stanza e questa volta ho l’acqua calda e posso fare la doccia.     

Giovedì 23 gennaio 1992 – 5° Giorno
Mi sveglio all'alba, in pratica seguo l’orario del sole e mi fermo quando tramonta. E’ presto e mentre aspetto, lungo una strada tortuosa di montagna, salgo a una cascatella a terrazze immersa nella vegetazione della foresta tropicale. Bella ma modesta, dove sono ‘assaggiato’ da numerose zanzare che mi costringono alla fuga.
Quando aprono i cancelli entro tra i primi nella zona archeologica di Palenque. Sono subito nel tempio de Las Iscriptiones, che si differenzia dalle altre perché contiene una cripta con la tomba forse di un sovrano maya. Scendo subito la gradinata ripida che porta alla cella, mentre l’aria è già pesante e gli stretti spazi si riempiono di turisti. Il complesso era un centro religioso lungo il rio Otulum e comprende le piramidi del Sol, de la Cruz, de la Cruz Foliada e al centro c’è il Palacio vero e proprio centro commerciale di quei tempi con negozi, cortili e patii.









Ho una videocamera e nel riprendere la zona cerco di riprendermi mentre parlo e descrivo l’area.  Parlo da solo e creo stupore nella gente che mi guarda ridendo, poi vista la videocamera, che ho appoggiato su un muretto, mi chiedono di essere ripresi anche loro. Il sito, nel frattempo, si è riempito di turisti e non rifiuto l’invito a pranzare con un gruppo di mexicani.
Sotto a una tettoia coperta con dei teli per proteggerci dalla pioggia, che si alterna a raggi di sole cocente mangiamo dei pezzi di pollo cotti con le braci, che si sono portati da casa. Il pepe e il tabasco sono presenti ovunque e devo bere anch’io alcune birre Corona per smaltire la sete.  Quando torno all’auto è già tardi e mi fermo un’altra notte nello stesso hotel di questa mattina.










Venerdì 24 gennaio 1992 – 07° Giorno
I mexicani si svegliano tardi almattino e quando scendo nella hall, alle 7 am non c'è nessuno. Devo aspettare la colazione ma è ottima. Uova strapazzate con verdure miste e frijoles, tipici fagiolkini locali, lessati e schiacciati come il puré, burro e marmellata, una vera bomba calorica. Un giro per visitare le rovine di Dzibilchaltun, dove hanno ritrovato alcune statuette di ceramica, che hanno valso il nome al tempio de las munecas = bamboline. un'ora e sono già in partenza da Puerto Progreso, dove c'è la zoan archeologica e nei pressi della circonvallazione di merida, sosto nei pressi della casa Vicentina. L curiosità è legata al nome della mia città ma è solo una casa di cura per persone inabili e, forse, deve il nome ad aiuti dii miei concittadini.
Un rettilineo con poco traffico e posso lanciare al massimo la vettura presa a nolo. alle 12 am sono nell'area rcheolgoica più importante e famosa dello Yucatan, Cichen Itza.  Risalgono al 5° sec. D.C., probabilmente un centro cerimoniale Maya, che con l'arrivo di popolazioni tolteche, sfuggite da Tula invasa dagli aztechi, comandate dal capo-militare-sacerdote Quetzalcoatl o Kukulkan, ha ricevuto un’influenza artistica e strutturale mista, che l'aveva resa famosa già a quei tempi.





Chichen Itza occupa un'area di 3 o 4 km per 2 km e comprende numerosi templi dedicati a varie divinità, piramidi, un cenote, un campo di pelota e varie piscine o serbatoi d'acqua. Salgo sul castillo, il tempio dei Nove Gradoni, che simboleggiano i 9 cieli per una gradinata di 365 gradini come i giorni dell'anno. E' il monumento più importante del sito archeologico e offre una stupenda veduta panoramica su tutta la zona. Scendo nel vicino tempio delle 1000 colonne o dei guerrieri e mi siedo per una foto, come tutti i turisti sul trono formato da una figura del Chacmool, che ha le sembianze di Kukulkan, conquistatore e divinità azteca.
Un giro fino al cenote, un buco profondo sul terreno riempito d'acqua, dove attingevano l'acqua per bere, poi al gigantesco sferisferio, con rilievi molto interessanti. Proseguo il giro fino al campo della pelota con la tribuna d'onore riservata alle autorità. Circa 3 ore e sono già all'uscita. Il clima è caldo e quasi equatoriale. Il panorama che scorre lungo la strada è variato e le case in muratura sono sostituite da capanne in legno e paglia. La strada migliora e a buona andatura dopo un paio d'ore sono a Cancun.

E' quasi buio quando arrivo a Cancun, centro balneare e mondano conosciuto a livello mondiale. Una striscia sabbiosa che s’inoltra sul Golfo del Messico nel Mare Caraibico. Ci sono alberghi, villaggi turistici, casinò e locali d’ogni genere, è simile un angolo di Nord America, una piccola Las Vegas. Grosse auto costose, limousine, bei locali esclusivi, fontane e grossi complessi alberghieri, in netto contrasto col resto del Messico. Cambio dei soldi, faccio un pieno di benzina, e scende la sera. Scatto varie foto e considerato che gli alberghi locali mi sembrano tutti fuori della mia portata economica lascio il centro. Seguo la costa Puerto Morelos, Playa del Carmen, altra località balneare e turistica, leggermente meno cara, e mi sistemo in un alberghetto lungo la via principale. Sistemo le mie cose in stanza ed esco subito per la cena. Trovo il Ristorante dal Pescatores, vicino alla spiaggia, invisibile e immersa nel buio, e ceno con un cocktail di caracoles, pezzettini di gamberi, polipo e calamari in salsa rojo, resa meno piccante per i clienti non mexicani. Buono è il burro, quasi un formaggio, tagliato con aglio, che spalmo su del pane e trovo molto saporito. Un dolce e un conto accettabile. Alle 9 ½ pm sono in camera, più tardi del solito, e cerco di dormire.  

Sabato 25 gennaio 1992 – 08° Giorno
Bello (… è un modo di dire), fresco e riposato all’alba parto. Torno sulla strada costiera supero i centri di 18 de Marzo, Francisco Escarcega, Champoton e mi fermo a Edznà. Breve giro alla zona archeologica di minore importanza, che ha al centro una stele con scritto l’anno maya, pari al nostro anno 672.
Lungo la strada mi fermo dai numerosi venditori e compro delle piccole banane saporite e mandarini dolcissimi. Evito di fermarmi a Sayil, dove c’è un palazzetto con colonnine, a Labnà e il suo palazzetto dell’arco e a Kabah con l’edificio di Codz Poop ricco di decori e arrivo a Uxmal. E’ un'altra delle località maya più famose ed è ricco di scritte e rilievi in stile puuc. Sembra di essere in Italia ci sono numerosi turisti e noi italiani siamo chiacchieroni e a squarciagola, ci facciamo sempre riconoscere. Salgo la ripida scala che porta sulla cima della piramide dell’indovino alta 37 m, dove hanno posto delle catene per tenersi e non cadere di sotto. Ho le gambe che mi fanno ‘Giacomo’ termine comune quando si ha un po’ di paura e sono contento quando torno giù dalla piramide. Un ampio giro per l’area archeologica con il Quadrilatero delle Monache grande costruzione trapezoidale con un ampio giardino all’interno, il grosso edificio del Palazzo del Governatore rettangolare con delle false finestre a V rovesciato ricche di rilievi e la casa delle Colombe.




Esco dal sito, mangio un gelato buono, ma lontano dal gusto dei nostri in Italia. Torno in auto e parto. C’è molto traffico e prendo un tratto autostradale. Rischio e guido anche quando è buio. Molte auto locali non hanno luci funzionanti e le vedo solo a poca distanza e raggiungo Merida. E’ la capitale dello stato confederato di Merida, oltre 420000 ab, importante per il commercio di prodotti agricoli, legumi, ortaggi e mais. E' ricca di edifici spagnoli bianchi che le hanno valso il soprannome di blanca. Mi tratto bene, visto che non costa molto, e vado all'Hotel Del Gobernator ****. Una bella stanza con tvc, aria condizionata, radio e telefono. Ceno in albergo e assisto a un’esibizione di un gruppo canoro indigeno. Cocktail di frutta, carne di manzo alla poblana (cioccolato col manzo), una birra e alle 21.30 sono in camera. All’1, dopo vari tentativi, telefono in Italia, dove sono le 8.   

Domenica 26 gennaio 1992 – 09° Giorno
Quando mi sveglio devo aspettare per fare colazione. Quindi parto e lungo la costa supero i paesi di Punta Venada, La Gloria, San Lorenzo, Akumal e mi fermo a Xel Hà, una laguna con sbocco sul mare, dove hanno trovato il loro habitat naturale numerosi pesci. Ora l’uscita sul mare è stata chiusa e lo specchio d’acqua in pratica è diventato un acquario naturale, dove ci si può immergere tra i pesci. Piscine, bar e bungalow lo fanno un’area ideale per le escursioni o vacanze tranquille.
Circa 15 chilometri e sono a Tulum.
E’ uno sperone roccioso dove ci sono le rovine di una città maya tolteca sul mare, una rarità perché questi popoli non erano navigatori. Il tempo continua alternare schiarite a scrosci di pioggia ed è abbastanza fresco, peccato perché a ridosso dell’area archeologica c’è una bella spiaggia l'acqua è bella e avrei voluto fare un bagno.  

Arrivo fino a Chetumal, al confine con il Belize l’ex Honduras Britannico e cerco un albergo per la notte.  (1)
Ahi! Ahi! Il traffico è caotico e a un incrocio tocco un taxista che mi ha tagliato la strada. Io sono sicuro di essere passato con il verde e la discussione si anima …ma non da me, si formano due gruppi di curiosi che si dividono nell’attribuire la colpa dell’incidente. Il maggiolino ha un graffio appena visibile e il taxi ha già subito un incidente ed ha quasi il paraurti staccato, che forse sipuò rimontare meglio.
Il caos è totale, non voglio aspettare la polizia e credo che il tassista voglia approfittare, e perderei molto tempo. Trovo uno spiraglio e riesco partire. Qualche chilometro e mi fermo all’albergo Paradiso.  Sistemo le mie cose ed esco a piedi per il centro con porto franco. I prezzi sono buoni, ma gli articoli sono abbastanza vecchi e o fuori moda o tecnologicamente superati.   Mi faccio consigliare da alcuni passanti e ceno al ristorante da Maria. Mangio chorizo alla mexicana, simili alle salamelle bresciane, tagliate in due e cotte alla brace. Non ci sono turisti stranieri e quindi …giù di brutto con la salsa piccante che ci spargono sopra. Torno alla locanda molto economica e molto sporca, preferisco stendere il sacco a pelo sul letto per dormire.
(1) - giro in Guatemala
Ho lasciato l’auto al confine e ho proseguito oltre. Ho superato il piccolo stato del Belize e ho raggiunto le rovine maya di Tikal in Guatemala.  Utilizzo dei taxi collettivi, circa 7 o 8 persone dove ne stanno 5 e su di una strada sconnessa con ricordi di asfalto, supero i villaggi di palafitte di Corozal, Orange Walk, Altun Ha, Bakers e passo la notte a Belize City. Trovo un bell’albergo, l’Hotel The Villa, che ha tenuto due sezioni separate, una in una casa coloniale risistemata, abbastanza accogliente e l’altra in edificio nuovo. Faccio un breve giro per il centro e rientro quasi subito in albergo. La città portuale ha una minuscola area nuova e illuminata vicino al municipio, poi è un labirinto di viuzze con ubriachi e drogati molto pericolosi.  
Piove a dirotto tutta la notte. Il mattino vado alla stazione degli autobus, subito accerchiato da imbonitori di ogni genere: tabacco, droga, sesso …ho un passo deciso e dopo poco mi lasciano stare. Trovo un autobus e alle 6 del mattino parto. E’ ancora buio e l’autobus sembra correre alla cieca. Sosta a Belmopan la nuova capitale, in pratica un villaggio con alcuni edifici nuovi governativi. Le località di Cayo, Benque Vejo, San Ignacio e Melchor de Mencos, dove entro in Guatemala.

La pioggia ha reso la strada quasi impraticabile e gli autobus sono tutti fermi. Ci sono anche altri turisti inglesi, francesi, tedeschi e svedesi tutti che aspettano che la situazione migliori. Io assieme a uno di questi prendo un taxi, una Susuki 4x4 e parto per la vicina Flores.
Un tratto, meno di 10 km, è indescrivibile, solchi alti anche 1 m, lasciati da grossi camion, dove si scivola e ci si pianta con facilità. Auto, camion, pullman sono tutti bloccati sulla strada e aiutati da gruppi indigeni del posto che spingono o tirano e in qualche modo si muovono di qualche metro. Un grosso caterpillar cerca di spianare il fango, mentre il nostro mezzo si rivela efficace, agevolato dalla sua leggerezza riesce a salire e scendere questi grossi solchi e lentamente superiamo questa zona, aiutati da alcuni ragazzini. Tre ore per superare quest’area di circa due o tre chilometri.  
Quando siamo a Flores, isoletta sul lago di Peten, legata alla terraferma da una striscia sabbiosa, la città è vuota, perché i turisti non sono stati in grado di arrivarci. Trovo una stanza presso l’hotel Peten, l’hanno chiamata una dependance, in pratica è un ‘punaro’ termine veneto che identifica meglio il pollaio, proprio tra le galline e forse in precedenza usato proprio per loro, ma in ordine e pulito. Una doccia salutare e mi godo sul terrazzino della stanza un magnifico tramonto e mi lavo anche con autan per fronteggiare la miriade di zanzare.

Il giorno dopo alle prime luci dell’alba sono a Tikal, circa 5’ di distanza. Approfitto che non vi sono ancora guardiani e turisti per salire sui cornicioni di alcuni templi che dominano plaza Mayor altrimenti vietati da dove posso scattare alcune foto panoramiche. L’area è molto ampia immersa nella giungla e molte rovine sono inglobate nella vegetazione lussureggiante della giungla. Giro a lungo tra i vari edifici e quando lascio il sito arrivano i pullman colmi di turisti. Ho fatto bene a non pagare il taxista, che mi aspetta oltre due ore, senza farmi pagare extra, e mi riporta a Flores.
L’hotel Peten è anche la base di partenza dei mini bus e con un pullmino riparto sulla strada del ritorno.  Il tratto di fango è migliorato, e non ci sono più i ragazzi che spingono, ci piantiamo lo stesso e  …tocca a noi passeggeri scendere e spingere.
Una volta superato questo tratto sono subito al confine e ripercorro la strada fatta all’andata con altri pullman. Nella serata sono già a Chetumal, in Mexico nella regione di Quintana Roo.

E’ stata una faticaccia e anche l’hotel Paradiso sembra più pulito o forse sono stanco e non vedo lo sporco.

Sabato 02 febbraio 1992 - 15° giorno
Scelgo una strada meno turistica e con scarso traffico, che taglia in due la penisola dello Yucatan. Supero Kohunich e arrivo a Francisco Escarcega, dove ritrovo la strada fatta all’andata. Una pattuglia della polizia mi ferma e incuriositi da un turista solitario mi controllano tutta la macchina e il bagaglio, cercano droga e si meravigliano di non trovare nemmeno delle sigarette (io non fumo) che senz’altro avrebbero gradito. Arrivo nella zona moderna di Palenque e in una locanda mi sistemo per la notte.
Domenica 03 febbraio 1992 - 16° giorno
Lascio all’alba la locanda e scelgo la direzione verso la regione del Chapas. Lungo la strada incrocio anche due camper targati Mantova …inutile gesticolare per salutarli, io ho la targa del Mexico.   
Qualche chilometro e lungo una strada secondaria raggiungo le cascate di Agua Azul. Sono una serie di cascate e rapide molto belle circondate da un ampio spazio ricreativo usato per i pic nic della gente del posto.


Supero Ocosingo e mi fermo nei pressi di alcune baracche a Oxchuc per osservare il lavoro di alcuni contadini, che stanno macerando il caffè. Il mio arrivo li spaventa, fuggono all’interno delle capanne, ed io …entro anch’io nelle capanne. Chiedo in un misto di dialetto veneto e spagnolo di vedere il lavoro e tranquillizzati mi fanno vedere i primi trattamenti del caffè. Sono delle bacche rosse, che sono messe in alcune vasche a macerare. È tolta la buccia e la polpa e il chicco è messo a essiccare steso su delle stuoie nei cortili del villaggio tra le capanne.
La strada è in una zona montuosa e tortuosa. Verso sera incrocio la ss 190 Pan Americana, strada che attraversa in verticale tutta l’America dall'Alaska al Chile, subito dopo sono a San Cristobal de las Casas.

E’ una bella cittadina coloniale e approfitto di alcune ore di luce per andare in un centro vicino a Tenejapa. E’ una località simile a tante altre della zona, abitato dagli indiani Tzeltal, ha conservato una forte autonomia e formano dei veri e propri mini stati all’interno del Mexico. Il governatorato di san Cristobal de la Casa ha concesso degli statuti speciali di autogestione con proprie leggi, giudici e prigioni proprie e la polizia mexicana evita di interferire in questi paesi. Sono cattolici fanatici con una fede legata all’idolatria. Io mi fermo nei pressi della chiesa, è ormai buio e ci sono alcune fioche lampade che illuminano la piazza. Scendo per scattare alcune foto e sono subito affiancato da un paio di persone, che compaiono all’improvviso dal buio, chiedo la possibilità di scattare alcune foto e loro m’invitano a seguirli nel municipio dove è in corso una riunione del consiglio comunale per ottenere il permesso. All’interno i consiglieri indossano gli abiti tradizionali e sono gentili, una volta inteso che non sono un giornalista, ma un semplice turista mi permettono di scattare una foto anche a loro …pago un piccolo obolo, ma è un permesso raro da ottenere.
Lascio la compagnia e mi scortano fino alla macchina.
Torno a Cristobal de la Casa e trovo alloggio presso l’Hotel Real del Valle, discreto e pulito, in un’antica casa coloniale con tanto di patio all’interno. Mi tratto bene e ceno nel Restaurant El Faisan, un filetto alla mexicana (…pepato) coperto da funghi, cipolle, banane fritte, frijiole, cavolini di Bruxelles, pomodori e bacon affumicato all'americana in pratica un gran miscuglio ma buono e ho anche un po’ di fame. Bevo anche un caffè espresso quasi come il nostro.

Lunedì 04 febbraio 1992 - 17° giorno
Sono a 2100 mt slm e la notte è fredda, devo usare una coperta. Una passeggiata per il centro, ancora un po’ addormentato, della città ricca di edifici coloniali spagnoli e parto per fermarmi poco dopo a San Juan de Chamula. E’ un altro villaggio della tribù indios di tzotlil. Sono abituati ai turisti e subito un poliziotto mi rilascia a pagamento il permesso di scattare foto, ma mi chiede di non riprendere le persone o l’interno dei luoghi sacri. E’ una credenza locale che le foto delle persone in qualche modo imprigionino l’anima. Ovvio non posso nemmeno fotografare una cella, affacciata alla piazza principale, dove è rinchiuso un detenuto. Credo colpevoli di reati minori come ubriachezza o piccoli furti e possono conversare liberamente con i passanti.
Entro nella chiesa e mi piace …l’edificio è semplice, alcune file di bandierine colorate rendono l’aspetto gioioso, mentre l’interno è interamente spoglio di arredi o altari. Una serie di drappi colorati, come dei sipari scendono dal soffitto e sul suolo è sparsa della paglia fresca. I fedeli accendono delle candele poste in linee rette sul pavimento e sono inginocchiati a pregare. L’atmosfera è singolare piena di luce, che entra dalle finestre, l’estrema semplicità e il silenzio creano un’atmosfera mistica. Ho uno indio che mi segue a vista e non posso scattare foto. La pena è, oltre a un’ammenda, essere rinchiuso con gli altri prigionieri.
Io ci provo, vado in un bar e chiacchiero con degli avventori, offro anche un caffè, ma quando imbraccio la fotocamera e chiedo di scattare una foto si dileguano veloci. Parto e faccio un’altra sosta nel villaggio di Chamula, luogo degli indio Zinancanta, che si distinguono per una tipica tunica rossa. Vorrei scattare delle foto, ma sono veloci e si girano subito girandomi le spalle. Proseguo fino a Chiapa de Corzo con una monumentale fontana in stile moresco e supero Tuxtla Gutierrez, capitale del Chiapas, oltre 200000 abitanti, priva di luoghi di un certo interesse.
Un tratto autostradale, la cittadina di Ocozocautla e mi fermo a Cintalapa in un bar per mangiare un tacos.

... ero un po’ più giovane! Vicino a me ci sono due signore, che chiacchierano tra loro e mi credono un americano. Fanno dei commenti lusinghieri nei miei confronti e quando esco ringrazio rivelando la mia origine. Ridiamo tutti e un po’ ci provo, ma sono sposate e …riparto.
Supero Cintalapa, Rizo de Oro, San Pedro Tapanatepec, dove la strada si allarga e aumenta anche il traffico. La sera arrivo a Tlacolula de Matamoros e a Mitla. Il paese è in festa e affollato. Ci sono alcune giostre che sembrano pezzi d’antiquariato.  Trovo un alberghetto modesto ma ordinato e mi attardo un po’, quando scendo la festa è finita e …le strade sono deserte, i ristoranti hanno chiuso e solo in periferia trovo un locale, dove sono l’unico cliente e posso mangiare qualcosa.

Martedì 05 febbraio 1992 - 18° giorno
Sono svegliato all’alba da un coro di galli scatenati e vado a visitare le rovine di Mitla. L'area ha una recinzione con vari buchi, i custodi non ci sono ancora ed evito di pagare il biglietto. E’ un centro zapoteco e mixteco che si differenziano per i rilievi esclusivamente geometrici. Le stesse pietre usate sono state tagliate e incastrare con una grande precisione.
Parto, breve sosta a Yagul con una fortezza arroccata su una collina, Santa Maria de Tule che nel cortile della chiesa ha un cipresso enorme, alto 40 x 40 mt di diametro di oltre 2000 anni. E’ ancora presto quando arrivo a Oaxaca, oltre 200.000 abitanti, capitale dell’omonimo stato confederato. Un giro per la chiesa convento di San Domingo con una stupenda navata in stile barocco. Davanti al piazzale della chiesa de la Soledad mi fermo a osservare le esercitazioni di alcuni militari, che si fronteggiavano a coppie usando le arti marziali. Scatto delle foto e c’è subito l’intervento di un vigile che le vieta perché … d’interesse militare?!
Quando torno alla macchina per partire mi trovo una vettura parcheggiata in seconda fila, che m’impedisce di uscire, non mi serve lamentarmi con un vigile, devo aspettare. Arriva tranquillo il proprietario della vettura e dal fare tranquillo e l’ossequiosità del vigile capisco si tratta di qualche signorotto potente del luogo.
E’ una bella giornata di sole e salgo, lungo una stretta strada tortuosa in salita, al sito archeologico di Mont Alban.



E’ la costruzione più antica d’America. Zapotechi, influenzati dalla cultura olmeca, è stato il centro principale della cultura Meso Americana.
E’ sulla sommità di una collina spianata artificialmente con un grande centro cerimoniale al centro e i quartieri residenziali ai lati. L’edificio centrale è a forma di freccia, un osservatorio degli astri, mentre ai lati si trova una necropoli dove ci sono molte lastre di pietra con rilievi di ‘danzantes’, dove i mixtechi hanno seppellito i loro morti sulle tombe in precedenza degli zapotechi.
E’ un luogo turistico e trovo dei compatrioti, che come sempre si fanno sentire. Seguo una guida leggermente storpia, che cerca di spiegarmi le caratteristiche di alcuni rilievi e quando lo lascio …strano non vuole nessun compenso.

Scendo dalla collina e cambia il tempo, appena a tempo di entrare in macchina e cade un violento acquazzone. Faccio un rifornimento di benzina e un rabbocco dell’olio e dopo qualche chilometro, sento puzza di bruciato. Ho l'olio che fuoriesce perchè il benzinaio ha dimenticato di mettere il tappo. Torno indietro ma non ritrovo più il pezzo mancante. faccio un giro in centro città e presso un ferramenta trovo una soluzione alternativa funzionante. La pioggia continua e c'è una forte nebbia. Devo tenere i vetri leggermente aperti per evitare che si appanninoi e fa quasi freddo. La strada sale finoi al valico del Colle Tres Cumbres ed evito di entrare nel parco nazionale della Laguna de Zempoala. Supero i centri di Catla de Osaria, Tehuitzingo, Izucar de Matamoros e mi fermo a Cocoyoc per cenare.
Trovo il ristorante La Hacienda con pretese di essere IN. Il cameriere, forse appena uscito da qualche scuola e alle prime armi, è impacciatissimo e mi è costantemente addosso, anche perché non vi sono molti avventori. Mi concedo una buona cena, gamberoni con avocado e una salsa dolciastra e mojo de ajo, un cocktail di verdure con olive e salsa piccante e … tanto tanto aglio. Chiedo anche un dessert e il cameriere si scatena. Prendo una crèpe alla tequila e il giovane si prodiga nel prepararla in un fornello vicino a me. E' una scena fantozziana, sbuccia 3 arance prima di riuscire con una nella decorazione del piatto, poi, annega la crepe con quasi ½ bottiglia di tequila, cerca di appiccare il fuoco al piatto che si spegne in continuazione. Abbonda nello zucchero che non riesce a caramellare in qualche modo sudatissimo mi consegna una poltiglia su un piatto, dolcissima e superalcolica, quasi immangiabile, ma fingo di apprezzare visto l’impegno profuso, e pago il conto salato.
…piove, senti come piove …la pioggia persevera quasi costante. Nell’impatto di Chetumal si è rotto un faro dell’auto. Sono in ritardo sul mio programma e proseguo con un unico faro fino a Cuernavaca. La città con oltre 300000 abitanti, 1540mslm era stata scelta per il suo clima più mite dal conquistatore spagnolo Cortés come sua capitale. Compenso la spesa della cena e dormo in un’economica stamberga, e torna utile il sacco a  pelo che stendo sul letto.

Mercoledì 06 febbraio 1992 - 19° giorno
Piove. Costeggio in periferia la capitale e scendo verso Ovets. La strada è tortuosa, buia e scende tra ripide pareti da dove cadono alcune pietre e vado a 'cozzare' su di una più grande del solito. Nuova ammaccatura sul paraurti. Arrivo ad Acapulco. Mitica spiaggia famosa negli anni '60. Cenro con una bella baia e una spiaggia decantata anche nell'omonimo film di Elvis Presley con la Quebrada. Un tuffo eseguito da sopra una roccia alta circa 30 metri su di uno stretto braccio di mare. Un salto molto pericoloso dove era necessario valutare anche il tempo della risacca che aumentava il volume d'acqua altrimenti profondo solo 5 metri.
La zona è molto bella ma permane la pioggia e il cielo coperto, che ingrigisce la giornata.

Una sosta per il centro e poi, riparto verso nord. Costeggio tra alture che costeggiano l'oceano e mi fermo a Manzanillo. E' un'altra località balneare e in breve spiraglio di sole entro per un paio d'ore nel complesso alberghiero Las Heras sulla spiaggia di Santiago. e' un albergo enorme pentastellato dove posso accedre senza nessun controllo.
Qualche ora e ancora liungo la costa sferzata da un forte vento. Verso il tardo pomeriggio devio verso l'interno e mi fermo per la notte sulle rive del lago Chapala.

Giovedì 07 febbraio 1992 - 20° giorno
Parto sempre all'alba. C'è una bella giornata ma ventosa e in alcuni tratti devo fronteggiare pericolose folate, che mi fanno sbandare e devo mantenere una velocità molto moderata.  

Arrivo nella metropoli di Guadalajara. Un giro per il centro monumentale e poi, nell'immediata periferia fino alla cascata Coda di cavallo. Non ho molto tempo e proseguo ancora fino a Queretaro, centro nevralgico del periodo del governatorato di Massimiliano d'Asburgo. La terra è arsa coltivata a mexcala, pianta grassa che permette la produzione della Tequila. Verso sera arrivo nella periferia di Città del Messico.


Venerdì 08 febbraio 1992 - 21° giorno
 Un breve giro fino al castello di Cortés e poi, via ritorno nella capitale. Consegno l’auto che ho noleggiato e con la metropolitana, vado all'Hotel Uxmal **** molto bello e che attua delle tariffe economiche in questo periodo. Lascio il bagaglio. Esco subito per visitare la metropoli, che con l’aiuto del metrò è veloce da girare. Raggiungo il bosco di Chapultec, dove un saggio governatore azteco, amante dell’ecologia, aveva voluto un ampio spazio verde e lo aveva condiviso con i sudditi.

Io non amo i musei li trovo spesso noiosi ma vado nel vicino Museo di Antropologia, sul lato opposto del parco dopo aver costeggiato il laghetto. Ho una discussione con il guardiano, che non mi permette l’accesso della borsa fotografica. E’ una prassi abituale ma ho i soldi, il biglietto aereo e i documenti e la fiducia è una cosa seria Interviene un qualche superiore che mi permette di tenere il bagaglio con me ed entro. Il museo si rivela bello e moderno ricco di reperti aztechi.






Ovvio che non si possono scattare foto all’interno...
Lascio il museo e torno verso l’albergo. Ceno in un locale vicino con enchilladas suisa, in pratica un’enorme bistecca con formaggio svizzero fuso sopra.

Sabato 09 febbraio 1992 - 22° giorno
Un mini taxi e raggiungo l’aeroporto Benito Juarez. Non ho fame ma spendo gli ultimi soldi pesos mexicani al ristorante Concord per la colazione. E’ un ristorante dove si paga una quota all’ingresso e si accede al buffet libero, chi mi conosce sa’ …che il ristorante con me ci rimette.   
Spedisco lo zaino, che è quasi vuoto. Io uso partire con tutte le magliette, pantaloni o altro vecchi e/o leggermente rotti in questi viaggi, una volta usati, li butto e lo zaino si vuota. Ottengo il boarding Pass e con un’ora di ritardo alle 11.20 decollo. E’ il volo Dl 1730 della Delta Airlines e faccio il percorso a ritroso. Quando sono a New York imperversa una burrasca di neve e facciamo numerosi giri concentrici prima di atterrare. Il ritardo è ormai di due ore, ma a tempo per la coincidenza con il volo SB 48 della Sabena. A Bruxelles il ritardo mi è utile e riesco modificare il piano di volo e salgo sul volo SB 843 per Venezia. Il mal tempo è anche in Europa e solo superando le Alpi posso osservare il panorama sottostante delle montagne innevate e irradiate dal sole, poi scendo ed entro nella nebbia della Pianura Padana e arrivo a Venezia.  

… ma come? Mi aspettano e piangono ancora?



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