parte nr 3 - Laos - Renato Capparotto - Mi piace andare in giro

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parte nr 3 - Laos

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... arrivo dalla Thailandia

021 giorno - giovedì 08 febbraio
... segue dalla Thailandia. Arriviamo dal Friendly Bridge di Nong Khai dalla Thailandia. L'autobus ci lascia proprio al posto di frontiera.  Con un mini bus superiamo il fiume Mekong e, senza fretta, ci rilasciano il visto e siamo nel paese. Prima sosta, circa dieci chilometri, alla periferia del centro della capitale Vientiane, per visitare il Buddha Park = Wat Xieng Khwang è una specie di Disneyland del buddismo. E' uno strano miscuglio di statue, rilievi e rappresentazioni delle dvinità buddiste e induiste. Voluto da Luang Pu nel 1975. Un ampio giro per i parco.

Quando usciamo c'è il touc touc ad aspettarci ( ... ovvio non lo avevamo pagato!), altri cinque o sei chilometri siamo nella capitala del laos. Ha oltre 700.000 abitanti e si trova sulla riva sinistra del fiume Mekong. Il nome deriva da una storpiatura in francese di Viang Chan = città della luna, che è diventato Vientiane. Il triciclo ci lascia nei pressi del Wat Si Saket, tempio e luogo religioso del centro, che è in parte coperto da impalcature per dei lavori di manutenzione in corso.  C'è una funzione religiosa all'aperto e molti fedeli portano dei cestini con della frutta o dei fiori ad alcuni sacerdoti. Siamo immersi in una foschia creata da una vera e propria nuvola di fumo delle moltissime candeline accese d'incenso.


Un nuovo touc-touc e andiamo alla Wat Pha Keo, monastero reale chiuso da mura. E' tardi e lo troviamo chiuso. Il tempio è una copia più modesta di quello di Bangkok. All'interno della cinta muraria c'è una stupa dorata che possiamo vedere spiando da alcune finestrelle della recinzione.  Sono le 2 pm, abbiamo ancora un po' di tempo, prima della sera e andiamo alla stazione degli atuobus per informarci sulle partenze per Luang Prabang, ex capitale storica del Laos. C'è una corriera  in partenza, ne approfittiamo, il tempo di comprare il biglietto e qualcosa da mangiare durante il tragitto e partiamo.
Credo sia una partenza supplementare, il veicolo è riempito a metà e possiamo usufruire entrambi di due posti per ciascuno dove possiamo stendere le gambe, perché lo spazio tra un sedile e l'altro è stretto e adatto alla gente minuta locale. Qualche chilometri e usciamo  in una lussureggiante campagna verde. Risaie a perdita d'occhio con pinnacoli rocciosi ricoperti di vegetazione, che spuntano ogni tanto simili a delle colonne. Cala la sera e il buio. Una gomma bucata ci permette una sosta provvidenziale per sgranchirci le gambe anchilosate. Aiuto il meccanico al seguito del mezzo, con la mia pila per agevolargli il lavoro. Il pullman, credo sia un ricordo dei colonizzatori francesi, è piuttosto vetusto e sgangherato, sobbalza e scricchiola. Il percorso  costeggia e risale un affluente del fiume Mekong, il Nam Nqum, è ricco di buche e il vicolo è costretto a brusche frenate. Ci sono alcuni tratti in salita e poi discese mozzafiato da brivido, dove l'autista si lancia a tutta velocità, aiutato  dall'esperienza e dalla conoscenza della strada più che dalle deboli luci dei fari appannati. Superata la mezzanotte, dopo 11 ore, siamo  a Luang Prabang , stanchi e …tremolanti entriamo nella Guest House nei pressi della stazione e prendiamo una stanza per la notte.


022 giorno - venerdì 09 febbraio
La notte è fresca e ancora infreddoliti ci alziamo e lasciamo l'albergo. Ieri notte, quando siamo arrivati, non lo avevamo capito, siamo in centro città. Luang Prabang è una città con circa 60 mila abitanti, in pratica di modeste dimensioni e facile da girare. E' anche questa città sulle rive del Mekong  = Mènam Kohng e caratterizzata da uno sperone roccioso, proprio in centro e sopra hanno costruito il tempio di Wat Chom Si. Andiamo in un'agenzia turistica per avere informazioni sulla strada per proseguire verso nord e le reali condizioni per percorrerla. Le notizie sono poco rassicuranti e sembra ci sia un'intero tratto sotto il controllo di ribelli e ci sconsigliano di proseguire. Le stesse forze governative bloccano il transito agli stranieri. L'ex capitale è una bella cittadina affollata da turisti, molti giovani con sacco a pelo, c'è una vaga atmosfera hippies. Contrattiamo il servizio di un touc touc per l'intera giornata. Partiamo, circa 30 km, una starda sterrata e polverosa e arriviamo in un villaggio di capanne lungo il fiume. Nuova breve contrattazione e troviamo una piroga per attraversare il fiume. Qusta è una località turstica e i barcaioli sono smaliziati e il costo è sostenuto, quasi come in Europa.

Siamo nelle grotte di Pak Ou, luogo sacro buddhista. E' una parete rocciosa nei pressi della confluenza del fiume Ou con due grotte: Tham Ting, inferiore e Theung Tham la superiore. Un ripido sentiero e siamo all'interno della grotta inferiore trasformato in un luogo sacro e riempito di statue di varie dimensioni, in pratica degli ex voto dei fedeli in ringraziamento  di benefici ottenuti o per ingraziarsi la benevolenza di Buddha.
Siamo i primi turisti della giornata e possiamo vedere la grotta che ha un diametro di poche decine di metri con calma da soli. Un giro tranquillo, anche sulla grotta superiore, mentre il fiume comincia a riempirsi di canoe di una folta comitva di giapponesi in visita. Lasciamo le grotte, quando sbarcano e torniamo indietro. Siamo di nuovo nel villaggio di capanne, che è ben mimetizzato dal fiume, quasi non si vede perchè costruito con le stesse canne di bambù della riva.

Troviamo il nostro triciclo e torniamo verso la città. Superiamo il centro e in una strada peggiore, ma più trafficata, arriviamo alle cascate di Kwang Xi. Quasi un'ora tra nuvole di polvere.
Le cascate sono molto belle, un velo d'acqua cade su alcune rocce e si apre come un ventaglio . E' un luogo ricreativo anche per i laotiani. Ci sono alcune passerelle di legno ai piedi della cascata, che permette la veduta da varie angolazioni. Un sentiero e andiamo sopra il primo salto della cascata e poi, scesi andiamo all'uscita del sito.
... il mio amico intavola una trattativa per l'acquisto di un cappello in paglia tipico. E' bello e rialzato permette l'afflusso d'aria sopra la testa. Il venditore ci assicura che si tratta di un cappello antico originale ... in parte è vero ed è puro artigianato locale perchè la punta della sommità è chiusa con la latta di una scatoletta di tonno recente ...spero sia almeno stata  lavata prima.
Alle ore 3 pm torniamo in centro città. Saliamo sulla cima dello sperone montuoso dove si trova il tempio di Wat Chom Si, che spazia un bel panorama sulla vallata formata dal fiume e l'intero agglomerato urbano. Sono tutte piccole case a un piano, che sono nascoste dalle chiome degli alberi presenti in tutti i viali.  Vicino c'è il  Museo Nazionale, l'ex palazzo reale = haw kham, ricco di reperti archeologici dell'era dinastica e buddista del Laos.

Nuova passeggiata e scendiamo per visitare il museo. E' l'antico palazzo reale, che contiene la sala del trono ricca di fregi e decori. Vorrei scattare delle foto ma non sempre ci rischio ... i custodi mi vedono e mi cacciano.
Non è ancora sera ed abbiamo già visitato la città e dintorni.
L'idea di tornare a Vientiane con il pullman e altre 11 ore ci spaventano e andiamo all'aeroporto per informarci sui voli e i costi. Troviamo un volo, forse l'unico del giorno, in partenza. Il costo è accessibile e andiamo alla biglietteria ma il velivolo è al completo, c'è solo un posto a disposizione. Scherziamo con gli addetti delle biglietteria, mentre i passeggeri s'imbarcano, quando arriva il comandante del volo. E' gentile e ci aiuta. Comperati i biglietti saliamo a bordo, io mi siedo sul posto libero e il mio amico sul sedlie riservato alla hostess, una gran bella ragazza, che ... si accomoda nella cabina di pilotaggio. Mi chiedo? avrà voluto farci un piacere o noi ... o lo ha fatto a lui?
Un'ora e siamo nella capitale ormai immersa nel buio. Siamo stati veloci e abbiamo recuperato due giorni di ritardo, che avevamo nel nostro programma e festeggiamo.
Un buon albergo, che ha lo stesso arredo del precedente di Luang Prabang e presumo sia gestito dallo stato. Ceniamo in uno dei migliorei ristoranti della capitale il kua Lao Ri.   
... ci ricasco! Ceniamo con una zuppa di canna di bambù, l’avevo già mangiata in precedenza in Giappone, e mi ricordavo fosse legnosa e insapore ma persevero, ... è ancora legnosa e insapore. Rimedio con un’insalata di frutta, almeno questa, buona. Un gruppo musicale allieta la serata con uno spettacolo di danze e musica laotiana.
Una passeggiata sul lungofiume, mentre l'aria diventa fresca e torniamo in albergo.

023 giorno - sabato 10 febbraio
Il nostro programma precede di raggiungere il Vietnam, da dove abbiamo un volo per tornare a Bangkok e in Italia. Non è possibile andare a nord e l'unico valico possibile sembra sia quello verso Savannaketh. Siamo puntuali alla stazione degli autobus e alle ore 8.30 am partiamo. E' una corriera migliore e anche questa con posti vuoti. Possiamo stenderci su due sedili ciascuno e dormire qualche momento. La strada è migliore  e alle 16.15  arriviamo  a Savannaketh, quasi una cittadina, che con 70.000 abitanti è la seconda città del Laos, con un pontile da dove partono dei traghetti, che  permettono di attraversare il fiume e arrivare in Thailandia. Il centro con alcune testimonianze della dominazione coloniale in perfetto stile francese, anche se un po' scalcinate. Troviamo un alloggio presso l'hotel Mekong, Tha Ha Road, Kanthaburi a Savannaketh. Ceniamo nel ristorante Four Season. Cena con potage e zuppa di pollo con funghi, bistecche tenere e le immancabili baguette. Il fiume ci separa dalla Thailandia e i nostri telefonini si connettono alle loro linee.



024 giorno - domenica 11 febbraio
Sveglia alle 5 del mattino. Un giovane, che avevamo conosciuto ieri, ci aspetta con il suo touc touc e ci porta alla stazione degli autobus a circa due chilometri dal centro cittadino. E' fresco e dobbiamo indossare un maglioncino. La corriera è disarmante, in pratica è un vecchio camion adattato con delle panche fissate al pavimento con delle viti, molte allentate e tremolanti, vicine tra loro con spazi angusti per le gambe. Io sono corpulento, per non dire grasso. Ho la vicina di posto altrettanto corpulenta ...ma non erano tutti piccoli e minuti da queste parti?
Partiamo puntuali su una strada discreta, che dopo qualche chilometro diventa pista e poi ... peggiora. Ci sono delle macchie d'asfalto, che ricordano la presenza dei francesi che avevano asfaltato la strada. Buche enormi costringono il camion a manovre inconsuete per entrare e uscire da queste voragini. L'autobus fa delle soste per sgranchirci le gambe, circa ogni due ore. Mangiamo delle focaccine infarinate  simili a frittelle ...strano sanno di farina, solo di farina. Ci sono anche spiedini di scarafaggi caramellati. La mia vicina di posto ne compra uno, credo siano buoni, o almeno ne è ghiotta. L'igiene non è proprio il suo forte, l'acqua credo non l'abbia più vista dall'ultima pioggia. Ha le dita nere e i polpastrelli unti e succhia golosa questi scarafaggi e con cura toglie le alette ...quelle forse ingrassano? ...e le sputa per terra.
Il mio amico se la ride alla grande, la signora è molto educata e sceglie di sputarle in direzione dei miei piedi. Io avrei voluto assaggiare questi scarafaggi, l'aspetto è meno terrificantema ma ci rinuncio.
Mi sorge un dubbio? Io, avrei inghiottito anche le alette ... mi avrebbero fatto male?
Verso sera arriviamo sulle rive del fiume Pon Song Xe, che in Vietnam cambia nome con Song Sepon. C'è il capolinea dell'autobus. Due motorbike e superiamo il rigagnolo non più largo di un metro e arriviamo alla stazione di frontiera di  Huong Hoa presso Lao Bao. E' sera, formalità di frontiera veloci e siamo in Vietnam.

... il viaggio prosegue in Malaysia

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